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Tuesday, November 22, 2005 - ore 12:00
Caso 1: la fotocopiatrice
(categoria: " Riflessioni ")
Si presenta, in effetti, senza presentarsi. Certo, può sembrare un gioco di parole, ma la realtà ci mostra proprio questo. Tale persona non possiede nessun tipo di gioielli da mostrare. Non particolarmente appariscente, assolutamente fuori dai canoni di ’bellezza’, poche, forse nessuna, referenze.
Tale persona distrae le persone che notano i suoi evidenti problemi con un insieme di parole che non vogliono dire niente, parole spesso lette da un copione, scritto, pronto ad ogni uso, dalla scena madre da telenovela in luogo di un banale litigio, alla telefonata di un’ora. Il personaggio riesce pure a crearsi una piccola sfilza di fans, generalmente in Internet o tra chi per qualche motivo ha avuto il suo numero, anche solo sbagliando una cifra. Con la filosofia "miocuggino" si crea un insieme di precedenti lavori, esperienze, storie passate, che nessuno potrà mai verificare: tutti elementi lontani, tutte cose concluse, tutti avvolti da un "delicato" alone di mistero, che di un alone ha solo la puzza da marcio. Con un po’di tempo e le contraddizioni, che riescono a nascere solo da un’impalcatura di bugie di polistirolo fin troppo espanso, tutto viene a galla. A distanza di mesi, anni, adotta la "vendetta for dummies". Con il solo risultato di risultare (evviva le allitterazioni) una persona psicolabile agli occhi di un pubblico sempre più folto.
Nel frattempo, i suoi gusti, già mutuati dai gusti di altre persone, si arricchiscono, diventando un grosso melting pot di un ibrido tra il proprio passato ed il bagaglio, appena intravisto, dei canoni di bellezza del partner. La fotocopiatrice di colpo diventa fan "della prima ora" di film, gruppi musicali, cantanti, citazioni dotte. Addirittura modo di scrivere e, spesso, "credo" politico. I suoi discorsi sono farciti di nomi propri, di marchi registrati, di status symbol da 15enne.
Ma quando questi marchi scompaiono,
when the music is over, quando fuori non c’è il sole, quando la casa è silenziosa, si rivela per la persona che è. Una merdaccia, priva di qualsiasi criterio, priva di emozioni reali, priva di onestà. Imbroglia sulla musica? Imbroglia su ciò che crede di sentire. Imbroglia sul suo passato? Prende a calci te, dicendo di prendere a calci il passato. Imbroglia per tutta la vita solo una persona, evidentemente senza spina dorsale al punto di dover appoggiarsi ad una persona già parcheggiata in seconda fila, pur di trovare un posto proprio anche solo per qualche minuto. Imbroglia su troppe cose, e i risultati, scavando, si vedono su ciò che è già scavato. E che prima o poi paleserà a tutto il mondo quell’insano, ma finalmente autentico, profumo di merda. Tutte le mosche sono invitate al banchetto.
DIAMONDS ON THE INSIDE - BEN HARPER
I knew a girl
Her name was truth
She was a horrible liar
She couldn’t spend one day alone
But she couldn’t be satisfied
When you have everything
You have everything to lose
She made herself a bed of nails
And she’s planning on putting it to use
She had diamonds on the inside
She had diamonds on the inside
She had diamonds on the inside
Diamonds
A candle throws its light into the darkness
In a nasty world so shines a good deed
Make sure the fortune that you seek
Is the fortune that you need
Tell me why the first to ask
Is the last to give every time
What you say and do not mean
Follows you close behind
She had diamonds on the inside
She had diamonds on the inside
She wore diamonds on the inside
Diamonds
Diamonds
Like the soldier long standing under fire
Any change comes as a relief
Let the giver’s name remain unspoken
She is just a generous thief
She had diamonds on the inside
She had diamonds on the inside
She wore diamonds on the inside
She wore diamonds
Oh- diamonds
She had diamonds
She wore diamonds
Diamonds
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