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Sunday, December 11, 2005 - ore 19:10
10.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Una semplice parola. Ma ne fui completamente colpito. Era decisamente un’ipotesi plausibile. Terrificante ma plausibile. E sembrava poter spiegare molte cose. Ma la domanda da porre era una sola:
- Perché?
- Cosa vuoi farci… anche Dio si stufa di giocare. Tu dovresti sapere meglio di ogni altro quanto la situazione stia lentamente diventando ingestibile, sia sul fronte umano che su quello “celeste”. Suppongo che il grande capo si sia stufato di fare da padre a tutti quanti, di rincorrere i bambini discoli e di riportarli all’ovile prendendoli per l’orecchio… No. La cosa sta diventando troppo complicata; meglio un bel colpo di spugna e ricominciare tutto da capo, magari dalla preistoria, con una vita più tranquilla.
- Mi stai dicendo che Dio sta pensando di andare in pensione?
- Più o meno… sì.
- E tu cosa c’entri con tutto questo? Come lo sai?
- Hai idea di cosa voglia dire sterminare, suddividere, giudicare e schedare sei miliardi di esseri umani? Non è certo roba facile… nemmeno per Dio. Avrà bisogno di parecchio aiuto, dell’attivazione di quasi tutti i suoi “collaboratori”, e indovina chi coordinerà il tutto?
- Tu?
- Già. In qualità di una delle entità più potenti del creato, sarò io – come accade da sempre; anzi, è proprio questo il mio compito – a fare il lavoro sporco per Dio; ad operare lo sterminio. I miei più stretti collaboratori saranno Morte, Ares, Fame e Pestilenza, come vuole la tradizione, ma quasi tutti gli angeli e i demoni saranno coinvolti nell’operazione. Sarà davvero una cosa in grande stile.
- Quando sarà? – dissi io, che solo in quei momenti cominciavo a realizzare la vera portata degli eventi che si preannunciavano, e ad averne paura.
- Presto. Da una decina di anni sono stato messo in preallarme. Tra poco dovrò mettere al corrente della cosa i miei più stretti collaboratori,s e non hanno già intuito qualcosa.
- Ma, se tutto è già pianificato, se tutto finirà presto, perché lottare? Perché tutto questo casino intorno alla bambina? D’accordo, è la figlia del demonio, ed è una grossa irregolarità, ma a questo punto… chissenefrega! D’accordo, Dio, perfettino com’è, avrà voluto sistemare comunque la questione, ma perché tutto questo mistero… il tuo coinvolgimento, la mancanza di un ordine di morte… tutto questo casino, come si spiega? Chi diavolo è quella bambina?
Shatian si alzò e andò alla finestra.
- Quella bambina è la salvezza del mondo – disse.
Vi fu un silenzio carico di speranza e di incredulità.
- Quella marmocchietta? Cosa potrà mai fare contro il più potente spiegamento di forze celesti che si possa concepire?
Shatian si voltò.
- Quella “marmocchietta”, come al chiami tu, è certamente il più potente incrocio tra uomo e entità che abbia mai calcato la polvere di questa terra. La miscela con cui è stata creata è talmente esplosiva che, in futuro, potrebbe addirittura rivaleggiare con lo stesso Dio.
Si avvicinò al caminetto. Poggiò una mano sul bordo superiore in cotto e chinò la testa.
- Da migliaia di anni mi preparo a questo momento. Migliaia. Ho provato decine di volte ad ottenere un incrocio umano perfetto. Migliaia di anni di tentativi falliti, di figli abbandonati per strada, di dolorosi sforzi e tragiche separazioni. E poi lei; un incrocio “casuale” genetico perfetto, proprio alle soglie dell’apocalisse… No, quella bimba è la nostra sola speranza.
- “Nostra”? Shatian, cos’hai in mente?
Sorrise amaramente.
- Hai provato a pensare a cosa accadrà a noi quando tutto sarà finito? Niente più svaghi terrestri, niente più tentazioni, niente più caccia ad entità disertrici… solo migliaia di anni a badare alle anime petulanti dell’inferno. Riesci a pensarci? Sarà peggio della prigionia.
- E cosa vuoi farci? Vuoi ribellarti? Hai presente contro chi giocherai questa partita? Devo forse ricordarti cosa è successo l’ultima volta che hai provato a fargli uno scherzetto del genere?
- Questa volta sarà diverso.
- E cosa te lo fa pensare? Come pensi di poter battere un essere onnipotente?
- Anche Dio deve rispettare certe regole; in particolare una.
- E cioè?
- Il libero arbitrio. Quello è il suo tallone d’Achille. Troppa gente non vuole questa apocalisse: gran parte delle entità e degli esseri umani. Se disapproveremo e ci ribelleremo tutti insieme, non potrà non tenerne conto.
- E come pensi di poter coordinare una tale massa di persone?
- Proprio qui entra in campo mia figlia. Lei dovrà essere per gli umani un nuovo Messia, dovrà vincere l’impresa impossibile di convincere tutti loro che la loro fine è vicina, e che dovranno ribellarsi. Dovrà convincerli di tutto ciò senza essere presa per pazza.
- E pensi che ci potrà riuscire?
- Grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, alle sue capacità e a te, sì.
- Ecco. Cosa diavolo c’entro io?
- Tu dovrai prenderla con te e farle capire nel profondo la vera essenza della condizione umana; essenza che sfugge a me, a te e a lei, ma senza la quale la sua missione potrebbe dichiararsi persa in partenza.
- La vera essenza della natura umana eh? E come pensi che possa dargliela? Come giustamente hai detto tu, io non la conosco, e non possiamo certo andarla a chiedere a Dio!
Ero spaventato da quella prospettiva. Era una responsabilità troppo pesante, che non volevo; un compito troppo arduo per essere assolto
- Ma poi, anche se fosse possibile, perché io? Perché, da bravo paparino, non la accompagni tu a scuola?
- Primo perché mi tengono d’occhio, e ho del lavoro da sbrigare.
“Come se io, la notte di Natale, non ne avessi!”, pensai io con un po’ di stizza.
- Secondo, perché tu sei l’unico che, anche se solo per stanotte, puoi giocare con le lancette del poco tempo a disposizone e trovare tutte quelle entità che potranno spigare la vera natura umana alla bimba. Sei un cacciatore d’entità dopotutto…chi meglio di te potrebbe assolvere questo compito?
Aveva ragione, naturalmente.
- Okay, okay, frena. Perchè dovrei poi fare tutto questo? – chiesi scettico.
- Per non finire anche tu per l’eternità a fare da barcaiolo nello Stige? – disse Shaitan sorridendo. Mi conosceva troppo bene, sapeva che non avevo scelta; era inutile stare lì a tirare sul prezzo.
In silenzio, mi alzai dalla poltrona, rigirando nelle mie mani il bicchiere di Scotch vuoto. Shaitan era ancora appoggiato al caminetto. Andai vicino al mappamondo.
- Non sarà facile. - dissi
- Non ho mai pensato che lo sarebbe stato.
- Avrò bisogno di aiuto. E copertura. Se i piani alti mi hanno ordinato proprio oggi di uccidere te e la ragazzina è ovvio che hanno già fiutato qualcosa, e certamente mi metteranno qualcuno alle calcagna.
- Sì, qualcosa sanno, è inevitabile – ammise Shaitan. – Fortunatamente anch’io ho le mie fonti e i miei poteri, e sono riuscito a cancellare il nostro nome dalla lista di Morte appena in tempo.
- Spero che tu ne abbia davvero tanti di poteri, perché dovrai usarne parecchi per coprirmi le spalle.
- Farò il possibile per aiutarti. Ho tutti gli interessi a far sì che la tua missione vada a buon fine.
Mi fermai un secondo a riflettere. L’idea di scarrozzarmi quella bambina correndo come un indemoniato su e giù per il globo non mi allettava affatto. Tuttavia, non avevo molta scelta.
Esisteva la possibilità che fosse tutta una bufala; che Shaitan mi stesse ingannando. Ci pensai, ma non vidi il movente di un tale inganno. Inoltre, la sua versione dei fatti era perfettamente credibile, e rispondeva a tutti i dubbi che fino ad allora mi avevano attanagliato sulla questione. Pensai a qualche altra versione dei fatti che potesse spiegare tutto quel gran casino. Non la trovai.
"Maledizione!" pensai. Ero certo che me ne sarei pentito.
- Accetto. – dissi.
- Sapevo che lo avresti fatto – e mi posò la mano sulla spalla.
Allora chiamò la figlia, e gli disse che avrebbe dovuto seguirmi per quella notte. La bambina fece comprensibilmente qualche resistenza, ma alla fine ubbidì. Poi fu mandata a prepararsi e io e Shaitan rimanemmo ancora soli.
Mi porse una busta.
- Questa è una lista delle entità che io credo tu dovresti cercare. Ho anche inserito, per ognuno di loro, il recapito più recente che sono riuscito a trovare, ma non è detto che basti.
Presi la busta dalle sue mani.
- Perché non mi hai parlato a Cracovia? Avresti risparmiato tempo e evitato rischi inutili – chiesi.
- Dovevamo rimanere “vivi” tutti e tre, ma in quella condizione era impossibile che nessuno ci rimettesse le penne. Lo sai benissimo; se mi fossi avvicinato e ti avessi spiegato tutto mi avresti sparato subito dopo esserti fatto un grassa risata. Solo ora, che hai visto cosa c’è dietro, sei pronto a capire. Avresti comunque ucciso qualcuno quella sera. Ovviamente io non potevo rimandarti al creatore, e la bambina si sarebbe certo persa nel limbo tra vita e morte che ho dovuto oltrepassare dopo che mi hai sparato.
- Ma come eri sicuro che non l’avrei uccisa?
- Beh… questo lo lascio scoprire da te.
In quel momento al bambina rientrò. Aveva smesso il suo pigiama di flanella e ora aveva indosso un cappotto pesante e un berretto di lana.
Shaitan le sorrise, si chinò e la baciò sulla fronte.
- Adesso và col signore - disse.
- Sì papà – disse, obbediente, la bambina.
Guardò verso di me. Sorrisi come si sorride ai bambini, mescolando sincerità e invidia. Le porsi la mano. Lei la guardò ma non la prese. Aveva carattere.
Mi avviai verso l’uscita. Lei mi seguì. Le aprii la porta e la bimba uscì dalla stanza.
Stavo per uscire anch’io, ma sulla soglia mi girai a guardare Shaitan. Stava ancora in piedi vicino al camino, in un espressione fiera e triste da genitore che vede il proprio bambino andarsene per un lungo viaggio.
Mi guardò.
- Si chiama Eva. – disse, in un filo di voce.
Gli feci un cenno d’intesa.
Allora uscii dalla stanza, con la strana convinzione di aver visto una piccola lacrima, furtiva e traditrice, risalire dall’abisso dell’occhio di Shaitan e urlare sfacciata, come un bimbo appena nato, la sua presenza al mondo.
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