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![]() ZorroBobo, 30 anni spritzino di San Francisco CHE FACCIO? Aiuto...Produco... Sono single [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO l’elenco del telefono HO VISTO tante cose STO ASCOLTANDO parecchio ABBIGLIAMENTO del GIORNO mutande ORA VORREI TANTO... tanto... STO STUDIANDO... tutto OGGI IL MIO UMORE E'... si ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) e se fuggissi via lontano? 2) Dimenticare 3) essere convinti d dare tanto a una persona e poi scoprire che in realtà nn gli hai lasciato nulla.... MERAVIGLIE 1) che l'inter vince lo scudeto 2) Riscoprire vecchie amicizie quando meno te l'aspetti... 3) Vedere qualcuno che ride, sapendo che ride PER TE e non DI TE. |
martedì 18 novembre 2003 - ore 22:40 family La mia era una fàmiglia media italiana, mediamente attenta al mio andamento scolastico, mediamente tollerante delle mie oscillazioni di interesse, mediamente protettiva e confortante. Non avevo nessuno che mi stesse addosso a rendermi la vita mpossibile, provocare rotture irrimediabili. A volte cercavo di capire cosa avrei potuto fare una volta uscito da questo stato indefinito, ma non arrivavo mai a una conclusione attendibile. A volte mi guardavo nello specchio del bagno e cercavo di intuirlo dall'evoluzione dei miei lineamenti, dalle possibilità della mia mimica facciale. A mezzogiorno e di sera mangiavo con mia madre e suo marito e mi sentivo raggricciare dentro quando una battuta veniva rifatta, una considerazione riespressa, una piega di carattere rimessa in luce esattamente come cento o mille altre volte prima. Mi sembrava morboso essere ancora Il con loro, preso nella piccola rete di sguardi e gesti che conoscevo cosl bene, ma non facevo niente per uscirne, e non credo si capisse che ne soffrivo: avevo sviluppato una capacità di assorbire stridori senza reazioni apparenti. La domenica dormivo fino a mezzogiorno, fino alla una; fino a quando mia madre entrava nella stanza e tirava su le tapparelle e mi strappava le coperte di dosso. Suonavo la chitarra, ma non sapevo leggere la musica ne avevo abbastanza orecchio, cosl tendevo a ripetere all'infinito i due o tre giri di accordi che conoscevo, in un esercizio ellittico di frustrazione. Fluttuavo nel vuoto, sospeso tra gli orari della giornata. Lasciavo passare il tempo, più che altro; e mi sembrava che passasse con una lentezza incredibile. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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