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Tuesday, November 22, 2005 - ore 21:02


il grande sepolcro
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Amavo sedermi a gambe incrociate di fronte a barattoli di vetro, all’interno c’erano piccoli animali che si dimenavano, arrancavano, e arrivavano ansimanti al traguardo della morte. Quello, era il mio passatempo preferito da ragazzino, aveva la precedenza su videogame, fumetti porno, e masturbazioni varie.
Avevo appena undici anni, gravi problemi di inserimento e un stramaledetta attitudine a inserire chiunque in qualsiasi cosa.



Questa tendenza alla costipazione altrui, mi segue anche adesso che sono un membro adulto della società civile. Per quanto mi sia sforzato di reprimerla, è l’unica cosa che non riesco a tenere dentro.



Ed ecco che mi ritrovo da solo la sera, davanti alla tv. Al posto dei popcorn, appoggiato al pube tengo un barattolo, dentro qualche creatura che sta morendo asfissiata e mi tiene tanta compagnia, con il suo inutile dimenarsi, con il suo convulso ticchettio prodotto dalle ali che sbattono contro vetro. Poi quando se ne va, percepisco come un flebile suono, sembra un saluto d’addio. Il sabato sera è trasgressivo. Mi vedo un porno. Metto in un sacchetto di naylon all’uccello, do un giro di nastro adesivo. Ci chiudo anche uno sciame di mosche, una farfalla, oppure una libellula quando mi sento struggente e sentimentale. Con le lucciole faccio spettacoli pirotecnici, spengo la luce mi godo questa fantasmagoria del cazzo. Raggiungo vette di piacere ancora inesplorate dall’umanità. Sera dopo sera, barattolo dopo barattolo, sacchetto dopo sacchetto. Va avanti così.



C’è un programma in tv che mi piace. Lo chiamano Reality. Un gruppo di persone dentro una casa. Milioni di persone fuori che si fanno gli affari loro. L’idea mi pare geniale ma incompleta. Decido di perfezionarla. Decido di fare per conto mio un Reality che è come finire vivi in una tomba. Lo chiamo ’Il Grande Sepolcro’.
Per la scelta partecipanti punto sul target dei Giovani. Delle belle facce Giovani, sorridenti. Giovani di bella presenza, dinamici, eccentrici, trendy: la bella gente insomma.



Prendo un camper in prestito senza chiederne il permesso. Lo parcheggio nelle vicinanze dei soliti ritrovi per Giovani: discoteche, pub, giardinetti. Appiccico ai lati del camper delle grosse etichette con il nome di qualche fantomatico programma televisivo. Lo attrezzo con una telecamera e faccio finta di riprendere le loro interviste. Dico che stanno partecipando alla selezione per un nuovo Reality. Quando trovo le persone giuste, chiudo baracca e burattini e filo via.



Le selezioni durano circa un paio di giorni. Entrano nel Grande Sepolcro:



Boris, ventitré anni. Boris fa l’animatore turistico. Boris frequenta tutti locali di tendenza. Capisco subito di che tipo. Boris è Gay. In ogni Reality ce n’è almeno uno. Quindi il caro Boris ci finisce a pieno titolo.
Sarah. Ventott’enne dalle chiappe sode come la Nike di Samotracia. Scolpite a colpi di cazzo e fitness che insegna in una palestra. La sera quando non si fa pigiare dal suo ragazzo, studia per prendere il diploma di ragioneria. Adoro le ragazze che si fanno il culo.
Vittorio ha trent’anni. Faccia da babbeo, inutile e apatico. Un vero mollusco seccato al sole.
Hita, mulatta, bellissima, esotica. Deambulazione cadenzata e sensuale come un bradipo in hotpants. Una ragazzina di appena trentotto anni. E’ un angelo planato da Bogotà perché rimasto senza carburante. Ama ballare, la dieta macrobiotica, montare a cavallo di bipedi e quadrupedi. E’ disposta a fare qualsiasi cosa pur di entrare in televisione. Lo dice chiaramente. Me lo vuole prendere in bocca solo perché la riprendo con la telecamera. Io le dico che fa già parte del cast. Esagero, le dico che vincerà.
La selezione di Magda e Tommaso fa eccezione a quella di tutti gli altri. Mi ero fermato ad una piazzola di sosta per pisciare, quando vedo un’automobile ferma, i vetri appannati, con ombre cinesi all’interno, quando i fanali delle macchine che vengono in senso opposto e la illuminano. Dopo essermi scrollato, mi avvicino, apro lo sportello. Nell’abitacolo faccio conoscenza con Magda e Tommaso che giocano a scopa, Magda ha in mano la carta vincente, e Tommaso ne è felice. Temono che io sia un poliziotto. "No tranquilli," dico "non voglio farvi un verbale per atti osceni in luogo pubblico, anche se sinceramente lo meritate. Sto solo facendo delle selezioni per un nuovo Reality. Vi piacciono i Reality?" Mi confermano di sì con un cenno della testa, gli occhi corrono dalla fiocina che per puro caso mi ritrovo in mano, alla patta dei miei pantaloni rimasta aperta.



Il Grande Sepolcro è lo scantinato di casa mia. Un club per muffe del pleistocene, topi tanto lunghi che potrebbero avere anche otto zampe, scarafaggi così grossi da sembrare delle cabriolet. Ho passato un giorno intero a svuotarlo dalle migliaia di barattoli e contenitori vari. Quindici metri quadrati di vuoto squallore. Ci piazzo dentro quattro telecamere a circuito chiuso, un megafono, quattro microfoni, due fari da contraerea, che sparano dall’alto un fascio di fotoni da terzo grado cosmico e non lasciano scampo alla retina. Tutto è collegato alla sala regia allestita nel soggiorno. Depongo i partecipanti al gioco delicatamente come se fossero paste sfoglie sulla superficie di terra battuta. Sono tutti sotto l’effetto di Tavor. Un doveroso minuto di raccoglimento sulle tombe dei miei genitori e del mio fratellino sepolti sotto i miei piedi, poi di nuovo al lavoro. Chiudo le prese d’aria. Tappo tutti i buchi. Smonto la scala. Muro l’entrata.



Giorno I
Il primo a svegliarsi è Vittorio. Ha perso completamente la bussola. Non ha più coscienza di sè. Dopo di lui esce dal dolce sonno Sarah, sbatte le palpebre, i suoi delicati occhi grigi sono investiti da uno sciame fotonico, si porta la mani al viso. Poi si resuscitano tutti gli altri come un equipaggio in un volo interstellare, deboli, disorientati e storditi, eccetto Magda che rimane in ibernazione, forse le ho dato una dose troppo potente di sonnifero. Tommaso è su Magda, la scuote, la strapazza, la schiaffeggia, lo fermano, se non l’ha ammazzata l’overdose di Tavor ci pensa lui a farlo. Mi sembra di capire che non respiri più. Tommaso è sconvolto. Tutti sono sconvolti, ma Tommaso lo è di più. Io sono incazzato. Quella troia da morta mi rimescolerebbe tutti gli equilibri del gioco.
Dopo qualche ora tiro un sospiro di sollievo. Magda sembra si stia riprendendo, è tra le braccia di Tommaso che l’accarezza come una bambola di pezza. Magda sembra proprio a pezzi. Non riesce a stare in piedi come se le avessero disossato gli arti inferiori.
Vittorio fa avanti e dietro, destra e sinistra, contando la distanza tra una parete e l’altra, ma si dimentica ogni volta le misure e ricomincia, è un geometra impazzito. Hita piange, Boris strilla.



Giorno II
I morsi della fame e della sete sono insopportabili. Io ho fatto colazione solo due ore fa e già sento le pareti dello stomaco appiccicate, come se avessi qualcuno che mi aspira dal buco del culo. Sono due giorni che non mangiano né bevono lì sotto. Sullo schermo del mio monitor trasmettono un documentario di una muta di lupi che gira rasente le pareti dello scantinato. Nonostante avessi sigillato ogni più piccolo buco, chissà come un topolino smarrito ha alle calcagna sei giganti con pessime intenzioni. Boris nella foga lo calpesta. Quando alza il piede il topo è diventato un chewingum al ragù. C’è chi spinge Boris con una tale forza da proiettarlo contro la parete come se fosse fatto di polistirolo. C’è chi si avventa sul pasto sugoso. C’è chi lecca i piedi a Boris svenuto, con il sangue che gli esce dalla testa. Infine, non faccio nomi, c’è perfino chi lecca il sangue dalla testa Boris.



Giorno III
Sono un vero maleducato, non mi sono ancora presentato.
"Benvenuti nel grande sepolcro!" Annuncio.
La mia voce esplode metallica, deve rimbombare in quello spazio angusto come un rutto del dio tonante in una lattina di coca. Boris porta le mani alle orecchie, il frastuono è devastante.
Mi metto a ridere. Vittorio farfuglia qualcosa. Hita parla in spagnolo e capisco solo: "H...d..puta" Il mio spagnolo è arrugginito, ma la parola ’puta’ la conosco bene. Devo aver regolato male microfoni e megafono, c’è un’eco infernale lì dentro. Un rimbalzare di decibel stonati, un effetto Larseen di un millepiedi unghiato e incapace, che fa free climbing su una parete di lavagna.
"Per favore parliamo uno per volta. Hita, chi è che ti ha sputato?"
Mi chiedono chi sono io, mi chiedono dove si trovano, mi chiedono che fine faranno. I soliti interrogativi che si rivolgono a Dio. Io faccio come lui: non do nessuna risposta.



Giorno IV
Il ritmo si sta afflosciando un po’. Sarà che l’ossigeno comincia a scarseggiare. Butto là uno spunto di discussione politica:
"Che ne pensate dell’avanzata della sinistra europea che strumenti dovrebbe usare il centrodestra per riprendere terreno nelle coscienze politiche dei cittadini che tipo di impostazione politica avete vi piacciono i cannelloni ai funghi porcini e il manzo alla Bourguignon con contorno di patate novelle?" Non mi risponde nessuno. C’è una rissa, le donne intervengono. Sono tritolo gettato sul barbeque di una tranquilla cenetta in famiglia.
Vittorio rimane steso sul pavimento. Occhio sinistro aperto, occhio destro semichiuso, gamba sinistra verso est, gamba destra a sud ovest. In questo Reality le eliminazioni sono totali e spontanee. Vittorio è il primo ad essere eliminato. E’ rimasto nella stessa posizione per ore, vegliato dai suoi compagni, insidiati da cupe visioni di roastbeef, di bistecche all’osso. Nel silenzio, lo schioccare di lingue che deglutiscono eccessi di salivazione.
Del caro Vittorio ci rimangono solo dei pantaloni sbrindellati. Boris cerca di mangiarsi il cesto di capelli, ma sono troppo lunghi e stopposi e rimane strozzato. Non fa nemmeno in tempo a morire che già gli assaggiano i teneri polpacci.



Giorno V
L’aria è talmente rarefatta e viziata.
Nessuno a pensato a risparmiare fiato, solo a mangiarsi e mangiarsi e ancora mangiarsi.
Frank e Sarah parlano debolmente, si baciano, quando si staccano hanno le bocche insanguinate, si sono strappati le lingue a vicenda, si lasciano trascinare dalla corrente dello Stige, in effluvi rossi e caldi. Sarah striscia verso quei bocconcini, comincia a bere sangue dalle loro bocche, cerca di sniffare qualche molecola d’aria depositata nei loro apparati respiratori, inutile, muore anche lei. Non posso fare a meno di notare il suo bel culo che ha un fremito convulso, sembra che la morte abbia approfittato per darle un ultimo colpetto. Rimane solo Hita, in finale.
Hita allarga le gambe, indica qualcosa lì in mezzo, dice che mi amerà per sempre se la libero. L’idea di poter essere amati da Hita finché morte non la separi, mi fa sentire eccitato e tenero, mi sento un ragazzino al primo bacio con la compagna di classe, ho le coliche intestinali, i testicoli mi si arricciano come capelli bruciati.
Scendo al piano terra, sfondo l’entrata dello scantinato a colpi di piccone, quando cade il muro m’investe un pesante ghibli d’oltretomba, calo una scala, corro da Hita trafelato, il cuore mi sfonda la cassa toracica, vorrebbe raggiungerla prima di me, arriviamo insieme. Hita è rimasta appoggiata con la schiena alla parete, i capelli neri e scomposti rigano la fronte come colate d’inchiostro, il volto girato verso l’entrata, il mento reclinato sulla spalla sinistra. Deve aver sentito il rumore delle picconate, deve aver pregustato la tenerezza di tutto il nostro amore ancora nel nascere. La mano destra la tiene piegata, stanca, ad angolo retto, il dito indice punta ancora la terra promessa fra le sue gambe. Dalle labbra screpolate e semichiuse precipitano delle parole, un flebile suono, sembra un saluto di addio.



Non c’è un reality più reality del Grande Sepolcro. Esattamente come la vita. Ci ammazziamo l’uno con l’altro. Nessuno vince, tutti muoiono, nell’attesa che qualcuno lassù ci liberi dalla trappola in cui ci hanno risvegliato. Ma il passare del tempo ci convince che lassù godono solo a vederci crepare. L’unico sollievo da questo incubo è l’amore, ma quando lo chiamiamo a noi, il tempo ormai è scaduto.



Le selezioni per la seconda dizione sono già cominciate.

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