BLOG MENU:


M@rcello, 30 anni
spritzino di Padova
CHE FACCIO? Lavoratore
Sono single

[ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]



Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG


STO LEGGENDO

"Il mestiere di vivere" di Cesare Pavese.

"La Casa degli Spiriti" di Isabelle Allende.

HO VISTO

...il tempo scorrere,

STO ASCOLTANDO

Alla veneranda età di 30anni ho scoperto Mina...che vergogna!

Mangoni e Spinetti;

MadreDeus;

The Knife;

Celso Fonseca;

Il Teatro degli Orrori;

Domenico Modugno;

Roberto Vecchioni.

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

...una rendita.

STO STUDIANDO...

...me stesso.

OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata


BLOG che SEGUO:




BOOKMARKS


Crtitica musicale
(da Musica / Cantanti e Musicisti )



UTENTI ONLINE:




(questo BLOG è stato visitato 5538 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]

APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30


Tuesday, November 22, 2005 - ore 23:07


Giulia appena il tuo nome può bastare
(categoria: " Riflessioni ")



Trovare i suoi occhi e tutte quelle piccole imperfezioni che la rendono bellissima e accessibile.
Ossessione diventa ossessiva, un pensiero fino e sensuale. La sua pelle raggrinzita, sottile. Le rughe sotto gli occhi, il suo collo esile, sgraziato, un decoltè marcescente color del miele; la sua piccola testa di rettile.
E’ l’alba ed è un biancore quasi salino. Penso: la nostra indole infantile anche se ha subito modifiche non potrà mai essere estirpata, ma l’esperienza è razionale. E come posso non amare i cartoni animati giapponesi, come posso dimenticare Junior Tv, Kyashan, Harlock, il Galaxy, Indastria. Sono loro in certo senso ad avermi cresciuto, ad avermi dato una sensibilità, un modo di guardare le cose; e i miei genitori....i miei genitori non lo capiranno mai perché a quel tempo tornavano dall’aver inquinato il mondo.
Gabbiani, cigni di metallo e cieli azzurri, toast scaldati sulle bistecchiere, tappeti pieni lego e biglie di ceramica, un tepore che mi si abbandona addosso…Heidi. Il freddo giudizio predispone a grandi conquiste.

“…Hai gli occhi acerbi, hai qualcosa addosso come una specie di infelicità”. Mi dici (chissà dove l’hai letto).

“Sei come la morte che non tocca” io rispondo.

Sorridi...e solo tu sorridi a quel modo.

“…Chi è troppo abituato a stare solo non desidera altro e in certo senso lui stesso diventa artefice di una possibile solitudine, ovvero fugge dagli uomini. Credimi, vorrei ancora una volta ridere e scherzare con gente sconosciuta, interessarmi ai loro progetti, ai loro sentimenti; condividere spazi, odori, sensazioni, idee, esistenza. Ma non riesco. Non voglio, in tutto questo non trovo uno scopo.
Mi specchio: non mi riconosco. Trovo cose migliori nelle mani di altri, trovo mani di altri nelle cose migliori. Il sesso è diventato acqua fresca, una categoria mentale con la quale decifrare il mondo. Beh…forse lo è sempre stato. Questo tempo è violento, arrogante, superficiale (e anche questo forse lo è sempre stato) e l’unica cosa che mi riesce di fare è archiviare, collezionare, nascondere, rubare immagini e volti. La mia vita passa così, di mano in mano, destinata nei recuperi della memoria, nei maneggi della mia sconfinata e inutile fantasia, accanto ai miei preziosi desideri, alle mie superbe invidie: le donne, la fama, il lusso, gli alberghi, la vita intensa divisa tra gli affari e il divertimento, il successo, una traccia nel tempo: l’arte. Poi, (e questa è la cosa che più mi fa sorridere, restituendomi al tempo stesso la misura della mia mediocrità) come quando al cinema si fa luce e ci si guarda con quelle facce amare e disincantate quasi increduli che la realtà sia cosi invadente, mi trovo a comprendere che tra mille sogni e desideri, tra vane e inutili ricerche di talenti nascosti, di corse delle speranze, di verità tascabili, la più originale, sicura, unica, semplicissima cosa che desidero è quella di essere finalmente un “uomo”. Un uomo.

“………………”
“……………………………….”

“...Ma cosa significa essere “uomo”. Tu sai cosa significa essere “uomo”? Io non ne ho la benchè minima idea, continuo a chiedermelo ma mi sfugge. Significa forse trovare delle responsabilità? portare a termine le cose? probabilmente significa scegliere? aver qualcosa da proporre? una giornata? uno stile? o magari prendersi cura degli altri? interessarsi alle persone, al mondo, alla vita. No, no, niente di tutto questo. Essere uomo non significa. L’uomo è come un orologio di Cartier, un argomento fallace. La verità da miliardi di anni non è farsi lampo, è non avere abbastanza forza per accettare la nostra mediocrità. Ti chiedi mai quanto siano delicate le tue mani?.”

“…”

“…si…?”

“ Non capisco....”

“….”



“……no…no, non importa, lascia pure perdere, non vi è nulla da capire. E’ solo che la vita non è più bella come un tempo.”

Quella fu l’ultima volta che le parlai. Quella sua gentilezza puerile mi faceva un po’ tremare.


COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK