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Thursday, November 03, 2005 - ore 20:14
Le controindicazioni dell’amore.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Oggi l’idea dell’amore perfetto, dell’esistenza di un sentimento puro e immutabile che unisce intrinsecabilmente e inevitabilmente due persone, è ormai un must a cui moltissime persone credono, più o meno consciamente. Frutto, questo, di un’opera di suggestionamentro della società che la nostra fiction - letteratura, cinema, tv, etc... - sta operando da oramai più di un secolo.

Certo; la prospettiva dell’amore come sentimento invicibile, perfetto e indistruttibile ha un innegabile fascino. L’idea di poter essere, a prescindere, "unici e insostituibili" per un’altra persone descrive una grande attrazione per un essere umano; una consolazione alla solitudine col convinciemento che, anche nell’ora più buia, c’è qualcuno, da qualche parte, che ci sta aspettando.

Tuttavia, questo tipo di visione dell’ "amore" ha delle controindicazioni non irrilevanti. La variante odierna del mito platonico delle due metà rischia fortemente di indebolire dalle fondamenta l’aspetto costruttivo di una relazione. Le persone tendono più facilmente a dubitare delle proprie relazioni e, sempre più spesso, non sono disposte a fare sconti ai loro sogni. E questo, ovviamente, accade di riflesso anche per le relazioni non puramente "sentimentali".

La convinzione che il vero amore sia innato e perfetto fa sottovalutare grandemente ai "partecipanti" la possibilità di scendere a patti con dei compromessi per raggiungere l’obbiettivo. "Sono fatto/a così. Prendere o lasciare. Mi devi amare per quel che sono." Quante volte abbiamo sentito queste frasi? Eppure, non è certo lecito giustificare un proprio errore o un’incomprensione con una propria inclinazione o un problema di indole; perchè "siamo fatti così". Se uno sa di sbagliare, e ci tiene, cambia. Anche e soprattutto per amore.

Ecco dunque che oggi si tende a sottovalutare l’impegno, ad ignorare la "via di mezzo". O tutto o niente. Ne consegue che i rapporti si infragiliscono perchè sempre più raramente c’è davvero la voglia di mettersi in gioco, di investire e magari perdere qualcosa per costruire qualcosa di più grande. Ed ecco la debolezza, la precarietà e la solitudine.
Forse dovremo accettare che la strada per la felicità comune è lastricata di compromessi.
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