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Tuesday, December 13, 2005 - ore 16:14
la fabbrica di cioccolato
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E sempre difficile parlare male di un film di Tim Burton, ma questa riedizione de "La fabbrica di cioccolato", film del 1971 interpretato da un irraggiungibile Gene Wilder, poteva essere lennesima fiaba trasposta sul grande schermo dal creatore di "Big Fish", "Nightmare Before Christmas" ed "Edward Scissorhands", ed invece risulta un lungometraggio imbarazzante.
Fortuna vuole che proprio questa mattina Canale 5 abbia trasmesso il film originale quindi il confronto con la versione di Burton può essere più preciso ed appropriato. Partiamo dagli aspetti positivi che permettono di trascorrere quasi due ore di visione senza noia (anche se i bambini allintervallo del film già sbadigliavano e al termine i giovani spettatori manifestavano ai genitori tutto il loro disappunto per non essere andati a vedere "Sponge Bob".). La regia di Burton è come sempre impeccabile, gli stacchi sono precisi e le riprese della fiabesca fabbrica sono sempre puntuali a focalizzare i "dolci" particolari. Anche le riprese sulle coreografie degli intermezzi musicali cantati dagli Oompa Loompa, sono avvolgenti e coordinate. Per non parlare delle riprese lunghe dove anche particolari come i solchi lasciati dai pneumatici dei mezzi di trasporto sono perfettamente scavati e simmetrici lun laltro sulle strade innevate.
Limpressione generale è che Burton abbia studiato nei minimi dettagli loriginale, e abbia operato un profondo restyling scenico, ottenendo come unico risultato un film solo un po più "colorato" delloriginale.
Il vero tasto dolente è però la rielaborazione di una sceneggiatura che era già perfetta. Come Gene Wilder, anche il Wonka di Depp con la sua splendida mimica facciale, è cinico, birbante, e strafottente quanto basta con i bambini che si trovano a visitare la fabbrica. Ma se nelloriginale Willy Wonka si mostrava scontroso per mettere alla prova i bambini e poter scegliere tra loro il più puro di cuore a cui affidare la sua fabbrica, il Wonka interpretato da Depp è un cinico disadattato come conseguenza di uninfanzia difficile. E nei momenti in cui bambini gli ricordano quanto sia bello essere fanciulli, nella mente di Wonka si accendono delle epifanie e lo spettatore assiste ai flashback del protagonista che ci raccontano linfanzia di un bambino amante dei dolci e del cioccolato, ostacolato da un padre dentista che non permette certi piaceri del palato.
Labbandono in tenera età dellabitazione paterna (la madre che fine ha fatto?) porta così il povero Willy ad un totale rifiuto degli affetti e ad una scarsa considerazione del ruolo dei genitori nella crescita. Tantè che in età adulta non riesce nemmeno a pronunciare la parola "genitori", balbettandone liniziale "p" (in inglese genitori si dice "parents").
Nelloriginale Gene Wilder si desta dalla sua infinita tristezza grazie al dono di un cioccolatino da parte di Charlie e non fa alcuna obiezione al desiderio del bambino di portare con sé i genitori allinterno della fabbrica.
Il Wonka Depp, invece, deve prima riconciliarsi col padre per capire il vero significato della parola "genitori".
Anche la "citazione", se così vogliamo chiamarla, in cui viene teletrasportata una barretta di cioccolata Wonka in un televisore dove stanno trasmettendo "2001: Odissea nello spazio", al posto del monolite proprio durante la scena dei primati, è lesempio di come la poesia di una storia ben strutturata possa essere narrata con tanto artificio da rendere un remake, la solita sbiadita copia di un film di culto. Speriamo di rifarci tra un mese con "The corpse bride".
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