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Friday, December 09, 2005 - ore 15:20
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ho deciso: il mio futuro pargolo nascerà in acqua!
Sempre che la sua mammina sarà d’accordo... 
L’uso dell’acqua nel travaglio di parto può essere considerato come un ottimo analgesico naturale, in quanto il calore non rimuove il dolore ma ne modifica la percezione.
Il bimbo che nasce in acqua si ritrova protetto come nel liquido uterino, non è soggetto a tutte le manovre invasive dell’eccessiva medicalizzazione ospedaliera e viene accolto in un clima sereno al riparo della rigidità del mondo esterno.
Contrariamente a quanto si pensa, un neonato può sopportare la carenza di ossigeno più a lungo di un individuo adulto, soprattutto nelle primissime ora di vita, poichè il cordone ombelicale continua a funzionare per molti minuti dopo la nascita, quindi non andrebbe reciso subito dopo che il bambino è stato espulso. In acqua il neonato continua a respirare galleggiando dolcemente, attraverso gli scambi gassosi del cordone ombelicale, fino a quando non affiora in superficie ad una temperatura che favorisca i primi atti respiratori.
Dopo il parto, il bimbo può restare in acqua con la madre ed essere allattato al seno in attesa che la placenta venga espulsa spontaneamente: ciò produce un contatto fisico più incisivo.
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