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Thursday, November 17, 2005 - ore 13:45
Battesimo Rock
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Venne anche per me il momento di cambiare voce. Fui uno tra gli ultimi della mia classe a trovarne una nuova. La nuova muta vocale, gracchiante e biascicona, fatta di sospiri e scatarri, emersa da un foltire di buffi peli adolescenziali, non mi piaceva affatto. Come se un granchio mi si fosse incastrato in gola. Però una cosa in bene sembrava cambiata: con quella voce, sembrava potessi finalmente cominciare a mordere.
Fu allora che incontrai il rock. Misi la mia mano sotto la sua come si mette una lama smussata sotto la mole ad acqua, per darle filo e taglio. "Prenditi quest’anima nuova - gli dissi -, e allisciala che faccia male!".
Il rock era la voce utensile e meccanica della morsa che assaggia l’acciaio di prima mattina. Era l’urlo dell’officina la sera e delle lacrime agli occhi per quanto imbrattava l’aria. Era brontolio di ventre; lamento rabbioso; movimento scoordinato. Non era un invito, ma un sirena di chiusura: "tutti fuori e che l’ultimo sfondi la porta, che nessuno possa più richiuderla!"
Ad ognuno di noi furono bruciate le labbra per renderle di nuovo pure; le nostre corde vocali divennero stringhe di rame e la nostra anima faceva il rumore della latta che coccia contro un muro. Ognuno circoncise il suo Dio. "Tutti fuori! Che nessuno lasci numero di telefono o indirizzo!"
E, una sera, tutti ci ritrovammo sotto lo stesso caos pirotecnico di luci e suoni. Tutti a urlare e muovere la testa gridando assenso. Una folla di persone che sudava anche nel fiato; e io lì in mezzo, sotto il ruggito della casse e il ringhio della chitarra.
E, in cima al palco, si formò una bolla, densa e precisa, fatta di rabbia e forza tutta lucente e sgrezzata. Rimase un attimo lì, a guardare un po’ tutti, e poi precipitò, goccia grossa come un cocomero di puro fottuto rock ’n roll. Mi guardò un secondo prima di schiantarsi sulla mia nuca e disse, con fare smargiasso ma deciso: "tu non sarai più lo stesso". E ne fui convinto.

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