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SARO’ LA TUA GEISHA

...Le infuocate carezze
l’invidiabile savoir faire
dolce intenso e brutale ah!
Quanta nobile poesia
padre, amante, padrone
nel tuo conto corrente ah!
In salute ed in malattia
finché morti non ci separi
Vorticosa passione
o mia belva insaziabile
nel tuo caldo e accogliente harem
In salute ed in malattia
finché morte non ci separi
Fai di me la tua geisha
fai di me la tua umile serva...

CARMEN CONSOLI





CONFUSA E FELICE

Sai benissimo che una goccia inonda il cielo
È così piccolo il mondo che ci osserva
Sai benissimo che non chiedo tanto adesso
È così limpido il mare che ci ascolta che ci addormenta
Rit.
Vorrei tentare
Vorrei offrirti le mie mani
Vorrei tentare
Vorrei difendere questo momento
E penso di sentirmi confusa e felice
E penso di sentirmi…
Sai benissimo che sto tremando e non c’è freddo
e sono vittima di questa gioia immensa
Sai benissimo che nulla può scalfirci adesso
È così fragile il mondo che ci aspetta, che ci spaventa....

CARMEN CONSOLI


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mercoledì 16 novembre 2005 - ore 10:43



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Pubblico una lettera di Mario Segni sulla legge elettorale.

“Sono Mario Segni, quello che ha perso il biglietto della lotteria. L’uomo che aveva l’Italia in mano, come mi è stato detto molte volte. Ho cercato di spiegare che avevo perso le elezioni, non la lotteria, perché nel ’94 ero candidato contro Berlusconi e lui prese molti più voti di me. Ma sono rimasto quello che ha perso la lotteria.

Pazienza, un po’ mi dispiace. Ma non più di tanto, perché so che la vera lotteria erano i referendum e che con quelli abbiamo cambiato il sistema politico, cosa successa nel secolo scorso solo a De Gaulle, in Francia nel ‘58. Il fatto che, senza alcuna carica, sia stato il promotore di tutto questo mi rende orgoglioso.

Adesso il biglietto della lotteria lo stanno rubando davvero. Ma non a me, a tutti noi. Con il primo referendum abbiamo mandato a casa Craxi e un bel po’ di politici. Con il secondo referendum, quello sul maggioritario, ci siamo conquistati il diritto di scegliere direttamente sindaco, presidente della Provincia e della Regione. Con il governo il diritto ce lo siamo conquistato a metà. Nel 94 abbiamo scelto Berlusconi e Bossi l’ha mandato via. Nel 96 abbiamo scelto Prodi e i suoi amici l’hanno sbattuto via. Nel 2001 ha vinto Berlusconi ed è rimasto in carica sino alla fine.
In fondo questo è il nocciolo della democrazia. Ma ce lo stanno sfilando di mano. Oggi ci assicurano che tutto rimarrà come prima, che il governo continuerà a sceglierlo il cittadino: tutte balle!

Mastella chiederà il voto non per sostenere Prodi, ma per farlo fuori al più presto. Bertinotti condizionerà il suo appoggio a chissà quale diavoleria. L’UDC chiederà di essere votata proprio perché non vuole Berlusconi. Il giorno dopo le elezioni la vera conta non sarà tra chi ha votato Berlusconi e chi ha votato Prodi, ma tra quelli che hanno votato il vincitore per farlo durare e chi l’ha votato per farlo fuori alla prima imboscata.

Andreotti dirà che non è un gran male, che siamo vissuti quarant’anni fra governi balneari, convergenze parallele, pani per due forni. Ma a un certo punto abbiamo deciso di cambiare, di diventare un po’ americani, inglesi, francesi, di poter scegliere un governo e dopo cinque anni toglierci il gusto di mandarlo a casa. Di avere un governo forte, che potesse fare anche una politica per il domani, per i giovani, con quelle misure dure necessarie, ma impopolari che solo un governo stabile può prendere.

Questo diritto ce lo siamo conquistato con i referendum del ’91 e del ’93. Ce lo stanno scippando.
Che cosa si può fare? Non molto, purtroppo. Ma una cosa gli italiani la potrebbero fare tutti assieme: arrabbiarsi, indignarsi. Ho usato un termine che non va bene: indignarsi.
I giornali dicono che indignarsi è un male, fa danno. E allora usiamo la parola giusta: incazzarsi.
Con un’Italia incazzata, veramente incazzata, il Parlamento non passerebbe gli ultimi mesi a disfare un referendum invece che migliorare le condizioni di chi non arriva alla fine del mese. Forse sono ottimista. Certo è che un’Italia scippata mi rattrista. Un’Italia indifferente mi angoscia”.

Mario Segni



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