![]() |
|
|
![]() |
|
Beltane, 31 anni spritzina di arcella city CHE FACCIO? l’elementari Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) Il gelato di Bepi nelle sere d'estate. BLOG che SEGUO: una maestra d’arte: sharaz-de un astronomo: rigel una moracciona: xstarlight cuoco preferito: tientela! il nemico: Belele ancora arte: maestron BOOKMARKS test (da Tempo Libero / Umorismo e Satira ) concentus musicus patavinus (da Musica / Cantanti e Musicisti ) UTENTI ONLINE: |
Friday, October 14, 2005 - ore 14:52 “Che a tasa, che a piasa e che la staga in casa” (che stia zitta, che piaccia e che stia a casa). L’antico motto veneto di matrice contadina ritorna in auge nel cuore pulsante del nostro paese. La Camera, impegnata in questi giorni a votare le modifiche alla legge elettorale, dice no ai provvedimenti volti volti ad equilibrare la rappresentanza dei due sessi in parlamento, nel clima di imbarazzo generato da autorevoli studi che collocano la nostra Italia nella lista nera mondiale dei paesi "maschilisti". Giovedi 13 ottobre, il nostro ministro per le pari opportunità, l’onorevole Stefania Prestigiacomo, è in lacrime per la bocciatura a scrutinio segreto (452 no e 140 sì) dell’emendamento alla legge elettorale, presentato da una commissione governativa, che voleva introdurre quote minime di presenza femminile nelle liste elettorali . Le clausole a favore delle donne erano due: un’alternanza di una donna ogni 4 candidati la presenza di almeno il 30% di donne Le sanzioni previste per i partiti "maschilisti" sarebbero state di natura pecuniaria. Ancor più severa la proposta che nei giorni percedenti era stata avanzata dall’opposizione e successivamente vittima dello stesso infausto destino. L’emendamento proposto dall’Unione prevedeva l’alternanza uomo donna e la proporzione due uomini una donna, pena l’innammissibilità della lista. Magra consolazione il fatto che una volta tanto, maggioranza ed opposizione, si siano trovate in completa sintonia. Il voto segreto introdotto grazie alla mozione di un foltito gruppetto di parlamentari, che tra l’altro ha dato modo ai deputati di maggioranza di votare in massa contro l’emendamento da loro stessi presentato, ha rivelato la vera natura dell’imbarazzo generato dalla materia in esame: molto diffuso, ed indipendente dalla matrice politica di appartenenza. Introdurre per legge una percentuale minima di donne nelle liste elettorali può sembrare una misura correttiva forzata e poco realistica. Molte, le voci che affermano che chi è bravo a far politica deve emergere indipendentemente da quote di favore; molti quelli che, paventano un riempimento delle liste con figlie, amiche, assistenti ed attricette, e non con una reale rappresentanza dell’intelligentia femminile della nostra società. In realtà è la nostra stessa costituzione che all’articolo 51 proclama: "Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini." Altri solleciti ci arrivano in funzione dell’appartenenza del nostro paese alla comunità internazionale, ed alla Unione Europea, dalla nostra adesione a determinati modelli di sviluppo socio-economico che ci obbligano a correggere questa distorsione presente tra i due sessi. Se da un lato è certo che nell’immediato presente le donne attive in politica siano meno degli uomini, è anche vero che la loro presenza effettiva negli organi vitali dello stato rimane comunque poco rappresentativa della società reale. Le donne, anche soltanto nel ruolo di minoranza, non sono rappresentate in maniera adeguata. Ma qual’è allora, la tanto biasimata situazione italiana? Gli studi del WEF (worl economic forum), prendendo in esame diversi parametri legati alla condizione femminile ( la partecipazione economica e la parità di remunerazione tra i due sessi; le opportunità di accesso a tutti i tipi di lavoro; la rappresentatività nelle strutture decisionali dei paesi; l’accesso all’educazione e l’assistenza alla salute e alla maternità) collocano l’Italia al 45esimo posto di una classifica di merito, redatta su un totale 58 campioni, alle spalle di paesi, tanto per fare un esempio, come Colombia, Uruguay, Bangladesh, Zimbabwe e Thailandia. La classifica mondiale è condotta dal Nord Europa, ma perdiamo parecchi punti anche confrontandoci con i nostri fratelli mediterranei, Spagna, Grecia e Portogallo. Soltanto l’ottimo punteggio conseguito in materia di assistenza sanitaria (11esima posione) ci impedisce di sprofondare ancora più indietro nella classifica, quasi a sottolineare la gravità della situazione negli altri campi (51 posto per la partecipazione economica, 48esimo in materia politica...). Lecito è chiedersi come mai la condizione femminile nel nostro paese è del tutto fuori scala non solo rispetto alla situazione europea, ma anche peggiore di quella di numerosi paesi del "terzo mondo". Qual’è quel male del tutto speciale che affligge il nostro paese? In realtà, se andiamo a ben vedere, il ricambio generazionale della nostra intelligentia non è ancora avvenuto nemmeno per i "maschietti", tanto che la nostra classe dirigente è notoriamente la più vecchia di Europa. E allora non è una mera questione di pregiudizi sessuali, è un male più profondo, fatto di privilegi e clientelismi che incancreniscono il bel paese in ogni ambito, perchè ogni misura correttiva lede gli interessi di qualcuno e quindi non "s’ha da fare". La questione è che quel 30 % di donne (o di giovani in generale?) nelle liste elettorali aprirà un enorme varco nella classe politica del paese, un ricambio, una ventata di aria fresca, che forse spaventa molti dei nostri parlamentari. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
|||