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sabato 17 dicembre 2005 - ore 17:12
Mensa di Natale
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mi avvio verso il mio semaforo. Oggi fa molto freddo per strada.
C’è un nuovo volantino attaccato al palo del semaforo, qualcuno che avrà perso il cane o che si è sposato, penso istintivamente. No non è così. Leggo e me ne vado.
Via della Libertà presso la Casa del Popolo. L’edificio è a due piani, di colore rosso con la vernice che inizia a scrostarsi. Il cortile è coperto da un leggero strato di neve, caduto nella notte, e pieno di impronte di piedi. La porta è sul lato opposto al cancello che da accesso al cortile. Suono e una persona mi invita cortesemente ad entrare.
Il rumore di posate che raschia contro i piatti, il vociare sommesso mi avvolge le orecchie mentre il caldo scaccia il gelo dai miei piedi e dalle mani. Lo stesso ragazzo che mi ha aperto mi fa vedere dove posso lasciare la giacca, dove si trova il bagno e la sala da pranzo. È così gentile. Non mi dà l’impressione di fingere, e ciò mi consola.
Ringrazio e mi dirigo prima al bagno a lavarmi le mani e poi vado verso la sala da pranzo.
Nel raggiungere la sala passo davanti a quelle che sono le cucine. Un profumo di minestra arriva alle mie narici. Il caldo tepore del brodo è proprio quello che ci vuole in una giornata come questa. Sento anche il profumo di carne arrosto. Dalla cucina escono i piatti diretti in sala, sono ragazzi giovani a portarli e sono tutti vestiti con una divisa blu e fazzolettoni al collo “ Ciao, sei arrivato da tanto? Vieni che ti faccio vedere dove puoi sederti”. Mi fa accomodare ad un tavolo al quale sono già sedute altre persone. Ci saranno una quindicina di persone sparpagliate lungo i tavoloni apparecchiati. Clochard, ambulanti, forse dei tossici e un paio d’anziani.
Un cartellone appeso al muro opposto alla porta recita “due bicchieri di vino a testa e basta”.
Arriva una ragazza e mi posa davanti il piatto con la minestra. “ Vuoi del vino? ” “Bianco o rosso?” “Porto subito il bicchiere”.
La minestra è proprio buona e ricca. Ci sono carote e piselli, patate e cavoli verza, sedano e fagioli.
Mentre mangio con calma i ragazzi continuano a portare avanti e indietro i piatti e ad accogliere le persone che arrivano o ad invitare a tornare chi se ne và. Due ragazzi sono seduti a chiacchierare con un clochard e altri sono seduti sparsi tra gli avventori a mangiare la stessa minestra che hanno servito. I due pensionati hanno finito di pranzare e giocano a carte.
Finita la minestra arriva qualcuno a chiedermi se ne voglio ancora o può portarmi il secondo. Ne prendo ancora e mi faccio portare l’ultimo bicchiere di vino. Sempre rosso.
L’arrosto è servito con tanto sugo e le patate come contorno. Il bicchiere di vino finisce. L’ho centellinato ma non sono riuscito a farlo durare per tutto il pasto. Sulla tavola c’è abbondanza d’acqua e di bibite. Ho mangiato a sazietà ma non rifiuto il piatto con due mezze fette di pandoro e panettone ed una manciata di frutta secca. I dolci sono tiepidi e il profumo che sale alle narici è assai invitante. Mangio con gioia il pandoro caldo mentre il panettone l’ho avvolto in un tovagliolo e infilato in tasca per dopo. Il mio pasto è così concluso.
Mi rivesto, ringrazio i ragazzi che mi hanno servito ed offerto il pasto e mi appresto ad uscire. “Ciao Mohamed, torna a trovarci questa sera!”. La porta si chiude alle mie spalle, l’occhio mi cade nuovamente sul cartellone che è appeso a lato della porta. “MENSA NATALIZIA. Aperta a tutti. Dal 20 al 24 dicembre. Pranzo e cena”.
Questa sera ci sarò. Ora torno al semaforo a vender le rose.
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