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![]() ZorroBobo, 30 anni spritzino di San Francisco CHE FACCIO? Aiuto...Produco... Sono single [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO l’elenco del telefono HO VISTO tante cose STO ASCOLTANDO parecchio ABBIGLIAMENTO del GIORNO mutande ORA VORREI TANTO... tanto... STO STUDIANDO... tutto OGGI IL MIO UMORE E'... si ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) e se fuggissi via lontano? 2) Dimenticare 3) essere convinti d dare tanto a una persona e poi scoprire che in realtà nn gli hai lasciato nulla.... MERAVIGLIE 1) che l'inter vince lo scudeto 2) Riscoprire vecchie amicizie quando meno te l'aspetti... 3) Vedere qualcuno che ride, sapendo che ride PER TE e non DI TE. |
Sunday, November 02, 2003 - ore 19:52 Oggi La morte ci imbarazza. Noi italiani non sappiamo accettarla come gli indiani o gli arabi; non sappiamo ricordarla come gli ebrei; non riusciamo a scherzarci sopra come gli inglesi; non abbiamo imparato a esorcizzarla come gli americani (pensate a Halloween, che negli Usa è una festa per bambini). Noi italiani temiamo la morte con un timore superstizioso: non ne vogliamo sentir parlare, e non sappiamo parlare a chi se l'è trovata di fianco. I nostri morti sono spesso figure lontane. Ai bambini (con l'eccezione della Sicilia) si insegna a dimenticarli, quasi fossero fantasmi in grado di turbarne i sogni. Che una nazione cattolica si comporti in questo modo sarebbe ironico, se non fosse desolante. Non è sempre stato così. Nelle nostre campagne, così come c'era posto per i vecchi, c'era spazio per i. morti. C'erano fotografie e ricordi, e sublimazioni - alimentari, più dolci che macabre, come i biscotti che i lombardi, ancora oggi, chiamano «ossa dei morti». Restava, e resta, il problema dei cimiteri. Non occorre essere Ugo Foscolo per capire che la nostra fissazione monumentale è angosciosa, mentre i cimiteri anglosassoni -verdi e lindi -sono sereni. Ricordo lo stupore quando, a Londra, vedevo gente che portava tè e biscotti tra le croci, a Kew o Hampstead. Mi sembrava una mancanza di rispetto. Poi ho capito: la mancanza era mia. Il loro era rispetto. Può cambiare, questa nostra nazione-ragazza, che vuole divertirsi molto e pensare poco? Forse sì,ma ci vorrà tempo. Forse dovremmo rileggere quello che ha scritto Dacia Maraini: i morti non vogliono spaventarci, ma possono consolarci. Certamente dobbiamo ricordare che la nostra storia personale, come la nostra storia nazionale, è fatta da chi c'era, da chi c'è e da chi ci sarà. Muoiono davvero solo coloro che dimentichiamo. Gli altri sono qui, e sono in grado di darci silenziosamente una mano, anche (ma non solo) in un'occasione come il 2 novembre. Che magari non è un giorno di festa. Ma certamente non è un giorno di lutto. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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