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Gli occhi di chi incontro.

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Cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire... (beh, speremo de no) (?)


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Il migliore che mi venga di avere.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) Trovare troppo merito nella virtù e troppa colpa nelle errore.
2) Entrare in letto e trovarci Aldo Busi e Solange.
3) L'allenamento quotidiano per riuscire, quando arriva il momento giusto, a sorridere alla morte. Pur sapendo che non ci riusciremo.
4) Convincere ogni giorno te stesso che vali di più di quanto non pensi.

MERAVIGLIE


1) Svegliarsi una mattina di uno splendore che fa male. Andare alla finestra. Guardare la bellezza del Mondo. Andare a letto. Guardare la bellezza di chi ami. E scoprire che non c'è differenza.
2) Il vento in faccia in uno spazio apertissimo
3) spalancara le finestre della camera in una soleggiata mattina d'inverno e restare a godersi il calduccio sotto il piumone
4) La dolce illusione di non avere rimpianti.
5) Arrivare all'altare con il sorriso sulle labbra...
6) Straparlare abbracciati in colloqui notturni ubriachi di vino e stanchezza


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Sunday, October 30, 2005 - ore 23:01


1.

(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io odio il Natale. Quello e tutto il suo andirivieni frenetico - giullaresco del cazzo. Ma soprattutto odio questa epoca, questa maledetta modernità o postmodernità che sia. Perché? Come sarebbe a dire “perché”? Siete scemi? Basta che guardiate come mi mandano in giro… se me ne andassi per le strade di Manhattan con le braghe calate sui boxer hawaiani e un grande sombrero in testa farei molto meno ridere. Ma dico: si può? Una volta non era così! Non era così per niente. Ai bei tempi si poteva fare il proprio lavoro in santa pace, magari relegati in un bel palazzo imperiale a soffocarsi di cibo e vino come dei maiali. Ma anche dopo, quando me ne potevo stare tranquillo sulle mie in qualche villaggio bigotto della crucconia e, nei weekend, andare a caccia di qualche cervo della foresta nera per poi, ubriaco fradicio, appartarsi con qualche freulaind bionda e in carne. Tutto alla luce del sole; tutto senza che nessuno osasse chiederti niente. Bastava fare qualche trucchetto che subito tutti si pisciavano sotto. Nessuno che ti sfrantasse le palle con stupidi moralismi del cavolo.

E invece adesso? Adesso niente. Ghiaccio e freddo ovunque… Maledetta caccia alle streghe! E’ cominciato tutto lì. All’improvviso non potevi più semplicemente farti gli affari tuoi, e quando cercavi di impressionare qualcuno con qualche scemenza ecco che quello prima scappava e poi tornava con altri mille per metterti a brace lenta insieme al maiale della domenica. Polo Nord… Tse! Proprio un bel buco in cui andare a finire. Qui nel tempo libero non si può far altro che strafarsi di videogiochi e cocaina. E poi ti ritrovi nello schifoso tunnel di una salute cagionevole in un corpo immortale. Sarà mica vita questa? E pensare che poi c’è qualche imbecille che mi invidia. Beh, che si accomodi. Preferisco mille volte campare ottanta schifosi anni umani di tranquilla ignoranza piuttosto che passare l’eternità a mettere a posto dei conti che è impossibile far quadrare.

Odio il Natale. Lo odio anche se la mia impresa fa profitti da record quel giorno. Anzi, praticamente il nostro mercato si concentra solo tra la vigilia e il giorno stesso di Natale ma, Cristo, quello che fatturiamo in quelle ventiquattro ore potrebbe far impallidire qualsiasi multinazionale criminale o qualsiasi magnate del petrolio; e questo anche grazie ad una manodopera a costo zero. Perché i giocattoli mica li produco gratis. Me li paga tutti Dio; in contanti. Deve essere più o meno il suo modo per dire a sé stesso che, alla fine, il regalo agli umani lo fa lui. Faccia pure: a lui la gloria eterna, a me i soldi.

Già. Si potrebbe proprio pensare che il Natale sia il mio grande momento. In una notte mi vedo tutto il mondo, faccio felici un sacco di persone ottenendone l’affetto e alla fine torno a casa con un gran bel gruzzolo da liquidare per i restanti trecentocinquantacinque giorni dell’anno. Un gran bel lavoro, non c’è che dire. Peccato che, in realtà, non sia affatto il mio lavoro. Peccato che sia una specie di espiazione. Insieme il giorno del premio e del castigo; della busta paga ma anche della retrocessione di grado.

Vedete, io sono in realtà un cacciatore di entità. Cosa sono le entità? Quelli che voi chiamate angeli, o diavoli, o fantasmi, o elfi… tutto quel carnaio di esseri che si frappongono tra il grande capo, Dio, e la massa, gli umani. Beh, sono un’entità anch’io. Ma un’entità particolare. I piani alti mi hanno scelto per fare quello che si occupa del lavoro sporco, quello che tiene in riga e ripulisce tutta quella marmaglia chiassosa e burina che è saltata fuori il giorno della creazione. Che gran casino fu quello! Fu subito chiaro al boss che quella gentaglia non si sarebbe comportata bene fino al gran giorno dell’Apocalisse. Sapeva che gli avrebbero creato problemi. E, infatti, i problemi ci furono, e montarono fino a che venne la rivoluzione. Sapete… quella di Lucifero e gli angeli caduti bla bla bla. Beh… c’ero anch’io tra quelli. Ma sono stato fortunato. Non come quel cretino di Lucifero che si è fatto infinocchiare ed è finito nel ghiaccio eterno a sgranocchiare teste (anche se, detta così, non mi pare che ci sia poi questa gran differenza tra noi due). Il grande capo mi aveva notato, e mi assunse per rimettere in riga tutte quelle entità che sgarravano perché stufe e insofferenti della loro insulsa vita immortale.

E così mi ritrovo a fare lo sceriffo sfigato in una città di pazzi scatenati. Mio compito è fermare tutti quelle entità che, stufe dell’eternità, si travestono da umani e, nella speranza di non essere visti, lasciano il posto di lavoro per godersi il bello e il peggio di una vera vita: quella umana. Devo dire che il lavoro è duro ma non è poi così male. Mi occupo un po’ di tutto: dai serafini paraculati che si danno alla droga a quei poveri cani dei diavoli tentatori, costretti a fare il lavoro sporco e a raccattarsi tutto l’odio del mondo.

Me la cavo bene. Di solito non è difficile. Quei deficienti di disertori finiscono sempre per farsi beccare negli stessi posti: a Copocabana a sorseggiare un “sex on the beach” o dentro ad un festino a luci rosse di classe per capire di che maledetto sesso sono. Cosa faccio quando li becco? Semplice: li ammazzo. Uccido la loro parte umana così da spedirli direttamente al creatore… poi li fanno con lui, i conti.

“E in tutto questo che c’entra il Natale?” direte voi. C’entra, c’entra. C’entra perché, per ripagare quello sgarro fatto ai tempi della rivoluzione celeste, il grande capo mi ha costretto ad essere il galoppino dell’umanità. Devo sottostare alle loro volontà generiche: vivere tra di loro, sulla terra, seguire il corso della loro storia, vestirmi e comportarmi come loro mi immaginano. In più, una notte all’anno, devo farli tutti felici. O dar loro l’impressione di esserlo. Ovviamente, non posso farmi vedere da loro, e per assolvere i miei compiti dispongo di un vasto arsenale di trucchi: sacchi dallo spazio infinito, movimenti spazio temporali, capacità di leggere nella mente umana… capite la tragedia? Poteri incredibili costretti dentro ad un costume da cretino; dentro un corpo da ciccione alla guida di una slitta con sei stupide renne! Che umiliazione per una delle entità più potenti del creato! Fortuna che è solo per una notte, altrimenti mi farei un bel buco in testa e andrei direttamente a dirgliene quattro a quel gradasso lassù.

Perciò odio il Natale. E dunque capirete bene perché, durante quella vigilia in questione, non fossi affatto di buon umore. Me ne stavo davanti al falò, steso su una poltrona con un bicchiere di porto, un sigaro e un mal di testa micidiale. Avevo provato a soffocarlo con una bella pista - un consiglio: non provateci, non funziona -, ma invano. L’affare Stenson di due giorni prima mi aveva distrutto. Quel bastardo di un santo medievale non era andato al mare o in un peep show. Mi aveva fatto sudare sette camice prima di beccarlo a guidare una macchina rubata sulla costa statunitense del Pacifico, mentre si fumava uno spinello e guardava il mare al tramonto fuori dal finestrino. Quando sono arrivato l’ho buttato in mare tamponandolo con la mia slitta, senza tanti complimenti. E’ stato meno divertente di quando uso una bella magnum o una katana vecchio stile, ma è stato comunque un lavoro ben fatto. Pensavo di potermi riposare dopo quella spossante caccia all’uomo ma, a poche ore dalla partenza della grande pagliacciata, ero ancora uno straccio.

Mi stringevo la parte alta del naso con i polpastrelli, chiudendo forte gli occhi per cercare di isolare quel maledetto mal di testa, quando il mio responsabile vendite entrò.

- Mi scusi signore… - disse l’ignobile nanetto tremante alla soglia del mio salone.
- Che c’è? - Chiesi io spazientito.
- Volevo informarla che la merce è pronta.
- Caricate tutto e sfamate quelle stupide renne. Si piglieranno un bel po’ di frustate stasera.
- Bene signore. -
Detto ciò, rimase sulla porta in silenzio, titubante.
- Che diavolo c’è ancora? – dissi io in tono minaccioso.

Se la faceva proprio sotto. La mia manovalanza era composta di peccatori che erano stati spediti ad espiare da me le loro colpe e che, sempre per la stupida legge dell’osservanza delle follie umane, avevano preso la forma di piccoli elfi. Erano la pezza da piedi dell’aldilà, e sapevano che potevo spazzarli tutti via in un nanosecondo. Avevano tutti una paura fottuta di me, e la cosa mi divertiva sempre molto.

- E’ arrivato un fax. – disse.
- Un fax? Ma, diavolo, non potete pensarci voi a queste scemenze ogni tanto? Non pensi che sia un momento un po’ delicato per sottopormi i tuoi stupidi fax?
- Veramente, signore, arriva dalle alte sfere. Priorità assoluta.

Sbuffai, andai verso di lui e gli strappai il foglio di mano. Lo guardai storto per un momento e lui, terrorizzato, scappò subito.

PICCOLO LAVORO EXTRA PER STASERA
CODICE BETA - GRADO 3 - A CRACOVIA
LASZLO DROCEK E FIGLIA
c.a. 456-45-32
BUON LAVORO E GRAZIE

LO SPIRITO SANTO.


Appallottolai il foglio con rabbia e lo scagliai via. Poggiandomi con la mano al bracciale della mia poltrona sussurrai, a capo chino: “Magnifico. C’è qualcos’altro che deve andare storto stasera?”.

I segnali perché quel maledetto Natale si rivelasse spaventosamente tragico c’erano già tutti.


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Leonida, 23 anni
spritzino di Caldogno (Vi)
CHE FACCIO? Studente, aspirante giornalista, cantante
Sono sistemato

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