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martedì 17 giugno 2003 - ore 22:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ci sono sere che vorrei guardare

Ci sono sere che vorrei guardare
da tutte le finestre delle strade
per cui passo, essere tutte le rade
ombre che vedo o immagino vegliare

nei loro fiochi santuari. Abbiamo,
sussurro passando, lo stesso sogno,
cancellare fino a domani il sogno
opaco, cruento del giorno,

li amo anch’io i vostri muri pallidamente fioriti,
i vostri sonnolenti acquari
televisivi dove i lampadari
nuotano come polpi,

non c’è niente che mi escluda tranne la serratura
chiusa che esclude voi dalla paura.
(Giovanni Raboni)

...Sta sera ho incontrato questa poesia e l'ho trovata proprio carina...

La prima parte mi ricorda quando da bambina(anche se ammetto che talvolta lo faccio ancora oggi)
guardando le case ed intravedendo qualche oggetto,luce,ombra o persona,iniziavo ad immaginare la vita di quella famiglia a tessere una storia...

Il finale della poesia è un po' meno sereno ma mi piace ugualmente perché riporta alla luce una cosa sulla quale ho riflettuto molto e cioè "la paura dell'estraneo".L'ospitalità come l'intende Levinas è una dimensione quasi utopica.L'uomo d'oggi,"cittadino del mondo"è incapace di essere "cittadino a se stesso"...e il fatto di vivere in un villaggio globale ma non riuscire a creare una rete prossimale di relazioni autentiche penso che crei una forte angoscia esistenziale...

Come sarebbe bello poter cambiare un po'le cose!
...che spetti a me iniziare nel mio piccolo?

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