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Friday, October 28, 2005 - ore 15:43
(categoria: " Vita Quotidiana ")
STUDIO 54
La regina delle discoteche
254 W 54th street
Parte I
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Era l’Ottava meraviglia del Mondo. Una mecca di folli e di magia. La Camelot del popolo scintillante e dei paparazzi. Al numero 254 Ovest della Cinquantaquattresima Strada a Manhattan, tra la Settima e l’Ottava Avenue era situato il locale di cui per tre anni si è più parlato e scritto al mondo. Quello che ha fatto più scandalo. Perché tutti volevano andare allo Studio 54. La gente lo scopriva dai giornali che mostravano le foto dell’interminabile corteo di celebrità che sfilavano attraverso quel vestibolo ricoperto di tappeti, delimitato da alberi di fico alti sei metri. Sentiva parlare dai baccanali orgiastici che un pubblico in preda alle droghe inscenava nelle zone riservate del locale, e dei favolosi megaparty a tema. La ciliegina sulla torta? Tutto ciò succedeva al pulsante ipnotico, elettrizzante e carezzevole della più potente e orgogliosa disco music. Se La febbre del Sabato Sera è stato il film epitome dell’intera epoca disco, lo Studio 54 è stato lo stesso a livello di club. In realtà, nonostante la bravura del deejay fisso Richie Kaczor, per i ballerini più accaniti c’erano posti migliori dove andare a passare la notte, illuminati da impianti luci impressionanti, come quelli del 12 West, dell’Infinity o dell’Ice Palace, per esempio. Ma lo Studio 54 era la Bengodi per la crème de la crème, per gli hipster più estremi, per i cacciatori di star, per i voyeur, per i mondani a tutti i costi. Non era mai successo prima - e non sarebbe più successo - che superstar e gente comune si mescolassero in un simile armonioso accordo sull’altare della disco music. Perché una volta superate le famigerate transenne di velluto e traversate le imponenti porte d’ingresso, il tempo si fermava. Eri giovane per sempre e, nonostante il famoso adagio, domani non era un altro giorno, ma era sempre il perpetuo, favoloso presente.
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