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Tuesday, November 08, 2005 - ore 12:42
Fenomenologia dell’indie (special thanks to Mist)
(categoria: " Riflessioni ")
C’era la musica commerciale, e c’erano i locali di città, le discoteche, i pub da concerti. C’erano le cover band e c’erano i dj che mettevano la musica commerciale. Contemporaneamente, fuori dai confini urbani, qualche piccolo club viveva inseguendo un sogno: fare conoscere altre realtà musicali, di "nicchia". Poi il Signore dei Dischi (grazie a Roberto "Freak" Antoni per codesta definizione) decise che era finito il tempo delle vacche grasse.
I locali notturni per eccellenza entrarono in crisi, l’era dell’acquario non riguardava più solo quattro stravolti invasati dal musical
Hair e sembravano tornati di moda gli anni ’70. Consideriamo infatti lo strano fenomeno culturale degli anni ’80, decennio che vedeva per la prima volta la musica adattarsi alle mode, e non viceversa: si vocifera infatti che
Simon Le Bon si trovasse in condizione ispirata per comporre solo annusando a lungo le Timberland di John Taylor. Lo stesso
Joey Tempest trovava vena creativa in ogni suo nuovo ricciolo, ed i risultati quando andarono di moda i capelli corti furono disastrosi.
Era necessario un
return to innocence, ma gli Enigma dovevano ancora nascere: Michael Cretu, infatti, stava tentando di spremere fino all’ultima goccia di dollaro (in Romania il denaro era veramente
liquidità) la moglie Sandra, con le sue
Everlasting love e
Maria Magdalena).
Nacquero quindi realtà alternative, band spesso organizzate da giovani leggermente
sfigati con un solo obiettivo in mente. Se pensate alla musica, sbagliate di grosso. Ebbene sì, proprio quella parte anatomica.
Questi coltivatori intensivi della vagina in erba componevano musica allo scopo (non giocate con gli accenti, vi sento) di contrastare il latifondismo pop con le sue stesse armi. Il pop, infatti, è una musica fondamentalmente triste, lo ha detto pure Hornby, involontario fornitore di assiomi. E l’indie voleva esserlo. Pensiamo ai primi R.E.M., che non sono diventati belli e famosi in tutto il mondo con la splendida
Fall on me o
Don’t go back to Rockville. Il mondo era destinato ad una sola, scioccante verità:
giovani uomini magri, introversi e con gli occhiali tentano di scoparsi giovani donne magre, introverse e con gli occhiali tramite l’ascolto comune dei belle & sebastian. Se, a questo punto, state pensando ad un cane bianco con un bambino, andate a vedere un concerto dei
Beehive.
L’
abbigliamento è fondamentale.
La donna indie vuole luccichio. Ovunque. L’uomo indie vuole essere tristemente serio e, contemporaneamente, dare segni di allegria. Un po’come un apprendista suicida che, una volta sul ponte, si fa di Prozac per tornare dagli amici. Le Adidas stanno al Britpop come le Converse stanno all’indie. Molteplici sono le motivazioni originarie di tutto questo: erano finiti i soldi per la droga, ed i frequentatori dei locali trovavano i dindi solo per residuati anni ’80, questo è certo.
Ma
Derek Zoolander ed i suoi nemici-amici ci hanno insegnato che dietro ogni misfatto mondiale c’è il mondo della moda e così è (anche se non vi pare): Julian Casablancas degli Strokes è il figlio di
John Casablancas. Fortuna che certe mode nascono all’estero, in Italia cosa avremmo fatto con
Franco Battaglia e la sua
New Faces? Probabilmente un uso massiccio di
chirurgia plastica, a furia di cercare
volti nuovi.
Ho bisogno però di aiuto. Voglio parlare con il
gran visir dell’indie. Un uomo che ha abolito i termini italiani per quanto gli sia possibile, che quando trova i sofficini sul piatto li rifiuta in quanto
mainstream. Intervisterò quindi il dj
Mist- Ciao, Riccardo
Hi- Che cos’è per te l’indie?
"Indie" è un grande equivoco: chi l’indie l’ha visto nascere storce il naso di fronte a chi abusa del termine, indie sono i clap your hands say yeah, gli amusement parks on fire, gente che - come si può notare - continua a chiamare la propria band con nomi uncool- E l’Amusement Park, in zona Guizza a Padova?
La piscina è mainstream, le rampe sono indie- Io ho il camper in una rimessa lì davanti.
Il camper è valido solo se Volkswagen, immatricolato prima del 1980- Parlami ancora dell’indie
il termine indie è stato sradicato ai suoi creatori da una generazione di giovani proto-fighetti che non sapevano come chiamarsi ed erano troppo pigri per inventarsi un nome, chiedete ad uno qualsiasi di essi cosa significhi indie, vi risponderà in modo vago, confuso, farfugliando qualcosa tipo "musica indipendentsdghajdgj"- Quindi non sa / non dice?
Proprio cosìndie-
Indietro tutta?
a suo modo- I più Indie d’Italia?
Paolo Meneguzzi e Paolo LimitiVado a farmi prescrivere del Prozac. Da un medico indie. Ci vediamo sull’argine del Brenta a Pontevigodarzere.
GLAMOUROUS INDIE ROCK N’ROLL - THE KILLERS
Glamorous indie rock ’n’ roll is what I want
It’s in my soul, it’s what I need
Indie rock ’n’ roll, it’s time
Two of us, flipping through a thrift store magazine
She plays the drums, I’m on tambourine
Bet ya your bottom dollar on me
It’s indie rock ’n’ roll for me
It’s indie rock ’n’ roll for me
It’s all I need
It’s indie rock ’n’ roll for me
In a clutch, I’m talking every word for all the boys
Electric girls with worn down toys
Make it up, break it up, what do you care
Oh what do you care?
I take my twist with a shout
A coffee shop with a cause, man I’ll freak you out
No sex, no drugs, no life, no love
When it comes to today
Stay if you wanna love me, stay
Oh don’t be shy, let’s cause a scene
Like lovers do, on silver screens
Lets make it, yeah, we’ll cause a scene
It’s indie rock ’n’ roll for me
It’s indie rock ’n’ roll for me
It’s all I need
It’s indie rock ’n’ roll for me
In a clutch, I’m talking every word for all the boys
It’s indie rock ’n’ roll for me
It’s all I need
Make it up, break it up, what do you care
It’s indie rock ’n’ roll for me
Two of us, flipping through a thrift store magazine
It’s indie rock ’n’ roll for me
It’s all I need
Make it up, break it up, what do you care
It’s indie rock ’n’ roll for me
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