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Monday, October 24, 2005 - ore 10:45 philip dick Vorrei ora soffermarmi su un altro aspetto che mi pare essenziale per definire ciò che è autenticamente umano. [...] Quello che gli capita,che deve affrontare, ciò da cui è minacciato e che deve gestire, certe condizioni di agonia danno origine,lì per lì, a un essere umano, dove prima, come dice la Bibbia, esisteva solo fango. Una situazione simile è descritta da molte delle Pietà medievali: il Cristo morto tra le braccia della madre. Due volti, insomma: quelli di un uomo e di una donna. Stranamente, in molte Pietà il volto del Cristo sembra molto più vecchio di quello della madre. E’ l’immagine di un uomo vecchissimo sorretto ad una giovane donna: lei gli è sopravvissuta benché venuta al mondo prima di lui. Lui ha attraversato tutte le età della vita, mentre lei appare come probabilmente è apparsa sempre, non senza tempo, nel senso classico, bensì capace di trascendere gli eventi. Lui, agli eventi,non è riuscito a sopravvivere: questo mostra il suo volto. Lei sì. In un certo senso li hanno vissuti insieme, ma ne sono usciti in modo diverso. Per lui è stato troppo: ne è rimasto distrutto. Forse la lezione da trarre, a questo proposito, è che le donne hanno una capacità di soffrire molto maggiore degli uomini; cioè: non che soffrano più degli uomini; semplicemente resistono a cose davanti a cui gli uomini cedono. La sopravvivenza della specie si basa precisamente su questa abilità delle donne. Cristo può anche morire in croce: la specie sopravvivrà; ma se muore Maria è tutto finito.[…] “La tendenza a perseverare nel proprio essere”, dice Spinoza, “è l’essenza di ogni cosa”. Le divinità ctonie, la Grande Madre Terra, erano la fonte originaria di consolazione religiosa – prima dell’avvento nella storia delle divinità maschili eliocentriche – nonché l’origine dell’uomo: l’uomo è nato dalla madre terra e alla madre terra ritorna. In tutto il mondo antico si credeva che, siccome ogni uomo veniva alla vita attraverso una donna, ala fine vi avrebbe fatto ritorno e vi avrebbe trovato la pace. Alla fine dei suoi giorni, il vecchio di uno dei Racconti di Canterbury di Chaucer “se ne va in giro mattina e sera e batte a terra il suo bastone, dicendo: “Madre, madre, fammi entrare…”. Come l’uomo di mezza età che, alla fine degli Spettri di Ibsen, mentre sta morendo di paresi regredisce all’infanzia e dice alla madre: ”Madre, dammi il sole”. Come ha sottolineato così chiaramente Spinoza, ogni cosa finita, ogni singolo uomo, alla fine muore…e la sua unica, vera consolazione – morendo, come muoiono del resto tutte le società – è questo ritorno alla madre, alla donna, alla terra. Ma se la donna è la consolazione per l’uomo, cosa sarà di consolazione alla donna? COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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