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Wednesday, November 16, 2005 - ore 23:36
C’è una luce che non si spegne mai
(categoria: " Riflessioni ")
Gli Smiths sono oggi ricordati come un gruppo di culto, con appena quattro album all’attivo (senza considerare le tante compilation uscite dopo il loro scioglimento); gli Oasis, Belle and Sebastian, i Magnetic Fields di Stephin Merritt, i Suede, The La’s, i Cranberries e i Dears devono di sicuro molto alla band di Morrissey e Johnny Marr. E deve molto a loro anche il protagonista del nuovo romanzo di Davide Tessari, autore veneto che ha debuttato con Nordest Hotel. Marcello, leader di una tribute band degli Smiths (gli Eutanasia), ha 30 anni e vive ad Anguillara Veneta; cacciato di casa dai genitori in quanto gay, vive prima con Ettore, pittore più vecchio di lui che in seguito gli preferirà un ballerino russo, e poi con una cantante di balera, Luana. La sua ossessione è Morrissey, e ha un debole per gli Housemartins, i Prefab Sprout e Bruce Springsteen, eppure finirà a suonare coi Campagnoli del Po. Chi sono i personaggi del Nordest di Tessari? Manager delle orchestre liscio con retroscena inquietanti (Mafia del Brenta) e farmacisti dalla doppia vita, settantenni di passaggio per il Centro Giotto che avrebbero voluto duecento Bossi, oppure ipocriti figli di papà schierati a sinistra. Ci sono momenti che disturbano (l’amico pedofilo di Armando), altri che divertono (il video dei Campagnoli, con Luana che munge una vacca e Marcello che non vuol farsi riconoscere con barba alla ZZTop e occhiali scuri). Il romanzo è a volte interrotto dalle lettere che Marcello scrive ad un altro fan, creando un parallelismo tra la carriera degli Smiths e il ritmo del racconto; il finale è affrettato e dolceamaro, proprio come lo è stata la loro fine, con l’LP "Strangeways, here we come".
Nel libro traspare spesso la nostalgia di Davide Tessari per il decennio in cui è stato adolescente (gli anni Ottanta, con gli album in vinile, una scena musicale molto viva) ed è stato decisamente bravo nel dipingere la figura di Marcello, anche con una certa delicatezza (anche se più volte ci si chiede se il suo essere ’diverso a tutti i costi’ non sia quasi un
vezzo); Morrissey è stato un’icona per i perdenti, per chi canta fuori dal coro ma anche per la gay community inglese. Brani come Hand in Glove, This Charming Man, The Boy With The Thorn In His Side e Accept Yourself hanno aiutato adolescenti gay ad accettarsi, a sentirsi meno soli, negli anni in cui la
paura dell’AIDS e la politica della
Thatcher inasprivano l’omofobia. Un altro spunto che viene offerto è la riflessione sulle tribute band: il concerto finale vede un Marcello liberato dal
feticcio di Morrissey, sorta di Oscar Wilde del pop con i gladioli nelle tasche dei Levi’s, e finalmente più maturo... Il titolo bizzarro è tratto da un dialogo (Marcello lavora in un supermercato). Il precedente Nordest Hotel è un giallo che è stato esportato anche in altri Paesi; le recensioni in rete sono molto buone, si spera che anche questo Il Margine Sugli Ossibuchi riceva la meritata attenzione. Ringrazio Ienaferox per avermi fatto conoscere il romanzo e per avermi segnalato la conferenza dello scrittore di Marghera, tenutasi ieri sera; nel frattempo attendo una sua opinione sugli Smiths, gruppo che citerò di sicuro in qualche altro post (ci sarà un nuovo cofanetto nel 2006).
E tu...
quale canzone degli Smiths sei? Per scoprirlo, clicca qui.
LINK
THE SMITHS – PLEASE, PLEASE, PLEASE...
Good times for a change
See, the luck I’ve had
Can make a good man turn bad
So please, please, please
Let me, let me, let me
Let me get what I want this time
Haven’t had a dream in a long time
See, the life I’ve had can make a good man bad
So, for once in my life, let me get what I want
Lord knows, it would be the first time
Lord knows, it would be the first time
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