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3) Svegliarsi con la convinzione che sia ora di alzarsi, guardare la sveglia ed accorgersi che invece mancano due ore...
4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti.
5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela





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Saturday, November 01, 2003 - ore 18:15


Comdef
(categoria: " Vita Quotidiana ")



È una tradizione di famiglia sulla quale non mi sono mai interrogato, o forse non mi sono mai voluto interrogare perché in realtà mi fa piacere che sia così. Sta di fatto che, infallibilmente, tutti i primi di novembre che puntuali cadono (ognuno dopo un trentuno di ottobre) la famiglia si riunisce a Strigno, paese natale della mamma, per assistere alla messa in cimitero. Quest'anno non ha fatto eccezione. Pioveva, cosa che in effetti non succede tanto spesso quanto sarebbe lecito aspettarsi dal clima standard del trentino (è vero che ricordo anche un paio di primi di novembre sotto la neve, ma credo che circa sedici volte sulle ultime venti ci sia stato il sole).

È stato quindi curioso vedere un ambiente un po' diverso dal solito. Sono sempre stato affascinato anche gli scorsi anni dal trionfo dei colori dei fiori, che sembrano ancora più luminosi in contrasto con il grigio delle lapidi e dei vestiti dei presenti. Quest'anno, in più, i colori erano su due strati, perché due metri più in alto c'erano tutti gli ombrelli, ognuno con il suo motivo e le sue sfumature, tutti incastrati uno contro l'altro a formare quasi un unico tetto sopra il cimitero. C'erano ombrelli anche sopra gli altoparlanti; vederli faceva un effetto a metà tra la piccola vedetta lombarda e una telecamera di sorveglianza di un carcere.

A proposito di altoparlanti, il volume era decisamente più basso del solito (o forse sembrava che lo fosse a causa del rumore notevole della pioggia, che non ha smesso di cadere per un solo istante): era quindi molto difficile ascoltare quello che il prete stava dicendo via cavo da dentro la cappella. Di conseguenza, ancora più di altre volte mi sono trovato a lasciare che i miei pensieri scorrazzassero in libertà cercando di stargli dietro.

Uno dei "lumini" sulla tomba della nonna era scoperto, per cui ho curato di mettermi in una posizione che mi permettesse di ripararlo con il mio ombrello, ma una goccia di traverso è comunque riuscita a spegnerlo. L'altro aveva il coperchio in metallo e quando una goccia di pioggia ci cadeva sopra, iniziava immediatamente a friggere, scomporsi, fumicchiare e poi evaporare lentamente. Il fuoco, anche se è soltanto la fiamma di una candela, riesce sempre a avere un aspetto e degli effetti ipnotici.

Mi sono scoperto un paio di volte a seguire (più a memoria che ascoltando) le solite tre letture: dall'Apocalisse, il salmo sui puri di cuore che vedranno dio, le beatitudini (e ogni volta non riesco a trattenermi dal pensare: beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno giustiziati). Forse questo è il particolare dal quale più di ogni altro mi accorgo del ritorno dell'uguale e del fatto che sono invecchiato di un altro anno.

Anche le facce sono sempre le stesse, anche se alcune sono visibilmente sempre più stanche ogni anno e ogni anno ce n'è qualcuna in meno, per lo meno limitandosi a contare quelle a tre dimensioni. È bello salutarli, scambiare qualche battuta un po' fuori dalle righe con qualcuno ("chi non muore si rivede, eh?"), approfittare dell'occasione per rinnovare la propria vicinanza a una famiglia di conoscenti il cui padre sta lottando con sempre meno armi contro un male più grande di lui.

C'era ovviamente anche lei. La tomba alla quale sta vicina (forse è quella di una sua nonna, ma non lo so per nulla; anzi, mi rendo conto con un po' di ironia che non mi ero nemmeno mai posto la domanda prima di ora e che tutto sommato la risposta non mi interessa) è di fianco a quella del mio nonno, per cui ogni anno siamo lì, tutti e due. Ogni anno ci scambiamo un sorriso e un cenno di saluto, non ci siamo mai nemmeno parlati, non sappiamo neanche come ci chiamiamo. Forse le piaccio, o forse mi piace, non lo so. Avremo occasione di saperlo mai? Non credo, e forse non sarebbe nemmeno interessante. Quello che importa è sapere che l'anno prossimo ci ritroveremo lì, a scambiarci un sorriso e un cenno di saluto e a rivederci per un'altra mezz'oretta, prima di riprendere le nostre vite senza sapere più niente l'uno dell'altro.

Colori nel grigio, vita nella morte, piccole cose alle quali teniamo più di quanto crediamo e grandi cose la cui importanza è spesso soltanto dichiarata... la vita sa essere spietatamente umoristica in molti casi. Perciò credo che questa sera andrò da qualche parte a farmi una birra: fatevi sentire se il programma vi piace.


Mariage d'amour, mariage d'argent,
J'ai vu se marier toutes sortes de gens :
Des gens de basse source et des grands de la terre,
Des prétendus coiffeurs, des soi-disant notaires...

Quand même je vivrai jusqu'à la fin des temps,
Je garderais toujours le souvenir content
Du jour de pauvre noce où mon père et ma mère
S'allèrent épouser devant Monsieur le Maire.

C'est dans un char à boeufs, s'il faut parler bien franc,
Tiré par les amis, poussé par les parents,
Que les vieux amoureux firent leurs épousailles
Après long temps d'amour, long temps de fiançailles.

Cortège nuptial hors de l'ordre courant,
La foule nous couvait d'un oeil protubérant :
Nous étions contemplés par le monde futile
Qui n'avait jamais vu de noces de ce style.

Voici le vent qui souffle emportant, crève-coeur !
Le chapeau de mon père et les enfants de choeur...
Voilà la plui' qui tombe en pesant bien ses gouttes,
Comme pour empêcher la noc', coûte que coûte.

Je n'oublierai jamais la mariée en pleurs
Berçant comme un' poupé' son gros bouquet de fleurs...
Moi, pour la consoler, moi, de toute ma morgue,
Sur mon harmonica jouant les grandes orgues.

Tous les garçons d'honneur, montrant le poing aux nues,
Criaient : "Par Jupiter, la noce continue !"
Par les homm's décrié', par les dieux contrariés,
La noce continue et Viv' la mariée !


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