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Monday, December 19, 2005 - ore 01:19
La nuova, piccola, grande guerra del superfluo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Natale.
E’ una droga; non nascondiamolo. Chiunque, sotto l’aria fredda e frizzante, in mezzo al fuoco ammiccante e incrociato delle luci e delle vetrine, sente dentro di sè un piccolo bambino agitarsi. Qualcuno lo sfama; qualcuno lo zittisce. Ma nessuno può negarsi una passeggiata in centro città, o in un centro commerciale, di Natale.
Fosse anche solo per partecipare. Fosse anche solo per criticare.
E’ irresistibile. Il prodotto funziona! Eccome. E non è mai troppo logoro. Produce sempre; instancabile, rigenerante, svilente, tradizionale, innovativo, marcificabile, benedetto, controcorrente e convenzionale.
Il gioco funziona alla grande. Una bella guerra simulata, a cui tutti non vedono l’ora di giocare.
Pronti? Via!
Le squadre si dividono.
Le compagini sono agguerrite e ben allenate. Hanno scelto da tempo quale causa sposare, la direzione da percorrere, e non vedono l’ora di mostrare i muscoli e buttarsi nella mischia.
A prima vista, le formazioni in campo sembrano vere antagoniste.
I primi li riconosci subito. Girano per le strade con l’aria soddisfatta, il naso sempre all’insù, gli occhi che ridono e il portafogli gonfio. Riscattano la propria anima a colpi di pandoro e spumante, e possono comprare la bontà attraverso il telefonino. Li vedi da distante: sono quelli coi maglioni fantasia norvegesi nel cassetto, lì da anni ma usati solo la notte della vigilia con parenti e amici. Sono quelli che, se solo potessero, si butterebbero nella neve e organizzerebbero gite fuori porta. Quelli che vedono nella posizione delle statuine del presepe un segno del destino, e una poesia di Frost nelle lumiere delle strade. Sono una squadra ostica. Paiono innocui e sprovveduti, ma hanno dalla loro parte un’arma decisiva: la felicità. Sincera o falsa; genuina o comperata, non importa.
L’altra squadra è più timida, ma decisamente più testona e arcigna. Sono quelli che passano solo per caso; quelli che vorrebbero evitare le vetrine ma non ci riescono. Sono quelli che si sforzano di vestirsi come sempre. Sono quelli che vogliono essere incazzati, tanto per dare una bella sferzata all’ambiente. Sono quelli che leggono il libro di una sedicenne intitolato "manuale per i giovani non conformisti" e non colgono la contraddizione. Mani in tasca, testa bassa e convinta, pronti alla carica. Quelli per cui il Natale è "in se lo trovi out". Affermano di voler trovare la pace nel mondo sotto l’albero e l’amianto deteriorato nelle pareti di chi sta in cima. Aspettano il Natale più di chiunque altro: è un’occasione formidabile per divertirsi e lamentarsi. Sono tosti, forti della forza delle idee, ma è facile coglierli in tentazione.
Uno scontro epocale, credete a me.
Non vincerà nessuno, come al solito. Ma è bello vederli scornarsi a distanza gli uni gli altri.
Gli uni con obici a salve pieni di babbi natale e offerte natalizie, gioiosi carnefici guerrafondai del delirio commerciale, gli altri all’arma bianca delle idee, quasi speranzosi di morire eroi per il loro ideale, mentre si gettano tra le braccia nemiche.
Ma, alla fine, non è una guerra vera. Cose o idee, pace o telefonini, nessuno fa sul serio. Mai.
Quando li vedete incrociarsi per la strada, professanti le loro idee orgogliosi, minacciosi di cruente ritorsioni bizantine, non preoccupatevi: stanno solo giocando. Stanno solo seguendo un copione ben definito, anche se pensano di farlo di testa loro.
In realtà, è un’operazione di nobilitazione. Tutti vogliono la stessa cosa. Tutti quanti cercano uno specchio più bello in cui guardarsi. Mica scemi. Fanno bene.
Correre all’essenziale diventa superfluo.
E correre al superfluo diventa essenziale.
Per tutti.
E va bene. Va molto bene.
Decisamente. Lo spettacolo ci guadagna.

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