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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Wednesday, January 11, 2006 - ore 10:17


verdismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Finalmente una bella giornata. Decido di non andare a studiare in biblioteca, prevedo lunghe lunghissime giornate uggiose in cui il giusto riparo saranno le quattro mura grigie della comunale, avrò tutto il tempo di recuperare. Prendo la bici e vado a farmi una corsetta per la campagna, è qui a due passi. Come dire ci metto un attimo ad arrivare a Milano, a Ravenna, al Brennero. Io ci metto un attimo ad arrivare alla campagna, nella campagna, dentro la campagna, come fosse un luogo fisico, un punto sulla carta geografica.
Decido di fermarmi sotto un melo, quando un pero mi cade in testa. Miracoli della scienza. Scendo dal mio veloce biciclo e respiro a pieni polmoni l’aria salubre della campagna. I motori delle auto si sentono lontanissimi, fingo siano passeri col mal di gola, o al massimo rane con la polmonite.
Mi distendo sull’erba profumata di mattino e chiudo gli occhi, sognando mondi in cui è tutto campagna e non esiste il cemento: un incubo che mi riporta fortunatamente e con molta rapidità alla mia vita reale, al che mi alzo di scatto e cerco con lo sguardo la punta di una gru in fondo, giù da quella parte, dove costruiscono la zona industriale. Meno male, nessuno sta cambiando il mio universo.

“Aspettavo di sapere proprio questo, ora possiamo trattare” mi fa eco una voce strana, con fare divertito. Strano ancora di più il fatto che io non avessi parlato, ma solo pensato piano tra me e me. Mi giro intorno un po’ di volte, poi seguo a lunghi passi il contorno dell’albero (ancora non identificato) ma niente, non vedo nessuno. Parlo spesso da sola, sento le voci, poteva tranquillamente essere la mia gemella cattiva che mi credeva arrivata al mio obiettivo finale, e cioè impadronirmi della Terra.
“No, non credo tu sia l’imperatrice, ho bisogno di parlarti per ben altri motivi”. Stizzita per tanta irriverenza, con un balzo felino raggiungo la cima dell’albero. Lì, seduto su un ramo fiorito, un grazioso minuscolo verdoso ometto mi sorride, con quell’unico dente rimastogli; forse ha fatto a botte con un muro. La domanda che spontaneamente mi nasce in testa non è come potrebbe sembrare logico “ho le allucinazioni?”, ma “come faccio a portarlo a terra che mi viene da vomitare qui sopra?”. Prendo fiato e con tutta la cortesia di cui dispongo lo prego di seguirmi sul prato, per poter disquisire con maggiore tranquillità. Alla parola disquisire, il nanetto estrae da dietro un enorme brufolo a forma di orecchio un dizionario tascabile. Penso che è la volta buona che prendo il coraggio per andare a una casa editrice con manoscritto. Dovranno solo credere che mi ha ispirata un alieno.
Il nanetto mi spiega di essere in missione, e di dover imparare qualcosa sulla nostra specie. Cerco di convincerlo che la lepre che ci è passata davanti è un umano nella sua fase pre-natale, ma mi spiega di aver letto qualcosa su come nascono i bambini. Se me lo diceva prima gli mandavo mia madre.
Insomma, lo hanno spedito sulla Terra - dopo un corso accelerato di italiano, deve cercare un esemplare femminile e uno maschile della nostra razza e farsi insegnare le cose principali che un umano deve sapere per convivere e coesistere con i suoi simili. Io sono la prescelta. Ha detto che il verde del campo mi donava, faceva risaltare i miei occhi, anch’essi verdi, il suo colore preferito – non stento a crederlo, ma mi innorgoglisce a dismisura. Il verde mostriciattolo tenta di sorridermi per rendermi più malleabile e sconfiggere ogni mia reticenza, ma lo imploro di non aprire mai più la bocca davanti a me – non a tutti è concesso di sorridere, e lui con quel dente non è tra i fortunati che possono permetterselo.
Mi chiede cosa deve imparare da una femmina. Intanto non chiamarmi femmina, gli dico. Non sono una femmina, sono una ragazza, una donna, una bambina, una vecchia, una troia, una studentessa, una casalinga, un’avvocatessa, una maestra. Ma mai usare la parola femmina, in alcuni contesti è spreggiativo, può infastidire. Invece se dici maschio lo fai sentire un supereroe, quindi per gli uomini va bene. L’alieno sempre più confuso mi racconta che aveva scelto un maschio per avere le notizie della parte azzurra degli esseri umani, ma lui aveva preteso di farsi chiamare "the rebel for justice", così ha dovuto eliminarlo e sceglierne un altro. Gli ho suggerito Dustin Hoffman e Jack Nicholson, ci tenevo tanto a conoscerli. Ma ha detto che deve ancora valutare.
Gli ho parlato del Grazie e del Per favore, gli ho mostrato il sorriso vero e il sorriso ipocrita, gli ho fatto vedere come si guida una bicicletta, gli ho descritto i 5 sensi e gli ho fatto assaggiare la crema di mascarpone. Gli ho raccontato alcune storie per bambini, gli ho mostrato qualche libro d’arte, ho messo su qualche buon cd - dopo avergli spiegato come funziona un lettore portatile, gli ho insegnato le parolacce e a fare le linguacce.



Ci ritroviamo tra una settimana, stessa ora stesso posto. Secondo voi, cosa gli devo dire ancora? Se non si è capito, dalla lunga inutile prolissa ma stimolante almeno per me prefazione, è un sondaggio, una specie di domanda quiz, ma senza premi.


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