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Saturday, January 07, 2006 - ore 13:52
Battere in piazza il governo Berlusconi!
(categoria: " Pensieri ")
Non basta lottare contro questo o quell’aspetto, si deve lottare contro tutta la politica del governo, contro il governo stesso. Bisogna mandare via Berlusconi & Compagnia!
C’è modo per evitare di ripetere quest’esperienza? Sì, c’è: non bisogna ripetere l’esperienza d’allora su un punto decisivo, quello di smobilitare le proprie forze una volta mandato a casa il governo "peggiore". Nel ’94 furono smobilitate in duplice senso: sul piano organizzativo, quando si è abbandonata la piazza, confidando che il parlamento avrebbe accolto e rappresentato le istanze dei lavoratori, e sul piano politico, quando si sono affidate le sorti dei lavoratori a forze politiche che avevano verso il mercato, il profitto, le aziende e l’economia nazionale la stessa identica sottomissione di Berlusconi.
L’errore di allora non fu di mandare a casa Berlusconi senza aver prima creato i presupposti di un governo davvero più "amico" dei lavoratori, ma proprio quello di aver considerato risolto il problema con la semplice cacciata di Berlusconi, di aver ristabilito, cioè, la "normale dialettica democratica" violata dal cavaliere, fidando nel fatto che la democrazia avrebbe dovuto, per sua "natura", realizzare un compromesso in cui gli interessi dei lavoratori non sarebbero stati calpestati. Il problema è, invece, ritornato per intero già con Dini e successori, e ritorna, ora, moltiplicato, con il nuovo governo Berlusconi. L’unica soluzione possibile sta, dunque, proprio nella forza organizzata del movimento dei lavoratori, nel non dismettere la lotta e nel non esitare a trasformarla in battaglia politica a tutto campo. Null’altro che la lotta e l’organizzazione possono dare garanzie per una reale difesa delle proprie condizioni.
L’impegno per un vero movimento di lotta contro il governo non può, dunque, prescindere dal bilancio dell’esperienza del ‘94. Essa non insegna una maggiore cautela nel proporre la propria opposizione, ma, al contrario, una maggiore determinazione nel sostenerla contro Berlusconi e contro chiunque gli succedesse. Per dargli solide e durevoli basi si deve fondare sul protagonismo diretto delle masse lavoratrici, sulla loro organizzazione sindacale e politica. Si deve, con ciò, anche fare i conti con le organizzazioni esistenti? Sì, si deve. Se ne devono denunciare tutti i cedimenti, che non sono tanto i compromessi al ribasso, quanto, anzitutto, lo sposare i dogmi del mercato perché questi sono alla base della perenne disponibilità a cedere.
Una lotta di resistenza di massa non può, quindi, fare a meno di una lotta politica a tutto campo, per contrapporre al programma "aggressivo" di Berlusconi e a quello "morbido" dei suoi attuali oppositori politici e sindacali, un programma basato sugli interessi esclusivi della classe che raccoglie l’umanità che lavora e che, tanto dal primo che dal secondo, viene solo considerata una preda da succhiare all’infinito. Un programma che raccolga gli interessi proletari, sganciandoli da ogni dipendenza da mercato, aziende, competitività nazionale, e dalle politiche imperialiste per rapinare e opprimere altri popoli. È il terreno di iniziativa a cui sono chiamati tutti i militanti che spendono le loro energie per rispondere con la lotta all’aggressione anti-operaia del governo della Casa delle Libertà.
Buttiamo giù con la lotta di piazza il governo Berlusconi! Unifichiamo un fronte di lotta tra tutti gli sfruttati, a partire dai lavoratori immigrati! Uniamo la lotta contro la sua politica anti-proletaria alla lotta contro tutto il capitale globalizzato e contro le guerre, finanziarie e militari, che conduce in tutto il mondo per accrescere la sua rapina! Battiamoci per rilanciare l’autonomia sindacale e politica del proletariato!
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