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Monday, December 12, 2005 - ore 17:16
Nessuno allo stadio (satellite’s in every home)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Una volta c’era Paolo Valenti e c’era
90imo minuto. Le partite venivano giocate tutte alla stessa ora, quando una di loro veniva spostata, era sintomo di problemi di portata nazionale, come ad esempio il passaggio di Pippo Baudo su Canale 5, l’allora ministro Martelli sospettato di aver arricchito il suo tabacco in Kenia. La Pay TV ci ha abituati a termini come
anticipo e
posticipo, che in gergo significano una grossa rottura di coglioni.
- chi gioca la
schedina (sì, il Totocalcio esiste ancora) può essere candidato all’infarto per ore, attendendo il risultato che lo sblocca
- il
clero, come categoria, è incazzato, ma di brutto. Prima le persone avevano poche scuse per disertare la Chiesa. Andavi allo stadio? C’era la messa del mattino. Eri in gita domenicale? C’era la messa della domenica sera. Andavi in trasferta? C’era la messa del sabato. Ora si gioca a qualsiasi ora. Voci autorevoli affermano che
Murialdina - Real Madrid, infatti, verrà giocata nel privee di un lap dance da una
seleçao delle migliori spogliarelliste
- le
mogli o fidanzate sono rassegnate o, viceversa, matematiche calcolatrici del tempo libero dai compagni
C’è una categoria di persone, però, almeno inizialmente felicissima della
diaspora dei fischi d’inizio: i
gestori di locali.
Una parabola (non evangelica), un decoder, un costosissimo abbonamento per pubblici esercizi ed il gioco è fatto: qualsiasi locale, dal
Bar Mery al ristorante
Chez Antonello può diventare la succursale di uno stadio.
Molteplici sono i lati positivi:
- Il tifoso non ha grosse spese di benzina, che può spendere in una maggiore quantità di
alcolici, che non ti verranno offerti insieme ai popcorn da un ragazzino ma, più spesso, da avvenenti cameriere
- Il baldo
ultrà non si sentirà
discriminato. Nessuno lo disturberà per un accendino di troppo in tasca, o per un coltello, che potrà addirittura trovare al tavolo, seppure non abbia ancora trovato una
pizzeria con coltelli a serramanico- Per urlare
cori e bestemmie non saranno presenti gli effetti collaterali tipici dello stadio (mal di gola) o quelli di casa propria (genitori, parenti, bambini sequestrati in cantina in attesa del riscatto)
- Una volta
diffidato dal locale, al simpaticone tifoso basterà percorrere qualche centinaia di metri, fino alla parabola successiva. Spesso, tifosi ubriachi sono per questo motivo entrati in
via Anelli trovando un pasto caldo ed una famiglia adottiva che li ha avviati a lavori sempre più eccitanti
Tutti questi vantaggi sono, però, appannaggio di pochi esagitati. All’italiano medio, che guarda al massimo una partita ogni paio di settimane, questa soluzione crea spesso problemi
- non tutti i calcio-maniaci riescono a muoversi da soli verso il locale. Ecco quindi una certa
dominanza femminile. Questo provoca eventi spesso imbarazzanti. Ho visto donne estrarre
cartellini viola dalla borsa come segno di disprezzo verso l’arbitro. Erano assorbenti. Altre volte senti gridare
fuorigioco solo perché il loro vicino di tavolo sta allungando le mani più del dovuto. Un dramma.
- nei locali
è vietato staccare e lanciare le sedie. Così viene a mancare una delle più classiche abitudini dello stadio
- molti vorrebbero indossare la
maglia con i colori sociali ma temono il
parcheggio unico, a maggiore rischio scontri e, soprattutto, la
figura di merda se a fine partita si prospetta la serata più elegante del mese
- in un locale pubblico, generalmente, spunta il cartellino rosso in caso di
rutti e scoregge:
una partita senza flatulenze è come un Natale senza albero- in caso di
tutto esaurito non si possono sfondare i cancelli- i
fumogeni non sono bene accetti, soprattutto da
SirchiaMa, soprattutto, per la legge di Murphy,
il rompicoglioni che sta in piedi sarà sempre davanti a te. Qualcuno faccia resuscitare Paolo Valenti. Vi prego.
LA PARTITA DI PALLONE - RITA PAVONE
Perché perché
la domenica mi lasci sempre sola
per andare a vedere la partita
di pallone
perché perché
una volta non ci porti anche me.
Chissà, chissà
se davvero vai a vedere la tua squadra
o se invece tu mi lasci con la scusa
del pallone
chissà, chissà
se mi dici una bugia o la verità.
Ma un giorno ti seguirò
perché ho dei dubbi
che non mi fan dormir.
E se scoprir io potrò
che mi vuoi imbrogliar
da mamma ritornerò.
Perché perché
la domenica mi lasci sempre sola
per andare a vedere la partita
di pallone
perché, perché
una volta non ci porti anche me.
Una volta non ci porti anche me
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