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Wednesday, November 09, 2005 - ore 12:59
Playboy si mette a nudo
(categoria: " Vita Quotidiana ")
C’è Pamela Anderson nel suo splendore anni ’90
e l’intramontabile Ursula Andress di James Bond,
ci sono gli scatti osè di Marilyn Monroe
e poi le cover con Victoria Silverstadt o Jane Birkin
e i nudi iconografici intitolati a Salvator Dalì.
Star del passato e del presente, in tutto 150 fotografie,
che hanno risvegliato il desiderio di diverse generazioni
di uomini e di donne di tutto il mondo.
E’ "Playboy Exposed", la mostra evento dell’anno londinese,
una retrospettiva dedicata ai nudi più famosi della
celeberrima rivista Playboy di scena a Londra
fino al 26 febbraio 2006 alla rinnovata Proud Camden Gallery.
52 anni, dal 1953 ad oggi, di bellezze senza veli,
selezionate dal mega archivio di Playboy,
che conta oltre 15 milioni di immagini.
Una mostra che è una sorta
di tributo all’universo Playboy, ai fotografi che
hanno lavorato per l’impero a luci rosse
creato da Hugh Hefner, ma soprattutto alle donne,
che hanno prestato i loro corpi e i loro volti
mettendoli a nudo su copertine e servizi.
Una sezione particolare è dedicata alle fotografie
del primo numero, di grande interesse sociologico,
perché mostrano quale fosse il limite della trasgressione
per la morale comune agli inizi degli anni ’50.
Altre due sezioni sono composte da scatti
per la maggior parte inediti.
Si tratta di fotografie "familiari", immagini riprese
nella villa di Hefner, la celebre Playboy Mansion
e sul Big Bunny Jet, il lussuoso aereo privato dell’editore.
Interessante anche la riproduzione di alcune
delle interviste storiche, apparse su "Playboy Interviews",
con alcuni mostri sacri come i Beatles,
Muhammad Ali, Peter Sellers o Woody Allen.
Era il 1953 quando un giovane, che faceva
parte dello staff dell’Esquire Magazine,
si ritrovò improvvisamente senza lavoro.
La compagnia si era rifiutata di aumentare
il suo stipendio di 5 dollari a settimana.
Con la sua esperienza nel mondo dei magazine
per uomini e un certo intuito per i trend editoriali
il giovane si rese conto che le crescite nelle vendite
di riviste salivano vertiginosamente
se vi erano contenute fotografie di donne
attraenti e sensuali.
Non ci pensò due volte.
Mise insieme 600 dollari e pagò una compagnia
che faceva calendari per avere le fotografie
di una giovane e sensuale attrice.
Con le fotografie in mano creò la sua prima rivista
stampandola da casa.
Il giovane imprenditore si chiamava Hugh Hefner,
l’attrice Marilyn Monroe.
Le prime 50 mila copie del magazine fatto in casa,
Playboy il nome scelto, furono vendute in un batter d’occhio.
Era l’inizio di un impero mondiale
da milioni e milioni di dollari.
La filosofia di Playboy,
risposta personale di Hefner alla repressione
puritana cui era stato sottoposto da bambino,
divenne sinonimo delle attitudini permissivistiche
degli anni ’60 e ’70 e il magazine conquistò
una fama mondiale, tanto che le star facevano
la coda per posare, essere intervistate
o solo citate sulle pagine della rivista.
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