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2) ma quanto bello è stare in pace a fare quello che più ti piace senza nessuna costrizione e magari con un amico simpatico!
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3) ..vedere ke a volte ad una persona basta solo una mano da tenere e un cuore ke capisce..



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Friday, November 04, 2005 - ore 16:30



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Berlusconi: si resti al lavoro fino a 68 anni
«Grazie alla medicina e ai sistemi di vita si invecchia più tardi: ci sono settantenni che mantengono ritmi di 14 ore al giorno»


Guardate lui: altroché se a settant’anni - e, a giudicare dalle sue aspirazioni, anche per molti anni ancora - si può continuare a lavorare! Il miglioramento delle condizioni di vita permette di di «lavorare di più e più a lungo» e dunque, dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non si vede perché l’età della pensione non dovrebbe essere spostata «più in alto», a 68 anni, seguendo l’esempio della Germania. Berlusconi parla della situazione economica del Paese nel corso dell’assemblea della Federazione dei tabaccai e assicura che «non siamo sull’orlo del baratro». Certo, «potremmo lavorare di più» e «potremmo lavorare più a lungo»: grazie ai progressi della medicina «chi ha 70 anni può lavorare. Parlo - insiste Berlusconi - anche del mio caso. E se c’è qualcuno che anche a questa età può lavorare 13-14 ore al giorno, non vedo perchè non si possa spostare l’età lavorativa verso anni maggiori». Il premier cita il modello tedesco: «In Germania si sta discutendo su una proposta di arrivare a 68 anni. Non si tratta solo di lavoro in più, ma anche di vitalità e giovinezza. Credo che sia un orizzonte da non precluderci ma a cui guardare per migliorare la condizione generale di benessere». I sindacati, naturalmente, insorgono: «Una proposta che si commenta da sola, una stupidaggine», dicono Cgil, Cisl e Uil.

Il premier torna poi ripetere che la nostra situazione economica non è poi così disastrosa: «Io - dice - vengo deriso quando dico che l’Italia è tra i paesi più ricchi ed industrializzati. Mi accusano di dare una fotografia del Paese che è solo mia. Ma abbiamo dati che ci fanno pensare che la nostra non è una situazione di cui dobbiamo essere eccessivamente preoccupati. Quattro milioni di imprenditori sono una cosa che ci invidiano tutti». Quindi, bisogna «avere fiducia»: Berlusconi respinge ancora una volta le «profezie di sventura, il pessimismo e il catastrofismo» diffuso dalla sinistra. Il premier cita alcuni dati: «Penso che il nostro paese potrebbe anche aumentare il numero dei cittadini che lavorano. Oggi gli italiani al lavoro sono poco più di 4 su 10 ma, comunque, siamo al numero massimo nella storia della Repubblica. La disoccupazione è scesa intorno al 7 per cento, ma sappiamo che il 60 per cento di coloro che si dichiarano disoccupati lavorano in nero. Evidentemente questo è un male per la nostra economia. E l’economia sommersa in certe zone del sud arriva al 40 per cento».

Quindi, Berlusconi torna su uno dei cavalli di battaglia contro l’opposizione: l’euro «di Prodi». La «debolezza» del governo Prodi, dovuta alla poca credibilità internazionale, afferma, ha portato l’Italia ad accettare un cambio lira-euro che è risultato sfavorevole per le tasche degli italiani: «Al momento di decidere il cambio lira-euro - dice - non avevamo la credibilità internazionale che il nostro governo è riuscito ad acquisire. Quindi, abbiamo trattato in posizione di debolezza e abbiamo ottenuto un cambio a 1936 lire per un euro, invece che una cifra per noi molto più conveniente». Un livello di cambio, aggiunge, che ha inciso nei bilanci dei cittadini italiani: «Questo spiega la difficoltà per certe famiglie di far quadrare i conti fino alla fine del mese, anche se c’è da dire che la qualità della vita è aumentata e ci sono certi bisogni che prima non esistevano». Infine, il premier ribadisce quelli che sono a suo giudizio i tre problemi dell’economia non solo italiana, ma europea: l’ipervalutazione dell’euro sul dollaro (che reso «meno convenienti del 50 per cento i prodotti italiani»), l’aumento del prezzo del petrolio e la concorrenza dei prodotti dei Paesi emergenti, come la Cina: più che dazi, bisogna cercare di «imporre a quel continente di esportare in Europa quanto l’Europa riesce ad esportare in Cina».





In effetti... perchè non lavorare addirittura fino agli 80 anni... tanto cosa facciamo a casa senza fare niente....

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