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Thursday, December 01, 2005 - ore 14:32


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(categoria: " Riflessioni ")



Dicono/dicevano:
il tempo è una modalità di funzionamento, una proprietà dell’universo, non esiste se non solo come nostra percezione.
I dati sono sensibili come una lingua in formazione, concetti complessi e costanti conservative.
Dalla terra sono nati gli orologi i pendoli e noi microscilliamo seguendo un limite che tende all’infinito.
Il vuoto il nulla l’assenza sono costanti universali.
La velocità è assoluta. (x=v*t).
Il tempo è un numero e i numeri sono anche negativi, ma il tempo non scorre all’indietro e si presenta in quantità piccole e indivisibili come in una pellicola audiovisiva. Nulla comunque ci vieta di far scorrere un filmato a ritroso per osservare così un moto conforme alle previsioni delle leggi fisiche.
Ma c’è anche chi dice/diceva che un sistema fisico evolve nel senso di maggior disordine.
Poi la rivelazione: i campi gravitazionali, i buchi neri.
Il tempo diventa/è diventato così: termodinamico, psicologico, cosmologico.
La causa precede l’effetto, passato e futuro sembrano/sembravano completamente determinati da leggi fisiche; prima della meccanica quantistica prevedere il futuro era un problema di calcolo non di principio.

Poi la Luce, in pieno spirito Cristiano, cambia/cambiò ancora le carte in tavola. E il banco allora vinse: relatività ristretta, quantistica, generale.
Il tempo è finito, e con il sole si può interagire solo ogni otto minuti sempre rispettando le linee estreme della velocità.
L’universo è finito, ma senza confini, incurvato su se stesso come un maniaco in depressione,
Una particella assolutamente ferma potrebbe essere ovunque nell’universo, esistono infiniti universi, ci piacciono le equazioni.
Poi ancora questi buchi neri dove avvengono cose piuttosto strane. Uno spazio tempo singolare, universi neonati, luce che si auto-organizza, astronauti che hanno visto il proprio tempo rallentare fino a fermarsi.
E per finire il Bing-bang la nuova origine dell’universo viene/veniva ucciso da Euclide. Lo spazio tempo è finito, il nostro tempo è immaginario e molto più reale di quanto potremmo mai vagheggiare.
Chiedo/chiederò/chiedesti scusa al mondo della tecnica, Chiedo/chiederò/chiedesti scusa a Voi/lor signori, ma la scienza è/fu ideologia, pura vanità, è/fu un misero atto di fede.
E’/fu, come ho sentito dire una mattina in fila davanti alla porta d’uscita del 15, “ottimismo da struzzi”.
In conclusione visto che amo le citazioni, visto che mi cibo di pensieri altrui, "visto che hai già visto come in pista i tuoi pensieri circolanti nella prassi sfocianò (L.Bonarini)”, riporto ciò che l’uomo di Catania canticchiava “…e il giorno della fine non ti servirà l’inglese”.



Mi squilla l’armonium…vi saluto amici.

[Liberamente tratto da un libro di fisica delle superiori quando, sedotto dallo stesso, me ne stavo “sotto un platano con una margherita in bocca guardando il fiume nero macchiato dalla schiuma bianca dei detersivi ”]


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