Sanremo è Sanremo? Bah...
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Ieri pomeriggio sono stati resi noti i nomi dei 18 big che prenderanno parte al Festival di Sanremo tra febbraio e marzo; la commissione ha bocciato Al Bano e manca nella lista anche Loredana Bertè, nonostante si chiacchierasse di una sua possibile partecipazione. Sanremo, da anni,
non è più lo specchio fedele del panorama musicale italiano; è noto infatti che molti grandi nomi che hanno debuttato sul palco dell’Ariston si guarderebbero bene dal tornare in gara (Eros Ramazzotti, Zucchero, Andrea Bocelli, Laura Pausini) mentre altri come Edoardo Bennato, Francesco De Gregori, Claudio Baglioni, Gianna Nannini e Pino Daniele hanno una specie di allergia che li ha sempre tenuti lontani dal festival dei fiori. Cosa ci attende quest’anno? Leggendo i nomi e i titoli delle canzoni pare non ci sia nulla di buono, o almeno, di buono c’è ben poco...piaccia o no, lo si ami o lo si odi, Sanremo è tuttora LA manifestazione musicale italiana per eccellenza, con delle caratteristiche uniche (le canzoni inedite, il meccanismo di eliminazione, la classifica finale e soprattutto le immancabili polemiche) che rendono il festival un
media-event vero e proprio. Già sono stati comunicati i nomi dei giovani, e mi incuriosiscono molto sia L’Aura che
Ivan Segreto; si passa ai big, anche se sfuggono i criteri per cui i due artisti appena citati (così come Cristicchi) siano tra i giovani e i
Sugarfree e
Simona Bencini siano nella gara principale.
Uomini: l’anno scorso c’erano 4 categorie, nel 2006 spariscono i “classic”. Questo dovrebbe, in teoria, far supporre che questo festival sia aperto alle novità, invece la musica non cambia più di tanto. Già si sapeva che
Gianluca Grignani avrebbe partecipato, e difatti lo vedremo con una nuova canzone, che sarà inclusa nella futura ripubblicazione del disco dell’anno scorso (pessima abitudine di chi partecipa dopo aver lanciato un album pochi mesi prima...e poi ci si lamenta che non si vendono dischi). Grignani ha fatto delle buone cose, prima di sputtanarsi con “L’aiuola” e “Uguali e diversi” (cover non dichiarata della dylaniana Knockin’ on Heaven’s Door), dunque attendo di ascoltare prima di giudicare. Molto meno allettante è Alex Britti: anche lui farà il repackaging (per la terza volta: anche “It.Pop” e “La Vasca” hanno avuto l’edizione sanremese), ma soprattutto non si capisce perché uno tra i più validi chitarristi blues che abbiamo debba vendersi a fare canzoncine senza arte né parte (con Maurizio Costanzo, per di più). Torna
Ron, che ho sempre apprezzato, dopo qualche anno di assenza, e potrebbe essere l’occasione per ripresentare al grande pubblico il disco di duetti “Ma quando dici amore”, reso disponibile solo nelle edicole qualche mese fa; torna anche Michele Zarrillo, il cui profilo si è abbassato dopo il successo del greatest hits del 1997 (L’amore vuole amore). Le ultime due canzoni presentate al Festival non sono particolarmente memorabili, ma si può sempre ben sperare. La palma del peggiore della categoria la contendono
Povia e
Luca Dirisio. Il primo ha
strarotto con “Quando i bambini fanno oh” l’anno scorso, quest’anno proporrà “Vorrei avere il becco” (evidentemente l’album sarà allegato a un libro da colorare nella collana per bambini delle edizioni Paoline). Si spera almeno che il titolo della canzone di Dirisio (“Sparirò”) sia profetico. Non ci sono né Mango né Riccardo Fogli né Renato Zero, che ha appena smentito la sua presenza per un premio alla sua lunga carriera.

"Il premio alla carriera me lo diano quando avrò 80
anni. Ma non a Sanremo, a casa mia" (Renato Zero) Donne: non ci sono grandi novità in questa categoria, fatta eccezione per Simona Bencini, ex cantante dei Dirotta Su Cuba, che porterà una canzone firmata da Elisa (che a quanto pare quest’anno pubblicherà il suo primo best e una più interessante raccolta di videoclip). Non ci si spiega perché
Anna Tatangelo sia sempre a Sanremo: è una bella ragazza, ha una voce gradevole, ma il repertorio che si ostina a cantare (opera di Gigi D’Alessio) non la farà decollare mai e poi mai. Torna dopo qualche anno anche Spagna, la cui carriera è sempre più confusa: dai successi dance in inglese (con cui, ricordiamo, ha raggiunto le classifiche statunitensi e britanniche) alla melodia italiana, per poi passare di nuovo all’inglese e poi di nuovo all’italiano.
Anna Oxa festeggia 28 anni di carriera proprio al Festival (dove debuttò con Un’emozione da poco); si spera che torni al pop dopo le ultime divagazioni non proprio convincenti. Non ispira molto il titolo del nuovo pezzo, “Processo a me stessa”. Chi manca all’appello? Nicky Nicolai, che l’anno scorso ha vinto la categoria gruppi con Stefano di Battista, e Dolcenera, vincitrice della seconda edizione di Music Farm e uno dei successi discografici a sorpresa del 2005. Il bilancio è senz’altro magro e lascia l’amaro in bocca; ci si poteva aspettare la Bertè, o Rettore, ma anche qualche altra artista che meglio rappresenterebbe la musica di qualità in Italia (Giorgia, Carmen Consoli, la sottovalutata Cristina Donà).
Gruppi: solo tre sono le band vere e proprie che partecipano al festival. Gli storici
Nomadi tornano dopo una trentina d’anni, e francamente non riesco a comprenderne il motivo: sarà forse per aumentare il cachet delle loro serate? Nonostante qualche canzone, il repertorio post-Daolio non è poi così rilevante. Gli altri due gruppi sono i Sugarfree (quelli di “Cleptomania”) e gli Zero Assoluto. Dopodiché abbiamo l’ex Denovo
Mario Venuti, che partecipa con gli Arancia Sonora, abbiamo un bizzarro ensemble che riunisce Carlo Fava, Noa (ma non è il festival della canzone italiana?) e i Solis String Quartet e (dulcis in fundo) una band dal nome Figli di Scampia il cui direttore artistico (...) sarebbe nientepopodimeno che il già nominato Gigi D’Alessio, firmatario della canzone insieme a Mogol – e considerando la scarsa fantasia del cantautore napoletano, sarà come averla già sentita. Non è chiaro come mai l’ex énfant prodige partenopeo sia ovunque: non si rinnova mai, i testi che propone (con il "poeta" Vincenzo D’Agostino) sono pieni di cliché, ha una pessima dizione italiana (e quando parla dimostra una scarsa padronanza della grammatica, mai un congiuntivo neanche per sbaglio), ha copiato spudoratamente a destra e a manca - soprattutto da Claudio Baglioni - ed è insopportabilmente arrogante. Tuttavia, sono contento di rivedere Finizio (a mio avviso una delle più belle voci in circolazione) a Sanremo. Almeno quest’anno non c’è la DJ Francesco Band! Sicuri che non ci siano altri gruppi meritevoli di essere esposti in una vetrina così prestigiosa? Perché la commissione non ha fatto scelte più coraggiose, considerando band come gli interessanti
Baustelle o i
La Crus? Non dimentichiamo che il maggior successo discografico dello scorso anno è stato l’album dei Negramaro, eliminati la prima sera. Lo vedremo dunque, questo Festival? Mah, io propenderò per la diretta radiofonica con la
Gialappa’s Band, che almeno riesce ad ironizzare, svecchiare e rendere meno austera la kermesse. Fatto sta che è impossibile non
restare delusi da un cast del genere. Un vero peccato.