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Monday, October 17, 2005 - ore 10:04



(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’aereo non è come la nave che trasferisce le leggi morali della terraferma in una giurisdizione autonoma e ristretta, mettendole alla prova in modo estremo,l’aereo non conserva nulla della terra e della casa, in una nave si dorme,si ozia,si trama,c’è il tempo lungo della bonaccia,le attese afose nei porti,in aereo non c’è nulla delle consuetudini quotidiane, le sole regole che valgono sono regole dell’aria, regole operative. Si commettono errori, ma quasi sempre di ordine tecnico, difficilmente di ordine morale. Perchè l’animo umano possa svelare la propria tenebra, per l’abiezione e le bassezze, ci vuole spazio, ci vuole tempo, e nell’aereo c’è troppo poco dell’uno e dell’altro, insomma,in aereo si è temporaneamente privati del proprio Male che tace allibito di fronte alla proceduralità del tutto. Nel volo anche se uno si sforza di tirar fuori il peggio di sè è implacabilmente condannato a una certa nobiltà di spirito.
[...]
E questa fu la via che imboccò Saint-Exupery.A lui ancor più dei fatti, che accadendo concatenano il destino,stavano a cuore le azioni,e l’azione ha sul fatto sempre una preponderanza d’intenzione. La sua azione non aveva nulla di vitalistico,anzi era spesso in partenza un’azione inutile, di cui scoprire o inventare la necessità :la missione su Arras che raccontò in Pilota di guerra era impresa vana nella Francia ormai agonizzante, ma gli era servita per narrare un sentimento profondo della disfatta, non solo disfatta dei francesi ma dei legami che tengono uniti gli uomini, disfarsi di ciò che unisce l’Uomo all’Uomo, cioè al meglio di sè, e permette il circuito dall’uno all’altro. In Volo di notte aveva descritto un vero campione dell’azione, e non era il pilota Fabien che rischia, si perde e muore; era Rivière, il caposcalo, l’uomo che non vola, che se ne sta dietro una scrivania, che non agisce direttamente ma decide le azioni degli altri, vivendole una per una più angosciosamente che se fosse lui a compierle. L’azione era svuotata di ogni superficialità d’avventura, il coraggio era davvero l’ultima delle virtù, la più povera e vanitosa. Al di là degli aeroplani, della posta e della guerra, i suoi libri sono una meditazione sulla possibilità di un Umanesimo in pieno 900, la contestazione del collettivismo come pura somma aritmetica delle individulaità, una ricerca metafisica dell’Essere nella solidarietà con tutti gli altri. L’azione serviva unicamente a stabilire un legame tra gli uomini, liberava amore, era come una dolcissima appercezione che mette in chiaro la natura dei fatti, e fonda il loro significato
[...]
Il fatto unisce la libertà alla responsabilità.Questo legame colpì André Gide, che presentò Vol de nuit al pubblico francese e scrisse: qui c’è una verità paradossale, la fortuna dell’uomo non è nella libertà, ma nell’accettazione di un dovere.

Daniele DelGiudice Staccando l’ombra da terra

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