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Monday, January 09, 2006 - ore 18:46
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Esserci. Eppure non esistere più.
Pago il conto di un errore come tanti,
di un gesto insano e disperato,
di un’angoscia diventata furia.
Desolante mi rivedo sul tappeto delle
mortificanti conseguenze,
come un ferro che caduto nel fuoco
si scioglierà lentamente,
e disperatamente urlerà una voce
non più sua,
che diverrà muro
che lo renderà ancora più solo.
Ah! Pietà!
A che serve il pentimento,
se non hai possibilità di ottenerlo,
anche solo una volta,
quando senti che morire è l’unica
altra possibilità?
Mi addormenterò, stasera,
su un cuscino da me tessuto
con tutte le lacrime e le sofferenze dei miei sbagli
che seppur consapevoli di esistere
non avrebbero mai voluto esser nati..............
secondo atto:
Tese, morbide, ricoperte di polvere, piene di musica da suonare.
L’abile musicista rintocca una di esse,
mentre le altre aspettano. In silenzio.
Forse, una nota intrappolata.
Non ancora nata. O soltanto perduta.
Ogni corda possiede la tacita chiave per un orizzonte anelato,
desiderio di essere scosso dal fremito accogliente.
Vorremmo, oh sì, suonarle tutte insieme, nello stesso tempo.
Creare una melodia che possa irrompere
nella fortezza dei sordi, che possa ridestare cuori
disinnamorati, che possa legarsi alla memoria di quelle corde ormai stonate.
Dispiace, che l’adorata melodia non possa
Coinvolgere tutte le corde, che vibrano all’unisono.
Qualcuna, resterà fuori. Qualcunaltra attenderà, che la mano misteriosa
Possa svegliarla, possa aiutarla a emettere i primi versi.
Ma tutte dovranno rientrare, prima o poi, nel nero della custodia, quando il
musicista avrà finito l’assolo più lungo;
e allora il silenzio del violino, la pace delle corde, sarà l’unico suono presente.
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