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2) Riscoprire vecchie amicizie quando meno te l'aspetti...
3) Vedere qualcuno che ride, sapendo che ride PER TE e non DI TE.





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Sunday, November 02, 2003 - ore 19:52


Oggi
(categoria: " Pensieri ")


La morte ci imbarazza. Noi italiani non sappiamo accettarla come gli indiani o gli arabi; non sappiamo ricordarla come gli ebrei; non riusciamo a scherzarci sopra come gli inglesi; non abbiamo imparato a esorcizzarla come gli americani (pensate a Halloween, che negli Usa è una festa per bambini). Noi italiani temiamo la morte con un timore superstizioso: non ne vogliamo sentir parlare, e non sappiamo parlare a chi se l'è trovata di fianco. I nostri morti sono spesso figure lontane.
Ai bambini (con l'eccezione della Sicilia) si insegna a dimenticarli, quasi fossero fantasmi in grado di turbarne i sogni. Che una nazione cattolica si comporti in questo
modo sarebbe ironico, se non fosse desolante. Non è sempre stato così. Nelle nostre campagne, così come c'era posto per i vecchi, c'era spazio per i.
morti. C'erano fotografie e ricordi, e sublimazioni - alimentari, più dolci che macabre, come i biscotti
che i lombardi, ancora oggi, chiamano «ossa dei morti». Restava, e resta, il problema dei cimiteri.
Non occorre essere Ugo Foscolo per capire che la nostra fissazione monumentale è angosciosa, mentre
i cimiteri anglosassoni -verdi e lindi -sono sereni.
Ricordo lo stupore quando, a Londra, vedevo gente che portava tè e biscotti tra le croci, a Kew o Hampstead. Mi sembrava una mancanza di rispetto.
Poi ho capito: la mancanza era mia. Il loro era rispetto.
Può cambiare, questa nostra nazione-ragazza, che vuole divertirsi molto e pensare poco? Forse sì,ma ci vorrà tempo. Forse dovremmo rileggere quello che ha scritto Dacia Maraini: i morti non vogliono spaventarci, ma possono consolarci. Certamente dobbiamo ricordare che la nostra storia personale, come la nostra storia nazionale, è fatta da chi c'era,
da chi c'è e da chi ci sarà. Muoiono davvero solo coloro che dimentichiamo. Gli altri sono qui, e sono in grado di darci silenziosamente una mano, anche
(ma non solo) in un'occasione come il 2 novembre.
Che magari non è un giorno di festa. Ma certamente non è un giorno di lutto.


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