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Friday, October 28, 2005 - ore 15:48


Parte VIII
(categoria: " Vita Quotidiana ")


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Lo Studio 54 diventò famoso anche per i suoi party a tema. Non c’era limite a quanto erano disposti a spendere Rubell e Schrager per trasformare il loro club in un ambiente totalmente diverso. Ci fu una notte in chiave Folies Bergère, completa di motociclisti acrobati e trapezisti seminudi. Ci fu una serata in cui quelli che riuscivano a entrare venivano accolti da venti violinisti che suonavano una serenata a chiunque sbucasse dal corridoio. Una volta, in occasione della festa di compleanno di Tina Chow, moglie del ristoratore Michael Chow, lo spazio fu trasformato in una strada di Shangai. Per non parlare delle serate di gala in cui si esibivano Grace Jones, il travestito Angel Jack o il balletto gay. O la festa per la première di Grease. Nessuno sapeva che cosa avrebbe ancora escogitato Rubell e fin dove si sarebbe spinto per continuare a stupire i suoi ospiti. Un carnevale di Rio, un luau hawaiiano, un safari africano? Tutto ciò che faceva parte del fascino cool del posto, che trasformava lo Studio 54 in una sorta di "fantasyland" felliniana dove rifugiarsi lasciandosi alle s***non dire parolacce***, dietro le porte girevoli del locale, lo sconcertante paesaggio anni Settanta. Tutti sapevano che non poteva durare. Era troppo meraviglioso, troppo esagerato e troppo illegale. Le prime avvisaglie dell’incombente disastro si ebbero con la rivelazione che lo Studio 54 non aveva una licenza permanente per gli alcolici. Ogni santo giorno Rubell doveva richiedere una licenza provvisoria di ventiquattr’ore, procedura che costituiva già di per sé una flagrante violazione della legge.


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