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Tuesday, November 01, 2005 - ore 22:23
Favola
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dedicata a colei che ne ha sentite tante, ma non è riuscita a raccontarne. O a viverle.C’era una volta un ragazzo che camminava per strada, passeggiando in tranquilla solitudine, in un bosco. Mentre proseguiva nel suo cammino, trovò una ragazza seduta sul ciglio della strada. I due si salutarono, e cominciarono parlare. Presto il lui si rese conto che la ragazza aveva un peso dentro; lei, sentendo una particolare connessione con il giovane, decise di confidarsi. Il ragazzo allora si sedette e ascoltò. Quando la ragazza ebbe finito, lui le raccontò una favola, e poi la aiutò a rialzarsi. Lei fu molto contenta della favola, e ringraziò il ragazzo.
I due diventarono presto amici. Lei contenta di aver trovato appoggio, lui grato per la fiducia e l’attenzione che gli era stata riposta. Il ragazzo andava spesso a trovarla, e gli raccontava sempre nuove storie per farla sognare. Lei ascoltava con calma, sorrideva affettuosa e, ogni tanto, si confidava in piena fiducia.
Lui disse che un giorno, forse, non si sarebbero incontrati più, a causa dei diversi sentieri che le loro vite avrebbero preso. La ragazza non ci pensava: voleva che lui rimanesse, che gli raccontasse nuove storie, che continuassero a parlare per tutto il tempo passeggiando nei boschi. Lui era contento, perchè sentiva di essere apprezzato, desiderato; ma sapeva che non sarebbe durata per sempre così.
Un giorno, durante un loro consueto incontro, la ragazza disse che la presenza di lui le faceva piacere, ma che la soffocava anche. Disse che tutte quelle favole le piacevano, ma che non le lascivano modo di esprimersi. Lui non si arrabbiò, e anzi ne convenne. Sapeva che non poteva raccontare storie all’infinito, e d’altronde era anche giusto che lei prendesse il suo spazio. Era giusto che si ritirasse un poco e che lei cominciasse ad agire.
Lei era in partenza per un piccolo viaggio, e lui le consigliò di stare tranquilla e di farsi sentire appena tornata.
I due si lasciarono, e passarono diversi giorni. Lui sapeva che lei era tornata dal suo viaggio, ma non volle sentirla subito, pensando che si erano messi d’accordo perchè fosse lei a farsi viva, e che forse se non lo faceva voleva dire che desiderava ancora restare un po’ sola. Attese ancora, ma nessun segnale da lei arrivò.
Allora andò a cercarla, ma lei non si fece viva. Il ragazzo tornò mogio a casa e, tristemente, pensò di tornare alla vita di sempre. "Ha fatto la sua scelta", pensò.
Un giorno, mentre il ragazzo parlava con un amico, lei, non vista, gli sentì dire che una persona lo aveva abbandonato, anche se lui aveva fatto molto per questa persona in precedenza. Subito la ragazza pensò che stesse parlando di lei, ma in realtà non era così.
Il giorno dopo arrivò a casa del ragazzo una lettera della ragazza che diceva di essere molto arrabbiata per quello che gli aveva sentito dire. Lui rispose semplicemente che la vedeva un po’ scossa - forse per il viaggio -, e che le avrebbe dato un po’ di tempo per riflettere se riteneva possibile che lui pensasse queste cose di lei. Voleva sapere cosa la turbava, e se lei poteva veramente pensare che lui si fosse comportato così male con lei. Voleva sapere perchè aveva reagito in quella maniera, se veramente sentiva quello scarto di "debito" tra di loro.
Il giorno dopo i due si reincontrarono, e la ragazza era ancora molto arrabbiata. Allora il ragazzo le disse, senza arrabbiarsi, che non aveva mai parlato di lei in quel modo nè lo aveva pensato. Poi disse: "Quando parlo tu ti senti soffocare. Quando taccio ti senti ferita e mi accusi ingiustamente. Non posso fare niente per te, per noi, in questa situazione". Se ne andò dispiaciuto che la ragazza avesse potuto dubitare di lui, ma confidava ancora che un giorno avrebbe riconosciuto l’errore e avrebbe fatto qualcosa perchè potessero continuare a vedersi.
Passò ancora molto tempo, ma la ragazza non si fece sentire, nè pensò di menzionare la questione. Allora il ragazzo cominciò a sentirsi davvero deluso e arrabbiato: la ragazza che aveva chiesto di non lasciarla mai ora non voleva neppure chiamarlo per ritrovarsi con lui. Lei che gli aveva chiesto di restare, di fare miglia per trovarla, ora non faceva un solo passo per venirgli incontro. Lei che aveva detto di sentirsi soffocata ora, libera, non parlava: non era in grado di dirgli nulla. Lei che prima aveva detto di fidarsi tanto di lui, ora pensava che non fosse in grado di parlarle in faccia, di essere sincero con lei.
Si sentiva tradito. E più il tempo passava e più il ragazzo si convinceva del fatto che realmente lei non era intenzionata - o non era in grado - di fare qualcosa per salvare la loro relazione.
Sentiva un gran vuoto quando pensava a nuove storie senza poterle raccontare, e d’altronde sapeva che non poteva tornare da lei, dato che avrebbe corso il rischio di soffocarla di nuovo. Non poteva fare nulla. Allora decise di riprendere il suo cammino.
Uscito di casa, dopo qualche tempo la incontrò. Si guardarono, e lei cominciò a parlare del tempo e delle stagioni. Lui le chiese se aveva qualcosa da dirgli. Lei disse che loro due erano agli opposti: inconcigliabili, e che era colpa sua se era così; lui aveva voluto quella situazione.
Lui allora le disse: "Se prendi la strada assieme a qualcuno, e quello sta davanti a te, puoi avere l’impressione che sia lui a decidere la strada, ma non e così. E, d’altronde, se ad un bivio prendi una strada diversa dalla sua, non puoi dire di non aver potuto scegliere perchè la strada su cui stavi prima era battuta da lui.
E’ l’uomo che sceglie la strada, e non la strada che sceglie l’uomo".
Allora prese lo zaino e se ne andò.
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