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Wednesday, November 16, 2005 - ore 13:15
Atlante
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Aspetti in un parcheggio vuoto, al freddo. Solo dentro una macchina buia. Unica compagnia: l’autoradio a basso volume. Aspetti qualcuno che neanche conosci, una persona che viene da lontano. Un ragazzo polacco; da ospitare in scambio culturale per una settimana. Aspetti, esci, passeggi, ritorni indietro, pensi, osservi. Sono le due di notte e ti toccherà aspettare un’altra ora. Guardi i ragazzini che aspettano i loro corrispettivi polacchi. Sono i compagni di scuola di tuo fratello. Chiacchierano e non sentono l’ora tarda sulla pelle. I loro occhi non sono incavati come ciotole di zuppa. Guardali bene. Quanti anni avranno? 15? 16? Si mescolano in capannelli; ognuno ha la faccia di chi sta compiendo gli anni e ha abbastanza soldi in tasca per offrire da bere a tutti. Guardali bene. Una volta eri anche tu come loro. Leggero.
Ti svegli presto. E’ il lavoro. Prendi la macchina e navighi in mezzo ad una mattina di novembre che sembra aver trovato la via più breve tra il grigio e il freddo. E la tua macchina gialla si fa largo come una scheggia nervosa e impazzita a cavallo di una strada sfilacciata. Arrivi. La macchina lì non va bene, ti dicono; devi spostarla. Chiudi l’autoradio; raccogli penna e taccuino. Stringi il giubbotto, che fuori fa freddo. Pensi alle domande, ti fermi, rifletti. Guardi fuori. Persone ammassate all’entrata di una fabbrica, la faccia scelta accuratamente: la più contrastante possibile con le bandiere colorate dei sindacati. Operai che stamattina sono usciti dal letto e hanno scoperto di non avere più il lavoro. Centocinquanta circa. Guardali bene. Quanti anni avranno? 45? 50? Si mescolano in gruppetti tristi. Nessuno se la sente di parlare ad alta voce, come se il cielo triste e cupo di quella mattina parlasse a nome loro. I rappresentanti sindacali escono scuotendo il capo. Gli sguardi dei lavoratori scoprono nuovi centimetri di suolo. Guardali bene. Sarai anche tu così, un giorno? Pesante?

A volte, accade. Ti fermi improvvisamente, come se avessi sentito uno strano rumore. Ti fermi e rifletti. Ascolti la tua mente; i ricordi. Non hai forse la schiena più curva di ieri? Il passo più pesante? Lo sguardo meno fiero? Non senti l’acuta sensazione che, per ogni passo che muovi, affondi sempre più nella responsabilità? Nel pantano della scelta? Spinto da una forza crescente che ti grava sulla schiena e ti preme verso il basso, come una vecchia tartaruga d’acqua. Un passo falso e tutto crolla. Un piede messo in fallo, e il mondo che ti si sta arrampicando sulla schiena potrebbe cadere e frantumarsi. Il peso della scelta.
Ti siedi. Da solo. Magari al buio. Prendi fiato; come se aiutasse. Alzi la testa. Il cammino è così lungo e... , a volte, il fardello così pesante.
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