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Gli occhi di chi incontro.

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Cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire... (beh, speremo de no) (?)


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Il suono del mondo.

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Il migliore che mi venga di avere.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) Trovare troppo merito nella virtù e troppa colpa nelle errore.
2) Entrare in letto e trovarci Aldo Busi e Solange.
3) L'allenamento quotidiano per riuscire, quando arriva il momento giusto, a sorridere alla morte. Pur sapendo che non ci riusciremo.
4) Convincere ogni giorno te stesso che vali di più di quanto non pensi.

MERAVIGLIE


1) Svegliarsi una mattina di uno splendore che fa male. Andare alla finestra. Guardare la bellezza del Mondo. Andare a letto. Guardare la bellezza di chi ami. E scoprire che non c'è differenza.
2) Il vento in faccia in uno spazio apertissimo
3) spalancara le finestre della camera in una soleggiata mattina d'inverno e restare a godersi il calduccio sotto il piumone
4) La dolce illusione di non avere rimpianti.
5) Arrivare all'altare con il sorriso sulle labbra...
6) Straparlare abbracciati in colloqui notturni ubriachi di vino e stanchezza


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Thursday, January 05, 2006 - ore 02:30


12.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Spiegai tutta la situazione a Lazzaro, mentre il suo sguardo si spostava velocemente da me alla bambina. Era assorto; se era sorpreso sapeva nasconderlo bene. Dietro i suoi occhiali, la lucentezza del suo cranio, i suoi occhi neri e profondi incastonati nella pelle nera e raggrinzita, sembrava valutare e soppesare ogni mia parola, alla ricerca della verità. Quando finì, tacque. Mi guardò. Era chiaro, che stava cercando di chiedermi se si poteva fidare di me. Compresi quello sguardo e dissi:

- Avrei forse ragione di mentirti?
Riflettè qualche secondo.
- No, immagino di no - disse in un sospiro, abbassando legegrmente la testa.
Si voltò verso Eva, che lo guardava con la testa appoggiata sulle braccia, a pochi centimetri di altezza dal tavolo, come se fosse affacciata, curiosa, ad un alto muro. Sorrise.
- Seguitemi – disse.

Uscimmo dalla sala, e ci avviammo attraverso i corridoi dell’ospedale. Durante il tragitto, Lazzaro scambiò qualche battuta con alcune infermiere e altri medici. Scendemmo delle scale, verso il piano seminterrato. Qui entrammo in un’altra sala, sempre illuminata dalla luce verde e densa del neon. Al centro della stanza, vicino ad un tavolo di metallo, un giovane africano stava in piedi a scrivere qualcosa su di una cartella.

- Okwe, lasciaci un attimo soli – disse Lazzaro.
Il giovane annuì, ed uscì.
Lazzaro si avvicinò ad una parete, completamente coperta da quella che poteva sembrare un’enorme cassettiera in metallo, coi “cassetti” regolari, quadrati, grandi. Prese in mano una maniglia di un cassetto, e fece ad Eva segno di avvicinarsi. Quando lei gli fu accanto, aprì il cassetto, facendolo scivolare davanti a sè.

Quando apparve ciò che vi era contenuto, Eva distolse lo sguardo, voltandosi istintivamente dall’altra parte. Una donna nera, giovane, completamente nuda, le era apparsa di fronte, immobile lungo distesa sul piano di metallo freddo che era apparso allorché Lazzaro aveva aperto il vano.

Ci fu qualche secondo di silenzio, quasi che ci aspettassimo che quella donna potesse a dirci qualcosa. I suoi lineamenti erano distesi, la pelle liscia, gli arti lunghi e rilassati. Solo il torace dava segno di un qualche tipo di patimento: aveva una vistosa cicatrice nel basso ventre e i suoi seni, nonostante l’apparente giovane età, erano già cadenti e con i capezzoli ampi come delle piccole lampadine scure. I capelli, neri e raccolti in lunghe treccioline, le scendevano da dietro la testa fino a metà della schiena. I suoi occhi erano chiusi. Era chiaro che ci trovevamo nelol’obitorio dell’ospedale, e quella poveretta doveva essere morta di recente.

- Eva: sai cosa è successo a questa donna? – chiese Lazzaro alla bimba.
Titubante ma anche spinta dalla sua giovinezza che la spingeva ad avere una naturale ma morbosa curiosità, Eva voltò di nuovo la testa e tornò a guardare il corpo nero e immobile davanti a sé. Per un istante mi domandai se quell’apparizione avesse potuto ricordare alla bimba l’apparente ma traumatica “morte” del padre. "Come poteva rapportarsi quella bimba con l’idea di morte, avendo visto suo padre, squassato dalle pallottole, tornare da lei?", mi domandai, tra me e me.

- Guarda – disse ancora Lazzaro, voltando la testa della donna verso di lui e verso Eva.
Delicatamente, con i polpastrelli delle dita, aprì gli occhi della donna. Erano un pozzo scuro e rotondo di buio. Le sue pupille, larghe e piatte come due scarafaggi neri in una tazzina di latte, stavano immobili a fissare Eva. La piccola si irrigidì. Sembrava spaventata, e tuttavia sembrava non voler smettere di sostenere lo sguardo di quella donna. Una forza magnetica e oscura sembrava trascinarla dentro quei grossi bottoni neri e piatti.

- Eva: sai cosa è successo a questa donna? – ripeté Lazzaro.
Eva deglutì.
- E’ morta – disse, sottovoce.
- Sai perché ha gli occhi così neri? – chiese Lazzaro. Poi, senza aspettare una risposta, disse:
- Perché, quando gli esseri umani muoiono, la loro pupilla si rilassa, si ingrandisce; come se stessero guardando nel buio.
- Ora – continuò Lazzaro -, molti sostengono che questo avvenga perché il corpo, morendo, smette di esercitare il suo comando sulla pupilla e questa, senza più funzioni, si rilassa definitivamente. Ma questo non succede in tutto il corpo; anzi. Molte parti degli esseri umani si irrigidiscono fino a quasi paralizzarsi al momento della morte. Ma questo non avviene per la pupilla.

Si fermò un secondo. Guardò me. Poi riprese a parlare, senza che si capisse bene se stesse parlando a me, alla bambina o a sè stesso.
- Sai: tempo fa fu fatta una ricerca su di un gruppo di persone che erano state riportate in vita dopo un grosso incidente; grazie alla medicina moderna erano stati “risuscitati” proprio quando sembravano spacciati. Queste persone, nonostante fossero di cultura, religione e provenienze diverse, hanno tutte dichiarato di aver visto un tunnel di luce prima di essere riportate in vita. Strano, vero? Ma se è vero che c’è un tunnel di luce dopo la morte, perché la pupilla si restringe, perchè la pupilla non si restringe ma si dilata?

Riportò la testa della donna in posizione eretta e la guardò negli occhi. Poi disse:
- Non c’è luce perché la stanno oltrepassando –.
- Oltrepassare cosa? – dissi io, dubbioso.
- La luce! – affermò.

- Vieni Eva, facciamo un piccolo gioco – disse Lazzaro, portandoci tutti e tre intorno al tavolo al centro della stanza. Tirò fuori una penna dal taschino.
- Eva: tu sai che tutto ciò che è al mondo lo vediamo tramite la luce, giusto? La luce è come un messaggero, un postino. La luce rimbalza sulle cose, ne prende l’immagine e poi arriva al tuo occhio dove la deposita. Ora: supponiamo che questa penna sia la tua immagine.

Eva fece cenno di sì con la testa. Sembrava che, in qualche oscuro modo, potesse davvero capire.
- Io farò la luce; sarò il tuo postino. Vengo da te e prendo la tua immagine, la penna, e cerco di portarla dall’altra parte del tavolo. – disse. – Ora: io sono velocissimo, recapito la tua immagine quasi subito. Però, neanch’io sono istantaneo. Sebbene sia pochissimo, anch’io ci metto del tempo a recapitare
la penna. Supponiamo che tu sia ancora più veloce di me, d’accordo?

Eva annuì di nuovo.
- Allora io prendo la tua penna e comincio a girare intorno al tavolo. Però tu sei più veloce di me, e allora passi sotto il tavolo e arrivi all’altro lato prima di me. Avanti, vai sotto il tavolo.

Eva allora passò agilmente sotto il tavolo e sbucò dall’altra parte, divertita dal gioco. Lazzaro la raggiunse e le diede la penna.
- Ecco. Adesso hai la tua penna. La tua immagine è arrivata a te, che hai corso più veloce di me. Adesso ti vedi dall’altra parte del tavolo, ma vuoi sapere un segreto? – e si abbassò sulle ginocchia, avvicinandosi all’orecchio di Eva – In realtà non tu ti sei mai mossa. Non è un immagine quella che vedi dall’altra parte del tavolo: sei sempre tu. E sei tu anche quella qui. Tu vedi lei, e lei vede te. Ti sei sdoppiata. Adesso, esisti in due punti diversi nello stesso momento. Hai piegato lo spazio.

Guardai Lazzaro confuso. Non ero certo di aver capito bene quello che stava cercanmdo di dire Lazzaro, ma Eva esibiva un’espressione sicuram, quasi a voler dire di aver compreso tutto.
- E adesso ho una domanda difficile per te, Eva: se l’altra Eva, quella dall’altra parte del tavolo da cui è partita l’immagine e ora ti sta guardando, decidesse di non muoversi? Di non passare sotto il tavolo?

Questa volta, anche Eva sembrò confusa. Lazzaro lo notò.
- Anch’io ho visto quel tunnel di luce, sai Eva? Anche i miei occhi sono diventati neri. Però per me è stato diverso. Io non sono mai uscito dal tunnel, ma ho continuato a muovermici dentro, come se non dovesse finire mai, fino a che qualcuno non mi ha riportato indietro. Però l’ho visto. Ho visto il tunnel, e la luce passare alle mie spalle. Questo è quello che ti posso dire.

- Sicchè, secondo te, quando gli esseri umani muoiono viaggiano ad una velocità più veloce della luce e cominciano a viaggiare nel tempo? – dissi io, non riuscendo a mascherare una leggera nota di incredulità nella voce.
- E’ la mia teoria – rispose, riavvicinandosi al corpo della donna e impugnando la maniglia -. Non posso dirvi altro – e respinse il corpo della donna nel buio freddo del metallo.

Uscimmo dalla stanza. Eva passò per prima avanzando lungo il corridorio. Io rimasi a guardare Lazzaro che chiudeva a chiave la porta a vetri dell’obitorio.

- Senti Lazzaro... com’é? - gli chiesi.
Si voltò verso di me.
- Com’è cosa?
- La morte.
-Oh.
Mi guardò come dall’alto, alzando il mento, come se volesse mostrare di essere sorpreso di uan domanda che si aspettava però benissimo.
Giocherellò unattimo con le chiavi sospirando, e poi mi guardò di nuovo.
- E’ come tornare a casa di notte, salire le scale verso la propria camera nel buio, e pensare che ci sia ancora un gradino da fare, ma il tuo piede cade con sorpresa nel vuoto.
- Oh - dissi io, e ci avviammo lentamente lungo il corridoio.

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Leonida, 23 anni
spritzino di Caldogno (Vi)
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