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I was angry with my friend:
I told my wrath, my wrath did end.
I was angry with my foe;
I told it not, my wrath did grow.

And I water’d it in fears,
Night & morning with my tears;
And I sunned it with my smiles
And with soft deceitful wiles.

And it grew both day and night,
Till it bore an apple bright;
And my foe beheld it shine,
And he knew that it was mine,

And into my garden stole
When the night had veil’d the pole:
In the morning glad I see
My foe outstretch’d beneath the tree


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ORA VORREI TANTO...



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Monday, November 14, 2005 - ore 17:30


Troppo Gangzta!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Uè, pronto?
Guè (com’è?), tutto storto,
niente cash e niente merce e un ragazzo morto
stavo con Franco e Salvo al bar, ieri l’altro
scherzando su quanto è tanto il taglio
quando un tipo s’avvicina
dice che stima chi ci patrocina
grossa partita di colombina fina
gli dico ok amico, ti faccio ricco
ma niente scherzi conto terzi, schiere di banditos
mi dice seguimi diffido ma, penso ai debiti, si sa
come va in zona 16 tra narco dediti saliamo in camera e lui chiacchiere a vanvera
mi scasso il cazzo e siamo tra gentleman ora scaldala
lui ciancia, cancia e scancia sulla sua bilancia perdo più liquidi di uno forato in pancia
va in bagno con una scusa, io tolgo la sicura
e guardo manca salvo dietro la porta socchiusa
non rifletto, il click sul grilletto,
sparo sul legno, colto nel segno, colpito al petto
poi rotolo sotto al letto, tempo al rilento
poi per un momento tutt’uno col pavimento
il vento sbatte la finestra il mio cuore si arresta
il tipo è andato io ho giurato, voglio la sua testa
resta, che sono senza fresca, so dove stanno,
chiamo Vincenzo, pezzi di merda la pagheranno!

Rit:
Che nessuno si muova nessuno si farà del male
la scena madre, non scherzare col mio capitale
ho un arsenale, so che è un brutto affare
ma qualcuno lo dovrà pur fare.

[Guè Pequeno]
Fuori piove, noi entriamo,
piano, Enzo ha una 9 per mano
è il mio hermano
atrio squallido, puzza di piscia,
il custode è un tipo sordido, gli offriamo una striscia e gli usciamo carta che fruscia
leggici il labbiale ti sdraiamo orizzontale assieme alle tue signore dell’europa orientale
quando siamo in corridoio ci stringono nodo scorsoio
il nostro accessorio trasforma il posto nel vostro obitorio
decifro il male nel taglio dei loro occhi scavati coi capillari rotti
globuli rossi a fiotti, ce li ho difronte
devo far fronte, miro in fronte
gli prenoto crociere esclusive con Caronte
hanno sporcato il mio nuovo maglione in cashemire
ma abbiamo i loro scalpi, ora sono fantasmi
chi li comanda sorride a 18 denti
ma versa con la sinistra: significa tradimenti.

Rit.

[Vincenzo da Via Anfossi]
in strada filano trame
fitte come fitte all’addome
la mente guarda anche se l’occhio non vede
poche luci in quartiere per darmela a bere
se la volante non gira al volante c’è il questore
la verità è celata come il vangelo di Giuda
la cosca è sotto controllo, Guè ci tocca la fuga
il loro capo è un volto noto lo ricordo in una foto
mio fratello arrestato dall’ispettore infiltrato
prude il dito, lui sdraiato
ha giocato a guardie e ladri col ladro sbagliato
scena dopo posti di blocco nei blocchi
e fiamme di glock che fanno luci di retro
in tempo zero veicolo ripulito in un vicolo
luccica a nuovo tanto che sembra un prototipo
del tipo 007 zero prove, zero neve
non puoi mettere catene al mio mercedes
il nostro piombo è Ulisse, questo è il nome
sai non lo fermano neanche le sirene
telegiornale della notte
in Barona la morte, occhi sbarrati e scena muta del reporter.


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