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STO LEGGENDO



HO VISTO

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire.




STO ASCOLTANDO

I silenzi che ho trovato,

Il respiro calmo di chi mi sta serenamente vicino...


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Pantacollant e infradito

ORA VORREI TANTO...

Ho già quello che vorrei tanto,
anzi no,
questo:



STO STUDIANDO...

come sopravvivere per almeno i prossimi 25 anni...

OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


1) sentirsi dire, a freddo, da un Amica:
Per fortuna non ne esistono molti come te...
perchè altrimenti non ti si potrebbe apprezzare.

e commuoversi
2) Anche oggi aver aperto gli occhi per svegliarmi in questa giungla e con un gran sorriso aver dato inizio ad una nuova guerra ,
perchè quando il gioco si fa duro, i duri sorridono.....

3) fare l'amore con una persona speciale e sentire i brividi...poi avere la sua testa sulla tua pancia e accarezzargli i capelli!
4) ..quelle notti che sembrano non finire mai in compagnia dei due amici che contano di più, in cui la stanchezza non si fa sentire e allora per fermarti "qualcuno" si è inventato l'alba...
5) Perdere a DAMA ETILICA (vodke al posto delle pedine!)
6) La carbonara!





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Thursday, January 12, 2006 - ore 14:50



(categoria: " Amore & Eros ")


BATTISTI

Newsgroup: it.sesso.racconti --->LINK<---
Da: "BATTISTI" eda_ci...@hotmail.com (admajora) -
Newsgroup: it.sesso.racconti



"Ma tu dov’eri quando Battisti cantava "Emozioni"?"
"------------------------------------------"
"Come Battisti, chi?"
"------------------------------------------"
"--.ah, Battisti il cantante!"
"------------------------------------------."
"Tua mamma lo cantava spesso."
"------------------------------------------."
"Sai anche le parole di "qualche canzone"--!"
"------------------------------------------."

"Si, si, va bene--le parole sono quelle, ma qualche nota, beh--non è proprio
esatta--Vieni qua, piccola: lasciati stringere, cucciola--"

Tu non c’eri quando, al primo anno delle superiori, mettevamo su il 45
giri facendo attenzione che la puntina si appoggiasse delicatamente nel
solco e, dopo un giro, che allora ci pareva velocissimo, si sprigionava la
prima nota, quella da brivido.
Emozioni. O altre a scelta, o a gusto proprio.
Allora le ragazze abbassavano gli occhi col cuore in tumulto sognando
ancora il principe azzurro, sempre meno principe, ma sempre più figo,
mentre lì, all’impiedi, c’eravamo "solo" noi: i ragazzi brufolosi a
cavallo tra la terza media e un "forse" d’uomo.
Noi, che guardavamo tra le ragazze sedute e cercavamo quella che
sicuramente non avrebbe rifiutato il nostro invito. Meglio quella
bruttina, per un giro di danza fermi sul posto, sognando la bona della
classe o, ancor meglio, della scuola, che non c’era o che era rimasta a
far tappezzeria, per mancanza di ardimentosi disposti a rischiare un secco
"no".
Tu non c’eri perché saresti nata molti anni dopo.

Mi domando come hai fatto, così pian pianino a finire in casa mia.
Tu avevi una coppola con la visiera di traverso che ti faceva ombra sugli
occhi. Eri tra i primi sotto il palco, ma ti aveva trascinato lì tua
cugina, che a te il jazz non era mai interessato. Uno spot montato male
ti inquadrava nel suo fascio di luce e tu seguivi a bocca aperta le note
delle nostre variazioni. Ti muovevi leggermente e la striscia scura
dell’ombra della corta visiera ti nascondeva lo sguardo. Io percorrevo la
tastiera e come al solito non guardavo il pubblico, nemmeno negli attimi
di attesa. Ma quel raggio di luce illuminava proprio e solo te. Come una
stella cometa ti indicava. Così l’ho seguito.

Notai l’esile figura longilinea sotto il maglione di lana grossa, le tue
labbra carnose, labbra vere, secche ed arrossate di freddo. Davanti alla
chiesa di san Nicola, nel sud di un Isola affascinante e misteriosa, dal
clima mite. Ma quella sera faceva più freddo del solito.
Ed ora sei qui, nella mia casa di neo-single, che mi chiami dalla cucina
chè hai fatto la pizza: pizza a mezzogiorno, alta e morbida, che sembra
quasi una lasagna, ma il sapore è buono. Buono accidenti, perché cucini
per me e mi piace come lo fai.
Sono al telefono col "batterista" che mi dice, ti sei fatto fregare--ma è
tutta invidia.
Hai detto finisco di laurearmi e poi vedrai dove arrivo. Il tuo entusiasmo
mi dava nuova linfa. Non mi avresti ostacolato tu. Non potevi sapere delle
nevrosi di mia moglie, che m’aveva conosciuto musicista e poi castrato
d’ogni suono.

Sei dolce buona e bella. Questo mi colpì quando tua cugina mi venne
incontro alla fine di quel concerto. Mi disse belle parole e tu comparisti
da dietro alle sue spalle. Lei è mia cugina, ma non ama il jazz--
Ma amavi me, lo riconobbi dai tuoi occhi e dal tuo arrossire sul faccino
impertinente.
Parola grossa, amore, ma quello vidi.
Tu m’ami dell’amore dei tuoi anni. Quello assoluto ed estenuante, quello
di tutte le ore ed ogni minuto.
Ho bisogno dei miei spazi, ti spiego, pur sapendo che non puoi capire. Se
mi estraneo, non ti escludo. Tu metti il broncio, pronta a rifar le
valigie e a tornare alla tua Isola.
Sei dolce buona e bella. Stringo il tuo corpo di carne compatta, così
attaccata alle ossa, così immortale.
Hai pochi anni più di mia figlia. Io, che ho anni meno di tuo padre, non
posso compensarti di una figura paterna. Lui s’era preso una moglie
giovanissima per guadagnarsi l’eternità, ma tua madre, lo stesso, il
destino se l’è presa, ingordo.
Mentre ti amo il tuo corpo spiega il suo dolore nella passione dei suoi
amplessi. Mi prendi, tu giovane giumenta, con la passione e la forza di un
temporale d’agosto e mi bagni d’acqua pulita.
Sono il tuo tutto e questo mi annienta della paura di perderti, perché ti
perderò. È nell’ordine delle cose che escludi guardandomi con occhi di
fiamma. Mi sei sopra e mi gridi, guardami, guardami cazzo, guarda che
amore ti do, guarda come ti prendo! Serrato nella tua giovane vagina,
stretto in questa morsa di carne che mi perde nell’oblio dei sensi. Guarda
il tuo viso estasiato, mi ordini, e mi convinci, si, mi convinci di non
aver vissuto prima-- Cosa che non è.

Avevo 14 anni e non ero né carne né pesce. Ma avevo il talento nel cuore e
nelle dita. La mia compagna di studi mi chiedeva, ma come fai a pestar
solo i tasti giusti? Aveva già le forme di una donna, non era bella, ma ci
scoprimmo insieme maschio e femmina. Mia madre ogni tanto bussava
discretamente alla porta della mia stanza "per accertarsi".
Emozioni. Le emozioni erano quelle grandi, che ci sforzavamo di capire
perché nuove. La voce un po’ roca di Battisti ce le spiegava, le emozioni,
e noi le sapevamo a memoria, le parole, salvo a ragionarci su col tempo.
Ed io stringevo corpi giovani che adesso non mi sembrano giovani quanto il
tuo.
Tu che giochi sulla spiaggia con mia figlia che t’adora e vi allontanate
insieme. Chè quando poi vi cerco il bagnino mi riferirà che "le mie
figlie" sono già rientrate in hotel.
Sei giovane dentro e fuori, mi spieghi paziente, sei un amante
instancabile a paragone dei miei coetanei., che sanno solo muoversi
convulsi senza farti sentir donna.
Sei una donna e sei adulta, è vero. Lo ero anche io alla tua età. Poi è un
po’ come tornare indietro--come spiegarlo? Lo vedrai. Lo vivrai.
E poi io non escludo altre donne, te l’ho detto da subito per onestà e un
po’ per cacciarti via.
Giada è la mia preferita. Ogni tanto ancora canta con me. Cominciammo
giovani, per un caso. È lei che ora mi spiega te, tutte le volte che ci
ritroviamo, dopo esserci riappropriati l’uno dell’altra. Giada con i suoi
occhi d’oro, che mi calamita a sè come un magnete invincibile. Sfiorita
della sua bellezza di giunco e ancora più bella nei suoi anni. Qualcuno
più di me, pensa. Una vecchia, diresti impietosa. Come spesso le mie fans.
Abbiamo sempre detto, con lei, che saremmo invecchiati insieme, tra una
storia e l’altra delle nostre. Lei di là in cucina a ciabattare ed io con
il mio pianoforte. Una promessa rassicurante. Il suo odore e il calore
della sua intimità sono come un lumino lontano del dopo-te.

Tu cosa ne sai cos’è stato avere 14 anni quando Battisti cantava Emozioni.
Ho bisogno di parlarne, non di spiegarlo, né di raccontarlo.
Ho bisogno di chiudere gli occhi e riascoltare quelle prime note, anche
solo nella mia immaginazione, e pensare, nel silenzio di una persona che
mi è vicina senza parlare perché non ce n’è bisogno. Solo ascoltare,
leggersi, provare, emozionarsi di quel tempo e-- forse-- anche un po’
rimpiangerlo.

--

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