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La negligenza e la sincerità; la furbizia becera e la dedizione;
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Ma anche vari episodi di "Paw Patrol": in parole pavore, un cartone animato su cani che fanno cose da cristiani.

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L’autoradio, andando a scuola.
Lo stereo del soggiorno, quando sono a casa da solo.
Il piccolo lettore audio messo in cucina da mia moglie, per ascoltare radiogiornali funesti, canzoni leggere e anche storie per i pupi, per niente funeste.

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Elegantino, quando lavoro.
Da sìngano, appena torno a casa.

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Che tutto andasse sempre bene. Anche in futuro.
Rimanere calmo e compassato. Sempre.
Avòjja!

STO STUDIANDO...

Le possibili soluzioni per tenere a bada 25 e passa tosetti in maniera che imparino anche qualcosa.
Ogni giorno, eh.

OGGI IL MIO UMORE E'...

Speranzoso...così dev’essere.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Monday, November 07, 2005 - ore 15:39


IL MINOTAURO DAI PIEDI DI BALSA - L’ESTETICA DELLO STURACESSI INTERIORE
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Ho scoperto "il Minotauro" di Dürrenmatt. È un libretto di poche pagine, ma di quelli che riescono a farti arrivare un gran pugno nello stomaco, per poi farsi spazio fra gli addominali, entrarti fra le budella e stringerle in una morsa.
Insomma, leggetelo, che si finisce in una serata e magari riesce a dirvi qualcosa.
In realtà però non volevo parlare del minotauro, quanto del meccanismo pugno-nello-stomaco-e-stringibudella.


Dicono che il primo a tirarlo in ballo sia stato quel buontempone di Aristotele. Solo che lui la chiamava catàrsi. Ovverosia: "il processo liberatorio che l’opera d&#8217;arte suscita in chi la fruisce, come distacco da ogni interesse contingente e tensione verso l’assoluto".
In parole povere, la catarsi è più o meno lo sturacessi dell’anima.

I greci antichi la sapevano veramente lunga. Quando la gente arrivava ad avere gli occhi iniettati di sangue e i travasi di bile per i problemi quotidiani, (se poteva) andava a rilassarsi a teatro. Se c’era in programma una commedia, si rideva e tutti erano contenti. Se invece era il caso di una tragedia, entrava in azione lo sturacessi interiore.
Durante le tragedie si vedeva rappresentato ogni genere di nefandezza concepibile da un cervello umano di media perversione: parenti che s’accoppavano fra loro, dèi vendicativi che se gli giravano le balle ti trasformavano in cose che al confronto Rita Levi Montalcini è miss copamisùbito estate, gente che ti faceva fuori i figli per poi cucinarli e servirteli a cena, giovanotti che prima inchiappettavano la madre e poi si cavavano gli occhi....insomma, quasi più doloroso di una puntata di Porta a porta vista dall’inizio alla fine.

Così la gente soffriva, ma, essendo conscia della dimensione di mìmesi di ciò che aveva davanti, non ci restava male sul serio. È qualcosa di curioso, riuscire a soffrire a livello superficiale, sapendo che alla fine è un gioco, ma sentirsi comunque coinvolti a livello personale, perché si intuisce il carattere di denominatore comune del meccanismo sofferenza.
E alla fine, probabilmente lo sturacessi non funzionerebbe se non facesse leva su quel retaggio di egocentrismo che ognuno di noi si porta dentro. Ho l’impressione che tutto l’universo della creazione artistica si basi in qualche modo sul nostro essere egocentrici.


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