Non è la prima volta che mi occupo della band di McCulloch e Sergeant, ovvero gli Echo and the Bunnymen. Sicuramente i fan dei Coldplay li hanno sentiti nominare perché sono fonte di ispirazione per Chris Martin e compagni (al punto tale che Ian McCulloch era presente alle registrazioni del loro A Rush Of Blood To The Head).
Seal ha ripreso l’anno scorso la loro
Lips Like Sugar per il suo best of, e i Simple Minds nel 2001 hanno reinterpretato Bring On The Dancing Horses... Siberia è il titolo del nuovo album che li rivede con
Hugh Jones, già loro produttore per lo storico Porcupine. Le troppe Marlboro hanno modificato la voce di Ian, meno melodrammatica, più sussurrante; quasi immutata, invece, la capacità di incidere buone canzoni, arrangiate senza eccessi. Estimatori di Cure e U2 (ma anche di nuove band come gli Editors) troveranno di sicuro pane per i propri denti in questi nuovi undici pezzi. Stormy Weather apre la scaletta ed è anche il primo singolo estratto dall’album ma è
All Because Of You Days la prima canzone a colpire davvero. Parthenon Drive cita The Cutter ed un classico di Frank Sinatra, It Was A Very Good Year (le citazioni tornano in
Of A Life – le “songs to learn and sing” rimandano al titolo del loro primo greatest hits)...Ottima
In The Margins, non a caso promossa come secondo singolo (anche se le radio italiane non se ne sono accorte).
Gli accordi della strofa di
Make Us Blind sono gli stessi della Jesus doesn’t want me for a Sunbeam riproposta da Cobain nell’Unplugged In New York ed
Everything Kills You ricorda il passato più recente della band, quello post-reunion (Rust e Nothing Lasts Forever), e contende con What If We Are il titolo della migliore ballad del disco. Scissors In The Sand è un’altra perla (immaginate i T-Rex rieseguiti dagli Interpol!).
A dire il vero qui non ci sono cadute di tono. Di
innovazioni, chi li segue da
25 anni non ne troverà, ma è sicuramente il disco più convincente dagli anni Ottanta ad oggi (si è quasi disconosciuto Reverberation, il disco senza McCulloch). Non lo si troverà neanche al 100esimo posto delle nostre charts perché i dischi della Cooking Vinyl (Nasco) non si trovano in tutti i negozi; consiglio di tralasciare la nuova raccolta WEA intitolata Seven Seas perché incompleta e con diversi errori di cui ho già parlato sul post dedicato agli Aztec Camera. E’
Ocean Rain, semmai, il miglior biglietto da visita disponibile, rimasterizzato e con tanto di bonus tracks.