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Tuesday, October 25, 2005 - ore 00:53
per chi avesse dei dubbi
(categoria: " Vita Quotidiana ")

ovviamente sono GAY rispondo a due domande, il resto verrà.
1. il mio rapporto con le donne è neutro.
2. credo che dedicare tempo al rimorchio di un eterosessuale sia come cercare di far accoppiare cane e gatto.
tanta fatica per un sesso pessimo e un rapporto da incubo.
comunque, tanto per rallegrare un pò il clima di questo blog in alto trovate la foto dellunica donna per la quale ho perso decisamente la testa.
qui è in constantine, film che vale la pellicola con cui è girato per due soli motivi.
1. è divertente come gioca con relativismo sconcertante sul bene e male
2. cè lei che ha creato un personaggio da favola
non vedo lora di vederla nelle cronache di narnia.
qui è in versione premiazione:
MI DEVO RICREDERE...
forse la settimana scorsa non è stata proprio tremenda.
domenica sera ho avuto il piacere di rivedere dopo ben 4 anni un mio ex e con gioia ho notato che sta di cacca, è ingrassato (vabbè sorvoliamo) e sembra in un periodo della sua vita che potrebbe ucciderlo.
mi chiedo da dove venga questo piccolo malingno piacere. dal fatto che sono umano e gli umani non sono delle belle bestie?
no, credo venga dal fatto che le sue disgrazie sono una conferma, una gratificazione per la mia persona.
una cosa meschina, ma meglio che niente. in fin dei conti le gratificazioni se non arrivano le te devi cercare e uno in mancanza daltro razzola dove può.
mi sento buono, vi regalo una poesia che mi piace:
Monologo per Cassandra
di W. Szymborska
Sono io, Cassandra.
E questa è la mia città sotto le ceneri.
E questi i miei nastri e la verga di profeta.
E questa è la mia testa piena di dubbi.
E vero, sto trionfando.
I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.
Solamente i profeti inascoltati
godono di simili viste.
Solo quelli partiti con il piede sbagliato,
e tutto poté compiersi tanto in fretta
come se non fossero mai esistiti.
Ora lo rammento con chiarezza:
la gente vedendomi si interrompeva a metà.
Le risate morivano.
Le mani si scioglievano.
I bambini correvano dalle madri.
Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.
E quella canzocina sulla foglia verde -
nessuno la finiva in mia presenza.
Li amavo.
Ma amavo dallalto.
Da sopra la vita.
Dal futuro. Dove è sempre vuoto
e da dove nulla è più facile del vedere la morte.
Mi dispiace che la mia voce fosse dura.
Guardatevi dallalto delle stelle - gridavo -
guardatevi dallalto delle stelle.
Sentivano e abbassavano gli occhi.
Vivevano nella vita.
Permeati da un grande vento.
Con sorti già decise.
Fin dalla nascita in corpi da commiato.
Ma cera in loro un umida speranza,
una fiammella nutrita del proprio luccichio.
Loro sapevano cosè davvero un istante,
oh, almeno uno, uno qualunque
prima di -
E andata come dicevo io.
Però non ne viene nulla.
E questa è la mia veste bruciacchiata.
E questo è il mio ciarpame di profeta.
E questo è il mio viso stravolto.
Un viso che non sapeva di poter essere bello.
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