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Sunday, December 04, 2005 - ore 19:15
Opere finaliste categoria 3
(categoria: " Vita Quotidiana ")
---o---
Frammenti da: "L’Ultimo Natale"Killer:
“Quarantaquattro mila dollari. Non è poi tanto, in effetti, ma che volete farci: il lavoro è lavoro. Certo, un po’ mi ha deluso come cifra, ma in fin dei conti è giusta. Non era niente di impegnativo. Non dovevo far altro che andare lì e finirlo. Eppure per un attimo, un fottutissimo istante, un brivido gelido mi aveva trafitto da capo a piedi…”
B. N.:
“Sapete, anch’io pensavo di essere immortale. Ho letto da qualche parte, non ricordo dove, che ognuno di noi pensa di essere speciale, particolare, nessuno pensa mai di essere predestinato a soffrire, a essere la vittima di una catastrofe o anche di un più semplice e banale incidente. E allora perché mai avrei dovuto pensare io a queste cose?! IO che ho speso tutta una vita per rendere gli altri felici…”
Killer:
“…si, lo conoscevo, da molto tempo, ma non benissimo. Mi ricordo che un giorno, quando ero piccolo, passò anche nella mia città. C’era un’atmosfera strana, la senti che è strana. Capisci che c’è qualcosa che non va’, ma non capisci cosa. Così guardi meglio ciò che ti circonda, ascolti tutte le sensazioni che si appoggiano sulla tua pelle e senza saperlo costruisci un ricordo che ti resterà per sempre. Infatti posso sentire ancora adesso la musica troppo acuta che riempiva l’aria…”
B. N. :
“Un VIP. Vi rendete conto? Se già un semplice “mortale”, appunto, si crede Immortale, IO, che sono un Personaggio Very importante, non potevo immaginare di morire. Proprio mentre preparavo il mio solito tour mondiale. Ora vi racconto meglio com’è andata: ero sul tetto di una casa a tre piani giù nel Kentakuy. Ero lì con i miei inseparabili collaboratori, stavamo prendendo le misure per i cavi elettrici e le luci. Senza di quelle non posso muovermi…”
Killer:
“…e stavano tutti lì a guardare per aria i colori, le luci a intermittenza, il suo palco. Mia madre mi teneva per mano. Poi vidi i miei amici, così corsi da loro. In pochi istanti eravamo già sotto il palco. La mia prima fuga, la prima. E l’avevo fatta proprio per lui, per vederlo. Sono queste le cose ironiche della vita. Come potevo sapere che anche l’ultima sarebbe stata causa sua?!..”
B. N.:
“…è semplice, voi non c’avete mai pensato, forse, ma è così. La slitta vola, certo, ma noi ci si sposta sopra i cavi delle illuminazioni. Cerco di far riposare il più possibile le mie renne, stanno invecchiando pure loro e cominciano a lamentarsi del mio stato di forma. Avran poco da ridire ora. Ma dov’ero rimasto?! Ah si, ero su quel tetto e faceva un freddo cane e ad un tratto ho sentito qualcosa di ancor più gelido appoggiarsi alla mia nuca e una frase: “Allora, sono stato un bambino cattivo, babbo natale?!” e poi, bhe, eccomi qui…morto”
Killer
“Lo so, non è stato un gran che come frase, ma trent’anni prima non mi aveva cagato di striscio quel pezzo di merda! Sono cose che ti segnano! Essere ignorato da Babbo Natale davanti a tutti. Da quel giorno ho avuto parecchi problemi relazionali per quell’episodio. Per quello e per il fatto che sono un killer professionista. E soffro di aerofagia. Ma principalmente per il fatto di Babbo Natale credo. È stato un piacere puntargli il silenziatore alla testa e fargliela esplodere in mille pezzi. Certo, non pensavo poi di venire investito da una slitta e 8 renne. Soprattutto perché…”
Le Renne:
“…l’abbiamo assunto noi, si. E allora?! Avevamo avvertito più e più volte il boss di dimagrire un pochino, di smettere di mangiare tutto il tempo dell’anno, di fregarsene del peso. Gli avevamo anche regalato un abbonamento annuale in palestra. Niente. Lo abbiamo avvertito per l’ultima volta: “O perdi qualche chilo o te lo facciamo perdere noi.” Ci aveva riso in faccia, avete presente no, quella sua solita grassa risata. E adesso è morto! Allora Boss, chi ride adesso?!? Eh?! Prova a ridere adesso! Boss!! Ahahha, uahauh! Ah, perché abbiamo ucciso il killer? Bhe, siamo renne, non c’abbiamo mica 44mila dollari! E poi odiamo fare brutta figura, come glielo spiegavamo l’assegno a vuoto?! Nono, è stato meglio così… uhauha!”
Fine.
--o---
Il Natale di...Lo Scrittore si aggirava per la città, frugando in ogni angolo possibile alla decenza di un uomo di lettere..
Fondamentalmente, ci mancava poco che frugasse nei cassonetti, e per fortuna il gelo ghiacciava il fetore delle raccolte differenziate mal funzionanti.
Lo Scrittore cercava l’IDEA..Da quando aveva cominciato ad avventurarsi per le vie fatte di macchine da scrivere prima e di Office 97 (e successivi) poi, la ricerca ossessiva dell’Idea lo tormentava..Aveva bisogno di idee per poesie, articoli, saggi, racconti, romanzi e lettere.. E ora cercava una buona Idea per il Racconto di Natale..
Già, il Racconto..Era una delle cose per cui era famoso anche sotto l’Adige.. Da quando sapeva tenere la penna in mano ne aveva scritto uno..
Era cominciato nel ’62 all’età di dieci anni, su stimolo/imposizione della maestra....e da allora ci aveva preso gusto...medie superiori, università, giornale.. Uno all’anno..Per la gioia di insegnanti, genitori e grande pubblico. Ma l’idea non veniva e lo Scrittore la cercava.
Non era la prima volta, e non era assolutamente preso dal panico. L’idea sarebbe venuta, anche se era il 18 dicembre e il direttore aveva telefonato già due volte...Ancora 7 giorni e 3 chiamate a disposizione.
Sapeva dove cercare...Quando aveva dovuto scrivere della vita d’ufficio, l’idea si era nascosta nel caffé delle macchinette. Quindi, l’idea del Natale era lì fuori, trascinata dal vento gelido, nascosta in una vetrina addobbata o sotto l’albero in piazza. Da qualche parte..
Di certo l’aria era piena di idee usate..C’era quella del Natale degli innamorati (1974)che usciva sotto forma di condensa dal bacio di due giovani avvinghiati in un’unica espirazione vaporosa..Tra le pagine di LOTTA COMUNISTA si nascondeva il Natale in casa Smirnov (1989) e tra gli addobbi della Rinascente il Natale di Berlusconi (1995)
Operai, drogati, punk, barboni e perfino i commercialisti avevano avuto il loro Natale...Tutti?
Forse dalle bancarelle era uscita l’Idea giusta..Lo Scrittore non perse tempo..si infilò nel primo bar con l’urgenza di chi non ha tempo neanche per ordinare un caffé, e si buttò sul tavolino più vicino con la penna in una mano e l’inseparabile Moleskine nell’altra..Le parole scorrevano veloci..L’Idea era talmente magnifica da oscurare la sua semplicità.. Come aveva fatto a non pensarci prima...cominciava con..:"C’era una volta una coppia persa nella notte.. Entrambi portavano un fardello, ma erano felici..Lei, infatti era incinta e prossima al parto, lui trascinava l’asinello su cui stava la moglie gravida..."
"NO!" gridò lo Scrittore per lo stupore degli astanti...Stava scrivendo qualcosa di già fatto...il Natale del Presepe (2001)..solo quattro anni prima si era giocato il jolly dell’ Ovvio-ma-non-te-lo-aspettavi..e adesso era al punto di partenza..Considerando che si era giocato anche il Natale dei ritardatari (1993) poteva a buon diritto considerarsi nella merda.
Scaldato da una cioccolata consolatoria ma priva di spunti, lo Scrittore risolse di tornare a casa.. Magari una piccola Idea da due soldi, impietosita, sarebbe saltata fuori dalla cena, o dalle parole semi-comprensibili del figlio adolescente, che come i suoi pari esternava fonemi con il gergo della sub-cultura di riferimento (o almeno questo si ricordava delle parole illuminanti pronunciate dallo psicologo donnaiolo quando avevano parlato -appunto- del linguaggio dei "ggiuovani" su Telerete).
La macchina avanzava lentamente, causa traffico, e per fortuna il cielo plumbeo non sembrava voler infierire con neve (Bianco Natale, 1966) sulla martoriata viabilità periferica. Lo Scrittore guidava meccanicamente, evitando di pensare. Di tanto in tanto il suo sguardo si sollevava, cercando di vedere la fine del serpente motorizzato. Che coincideva con la più grossa Idea mai vista. E questa era quella buona. Arrivato a casa scrisse il racconto di quell’anno. Un racconto semplice, frammentato, non di ottima qualità ma di sicuro effetto sul pubblico..il titolo?
L’iKea di Natale (2005)
---o---
- Senza titolo -Prima, seconda, terza "Oleh ho messo la terza" disse fra se Nando che da un’ora era in coda in tangenziale. L’antivigilia di natale lo vedeva impegnato nella missione regali. Il più era fatto, padre e madre sistemati, doveva ancora accontentare il fratello Patrizio dodicenne, undici anni più giovane, che desiderava la playstation. La meta era il centro commerciale Errelunga, qui la console costava 15 € meno che altrove. Finalmente l’uscita della tangenziale, via verso il parcheggio seminterrato, si apre la sbarra, scende; ovviamente è saturo. Miracolo di Natale, Nando riesce a parcheggiare! Sale con la scala mobile al reparto giocattoli e avanzando tra la folla si rende conto che la viscosità umana è elevatissima. "Meglio fare alla svelta e fuggire!". Missione compiuta, finalmente fuori a rimirar le stelle.
Coda anche al ritorno, Nando pensava al sorriso del fratello quando all’indomani avrebbe usato il tanto agognato dono, si era già fatto prestare dai compagni di scuola i giochi. Bloccato, il traffico non scorre neanche all’antivigilia di natale, meditava sul primo regalo che aveva fatto al fratello, un parcheggio dove far correre le macchinine, con due rampe: "arriva la gt-turbo, alzo la sbara, scende la rampa forte, più forte, e parcheggia, escono il paolo e la mamma e camminano e poi tornano e su per la rampa piano, io alzo la sbara" così diceva il fratello, lo ricordava ancora nonostante fossero passati sette anni, l’aveva ripetuto fino all’epifania, come fosse una specie di mantra.
Parcheggiata la sua uno turbo, Nando sale la rampa delle scale si apre la porta di casa ed entra.
"Distendermi, ho bisogno di rilassarmi, il traffico mi stanca", pensava e si buttò sul divano….passavano donne bellissime, in sete, altere, passavano donne bellissime, in sete, altere…si svegliò al suono di questa canzone; era ora di cena. A tavola Nando e il fratello non si parlarono, la famiglia era devota alla televisione che spiegava come a Natale ci si possa anche abbuffare con ogni porcheria, perché si diventa tutti più buoni a mangiare il cibo buono. Questa notizia allietava la cuoca, mamma Assunta, che già aveva cominciato a preparare il cenone di Natale, e spiegava ai figli poco attenti, l’insuperabile bontà della sua faraona in brodo.
Parla e parla arriva la mattina di natale, si scambiano gli auguri, si aprono i regali, al babbo la cravatta, alla mamma il reggiseno, o viceversa??? Non importa… il piatto forte, oltre alla faraona che si sbrodolava nel suo stesso brodo, era riservato al Patrizio. Gli occhi gli luccicavano quando vide apparire da sotto la carta regalo la confezione della playstation, il sorriso scoprì il maestoso apparecchio ortodontico e poi Patrizio gridò forte "Urrah, era ora, me la attacchi Nando, dai veloce, veloce".
"Sì, ma almeno: "Grazie fratello negro" puoi dirlo", disse Nando contento che il fratello fosse contento.
"Grazie fratello ti voglio bene e anzi ti sfido!".
"Come mi sfidi?"
"Sì Nando giochiamo a calcio"
"Ma se fuori nevica" disse Nando ingenuamente.
"Mona, al calcio della playstation".
"OK". "OK".
Parte la sfida, tra i due non c’è partita, Nando completamente digiuno di videogiochi, viene surclassato dalla classe cristallina del fratello dodicenne che tra veroniche, tunnel, rovesciate batte il grande Napoli, squadra scelta da Nando, venti volte. Il minore dei fratelli non pago delle innumerevoli vittorie irride il maggiore con lunghe ole e corse attorno al salotto con la maglia che copre il capo, come insegna Ravanelli.
A Nando viene il classico attacco di bile, scaglia il fratello sul divano e comincia la lotta, ma una lotta senza botte, fatta di spintoni e sberleffi. Mentre i due si scontrano fraternamente, entra in salotto la madre che ammonisce entrambi con la definitiva frase "La faraona è in tavola, venite a mangiare" suggello finale al Natale della famiglia Carnevale
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