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Wednesday, December 07, 2005 - ore 12:05
pezzi di carne
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Altre città, fatte di gente che si nasconde nel buio. Gente che lo cerca, il buio, per non vedere nello specchio il riflesso di quello che sono.
«Nel mio lavoro ne vedo tanta di gente, e ormai non mi meraviglio più. Ma loro… loro mi fanno davvero pena».
Dopo che ti fanno aspettare 9 ore per portarti a destinazione, sei stanca e arrabbiata. Ma sei soprattutto contenta di aver finalmente finito di essere nelle mani di qualche compagnia aerea. Per qualche ora il tuo tempo è dipeso da loro, e le tue ore sono state sprecate come normale routine.
Giri per gli aeroporti, centri commerciali senza coordinate, e ti rendi conto che se ci fosse solo gente con poco tempo, gente che corre, se gli aerei fossero in orario… di cosa vivrebbero le boutique di vestiti, profumi, cibo, gioielli, musica e cellulari?
Troppe ora da trascorrere, troppo poco tempo per uscire nella città. Sei costretto a stare lì, sei costretto ad aspettare. Cammini, osservi, dormi, mangi, ascolti, leggi.
Pensi.
C’è un senso di impotenza che mi prende lo stomaco e mi gonfia il fegato di rabbia.
E’ la stessa sensazione che avevo da piccola, quando chiedevo “perché?” e mi veniva risposto “perché di no”.
«Ho cercato anche di aiutarne qualcuna, perché mi ci ero affezionato, era giovane e mi si stringeva il cuore. Siamo andati insieme dalla polizia. Ma poi lei pensava a suo figlio e alla sua famiglia ancora a casa, e aveva paura per loro. Perché quei maledetti le tengono legate con la paura. E col bastone».
Sembra proprio essere la sensazione di questa giornata, anche adesso che sta finendo. Anche nel racconto di altri c’è rabbia per la voglia di fare qualcosa e l’impotenza. Sapere che hai ragione, che le cose non devono andare così, e sentirsi come quando si blocca l’ascensore e tu sei dentro.
Ascolti sbigottita mentre la corriera va, le macchine sono poche, ai lati della strada buio pesto. E lui che ti racconta, al volante, ha gli occhi lucidi dalla stanchezza e dalle ore di code e traffico.
«cosa vuoi, appena gli dai un attimo di attenzione… vengono trattate come pezzi di carne, come merce da usare. Quando ti interessi a loro e gli restituisci un attimo di umanità… hai tolto il coperchio alla pentola e adesso ti esplode addosso».
Ne incontra spesso, e tante, nei suoi giri notturni tra tangenziali e statali.
Ad una ha chiesto com’era stata la prima volta che l’avevano obbligata ad avere un rapporto con un cliente. Il suo primo cliente.
«mi ha raccontato che era spaventata e arrabbiata per essere lì ed esserci costretta. Ed è scoppiata a piangere. “ e sai qual è la cosa che mi ha fatto più male? ” mi ha detto “ che io piangevo e quello sopra di me continuava ad andare su e giù, a fare tutti i suoi comodi senza nemmeno rallentare un po’. Mi guardava, mi vedeva piangere, e non ero nulla per lui. Ha continuato, ha finito, mi ha pagata e se n’è andato ”.
Faccio da tanti anni questo lavoro, ma certe cose…»
Pezzi di carne.
Uomini senza umanità che la tolgono a ciò che toccano.
Re Mida di oggi.
Come fanno ad alzarsi dal letto la mattina dopo?
Mi tengo la mia rabbia, il mio fegato ingrossato e la mia paura. E torno a casa.
Ho qualcuno che si preoccupa per me, e un letto tutto mio.
E se chiudo la porta, il resto continua a rimanere di fuori.
La valigia magari la svuoto domani.
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