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Tuesday, November 11, 2003 - ore 10:10


NEL NOME DEL PADRE
(categoria: " Riflessioni ")


Pilati provetti crescono…

«Grattate il cristiano e troverete il pagano - viziato», Israel Zangwill.



Il titolo di questo articolo potrebbe già indurvi in tentazione, quella di essere sicuri che questo scritto vuole essere un’ulteriore apologia dei crocifissi appesi nelle pareti delle nostre scuole, delle nostre aule giudiziarie e di molti altri pubblici edifici del nostro suolo patrio. Non temete: vi libererò da questo male.
Ciò di cui voglio parlare è sì l’argomento crocifisso ma osservandolo da un'altra prospettiva. In fin dei conti sia il cattolico e apostolico Vespa che il più moderato Costanzo hanno già abbondantemente e violentemente approfondito l’argomento, ed ora non serve che io stia qui a cercare di sostituirmi a cotanti maestri di pseudogiornalismo televisivo traendo conclusioni a cui non si può arrivare se non attraverso un percorso di personale riflessione. Diciamo allora che quanto seguirà sarà – come sempre d’altronde – una personale riflessione che ottiene lo spunto da questo tema ma che non vuole assolutamente esserne perversamente ancorata.
Gli ultimi dieci giorni del mese di ottobre appena trascorso hanno visto tre argomenti che si sono accavallati nella personale agenda gestita dai media nazionali: il conflitto tra Governo e Sindacato riguardo alla riforma sulle pensioni e alla votazione della nuova finanziaria che preventivamente avrebbe trovato il suo culmine con lo sciopero del 24 ottobre, il dibattito apertosi sulla decisione di un giudice di togliere il crocefisso appeso nell’aula della classe frequentata dai figli di Adel Smith, presidente di un’associazione musulmana ed infine, last but not least, la notizia dell’arresto del presunto nucleo centrale delle presunte neo-Brigate Rosse. Confusi? State invocando la Madonna perché interceda benevolmente nei vostri confronti e vi permetta di capire dove vuole arrivare il mio ragionamento ingarbugliato? Fatelo sottovoce! Qualcuno potrebbe bestemmiare l’illibatezza di Maria dicendo che forse Cristo fatto uomo era figlio di una delle altre due (Natale si avvicina) o asserendo che la stessa reincarnata in una cantante pop statunitense (O Signore: adesso s’incazzano i buddisti!) s’è messa a cantare che il Papa don’t preach (non prega!? Ma forse ora ha ricominciato viste le necessità di noi poveri monselicensi…).
Forse v’ho fatto più confusione di prima ma volevo semplicemente evidenziare che certi argomenti vengono letteralmente costruiti dai media (dalla TV soprattutto negli ultimi tempi…) perché si crei opinione sugli stessi o perché i mezzi stessi vogliono offrirvi la loro visione per poi venderla come quella maggioritaria avvalendosi di sondaggi e televoti come capri espiatori. Non credo quindi che la mia mente sia malata quando pensa che forse l’arresto dei brigatisti è stato rimandato o anticipato al giorno della mobilitazione sindacale programmata da tempo proprio per far sì che il TG1 delle venti del 24 ottobre gli dedicasse 17 minuti contro i 4 destinati alla cronaca dello sciopero generale. Qualcuno potrebbe considerarmi un malpensante ma parafrasando Andreotti vi dico che la maggior parte delle volte che si pensa male ci si azzecca!
Io sono convinto che in un certo senso anche il dibattito sul crocifisso sia costruito a tavolino per distogliere l’attenzione da argomenti diciamo più caldi come gli attriti all’interno della maggioranza o la sanguinolenta opera di costruzione della democrazia per cui invano giovani americani continuano ad adoperarsi molto spesso morendo. La settimana scorsa sembrava che la maggior parte degli italiani fosse essa stessa crocifissa ad un’icona “deicida” - come la definisce Smith – a cui in realtà nella normalità non si fa nemmeno caso.
Sebbene i ricordi del liceo siano abbastanza freschi devo dire che rievoco come appesi alle pareti soltanto il calendario della Ferilli, la classifica del fantacalcio, le caccole di un compagno dal dito indice assai veloce, le tende lavate ogni sei mesi con cui ci si potevano fare tiepidi e polverosi aerosol, le croste che dipingevamo nelle ore di storia dell’arte e se mi sforzo un po’ potrei recitare poesie triviali in rima incrociata affrescate con evidenziatori fluorescenti. Del crocifisso nemmeno l’ombra.
Diciamoci la verità noi italiani siamo i santoni della contraddizione: ci dà fastidio quando quello del piano di sopra parcheggia sul posto dove noi dopo averlo fatto per una settimana ci arroghiamo il diritto di prelazione perpetua; non sopportiamo che un coinquilino sostituisca il nostro bidone dell’umido pulito con il suo ormai putrefatto, e se accade sappiamo con certezza che è stato quello del posto macchina; insomma noi italiani non siamo maestri della convivenza e ci fa arrabbiare molto che qualcuno voglia tirare giù quel crocifisso di plastica solo perché lì lo abbiamo appeso noi.
Con questo non voglio dire che Adel Smith e la sua violenta petizione meritano il nostro rispetto, probabilmente non lo meritano perché non sono a loro volta rispettosi della nostra sensibilità: contraddittoria, spesso irrazionale ma pur sempre nostra.
Siamo italiani, popolo di allenatori che bagnano la panchina con l’acqua santificata, di buongustai che intingono cantucci nel vinsanto, di donne corrotte che si sposano con pomposi sacerdozi candidamente immacolate. Gli stessi che poi scendono le scale della casa di Dio con un po’ d’anticipo per non fare la fila in pasticceria o per aggiudicarsi l’ultima copia della Gazzetta. Le stesse che scendono le stesse scale in una immaginaria Piazza di Spagna locale dove sfoggiare quei dieci visoni scuoiati che poi spariscono velocemente dentro berline dai vetri oscurati che celano un giornale e un vassoietto entrambi rosa.
Ponzio Pilato era uno? I Vangeli così dicono! Nessuno? Non bestemmiamo! Centomila? Forse una volta! Più di cinquanta milioni? Confermo. La accendiamo?

pg

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