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![]() jijotdl, 30 anni spritzino di Todo el World CHE FACCIO? Mi arrabatto Sono sistemato [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire. STO ASCOLTANDO I silenzi che ho trovato, Il respiro calmo di chi mi sta serenamente vicino... ABBIGLIAMENTO del GIORNO Pantacollant e infradito ORA VORREI TANTO... Ho già quello che vorrei tanto, anzi no, questo: ![]() STO STUDIANDO... come sopravvivere per almeno i prossimi 25 anni... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) sentirsi dire, a freddo, da un Amica: Per fortuna non ne esistono molti come te... perchè altrimenti non ti si potrebbe apprezzare. e commuoversi 2) Anche oggi aver aperto gli occhi per svegliarmi in questa giungla e con un gran sorriso aver dato inizio ad una nuova guerra , perchè quando il gioco si fa duro, i duri sorridono..... 3) fare l'amore con una persona speciale e sentire i brividi...poi avere la sua testa sulla tua pancia e accarezzargli i capelli! 4) ..quelle notti che sembrano non finire mai in compagnia dei due amici che contano di più, in cui la stanchezza non si fa sentire e allora per fermarti "qualcuno" si è inventato l'alba... 5) Perdere a DAMA ETILICA (vodke al posto delle pedine!) 6) La carbonara! |
Thursday, January 12, 2006 - ore 14:50
BATTISTI Newsgroup: it.sesso.racconti --->LINK<--- Da: "BATTISTI" eda_ci...@hotmail.com (admajora) - Newsgroup: it.sesso.racconti "Ma tu dov’eri quando Battisti cantava "Emozioni"?" "------------------------------------------" "Come Battisti, chi?" "------------------------------------------" "--.ah, Battisti il cantante!" "------------------------------------------." "Tua mamma lo cantava spesso." "------------------------------------------." "Sai anche le parole di "qualche canzone"--!" "------------------------------------------." "Si, si, va bene--le parole sono quelle, ma qualche nota, beh--non è proprio esatta--Vieni qua, piccola: lasciati stringere, cucciola--" Tu non c’eri quando, al primo anno delle superiori, mettevamo su il 45 giri facendo attenzione che la puntina si appoggiasse delicatamente nel solco e, dopo un giro, che allora ci pareva velocissimo, si sprigionava la prima nota, quella da brivido. Emozioni. O altre a scelta, o a gusto proprio. Allora le ragazze abbassavano gli occhi col cuore in tumulto sognando ancora il principe azzurro, sempre meno principe, ma sempre più figo, mentre lì, all’impiedi, c’eravamo "solo" noi: i ragazzi brufolosi a cavallo tra la terza media e un "forse" d’uomo. Noi, che guardavamo tra le ragazze sedute e cercavamo quella che sicuramente non avrebbe rifiutato il nostro invito. Meglio quella bruttina, per un giro di danza fermi sul posto, sognando la bona della classe o, ancor meglio, della scuola, che non c’era o che era rimasta a far tappezzeria, per mancanza di ardimentosi disposti a rischiare un secco "no". Tu non c’eri perché saresti nata molti anni dopo. Mi domando come hai fatto, così pian pianino a finire in casa mia. Tu avevi una coppola con la visiera di traverso che ti faceva ombra sugli occhi. Eri tra i primi sotto il palco, ma ti aveva trascinato lì tua cugina, che a te il jazz non era mai interessato. Uno spot montato male ti inquadrava nel suo fascio di luce e tu seguivi a bocca aperta le note delle nostre variazioni. Ti muovevi leggermente e la striscia scura dell’ombra della corta visiera ti nascondeva lo sguardo. Io percorrevo la tastiera e come al solito non guardavo il pubblico, nemmeno negli attimi di attesa. Ma quel raggio di luce illuminava proprio e solo te. Come una stella cometa ti indicava. Così l’ho seguito. Notai l’esile figura longilinea sotto il maglione di lana grossa, le tue labbra carnose, labbra vere, secche ed arrossate di freddo. Davanti alla chiesa di san Nicola, nel sud di un Isola affascinante e misteriosa, dal clima mite. Ma quella sera faceva più freddo del solito. Ed ora sei qui, nella mia casa di neo-single, che mi chiami dalla cucina chè hai fatto la pizza: pizza a mezzogiorno, alta e morbida, che sembra quasi una lasagna, ma il sapore è buono. Buono accidenti, perché cucini per me e mi piace come lo fai. Sono al telefono col "batterista" che mi dice, ti sei fatto fregare--ma è tutta invidia. Hai detto finisco di laurearmi e poi vedrai dove arrivo. Il tuo entusiasmo mi dava nuova linfa. Non mi avresti ostacolato tu. Non potevi sapere delle nevrosi di mia moglie, che m’aveva conosciuto musicista e poi castrato d’ogni suono. Sei dolce buona e bella. Questo mi colpì quando tua cugina mi venne incontro alla fine di quel concerto. Mi disse belle parole e tu comparisti da dietro alle sue spalle. Lei è mia cugina, ma non ama il jazz-- Ma amavi me, lo riconobbi dai tuoi occhi e dal tuo arrossire sul faccino impertinente. Parola grossa, amore, ma quello vidi. Tu m’ami dell’amore dei tuoi anni. Quello assoluto ed estenuante, quello di tutte le ore ed ogni minuto. Ho bisogno dei miei spazi, ti spiego, pur sapendo che non puoi capire. Se mi estraneo, non ti escludo. Tu metti il broncio, pronta a rifar le valigie e a tornare alla tua Isola. Sei dolce buona e bella. Stringo il tuo corpo di carne compatta, così attaccata alle ossa, così immortale. Hai pochi anni più di mia figlia. Io, che ho anni meno di tuo padre, non posso compensarti di una figura paterna. Lui s’era preso una moglie giovanissima per guadagnarsi l’eternità, ma tua madre, lo stesso, il destino se l’è presa, ingordo. Mentre ti amo il tuo corpo spiega il suo dolore nella passione dei suoi amplessi. Mi prendi, tu giovane giumenta, con la passione e la forza di un temporale d’agosto e mi bagni d’acqua pulita. Sono il tuo tutto e questo mi annienta della paura di perderti, perché ti perderò. È nell’ordine delle cose che escludi guardandomi con occhi di fiamma. Mi sei sopra e mi gridi, guardami, guardami cazzo, guarda che amore ti do, guarda come ti prendo! Serrato nella tua giovane vagina, stretto in questa morsa di carne che mi perde nell’oblio dei sensi. Guarda il tuo viso estasiato, mi ordini, e mi convinci, si, mi convinci di non aver vissuto prima-- Cosa che non è. Avevo 14 anni e non ero né carne né pesce. Ma avevo il talento nel cuore e nelle dita. La mia compagna di studi mi chiedeva, ma come fai a pestar solo i tasti giusti? Aveva già le forme di una donna, non era bella, ma ci scoprimmo insieme maschio e femmina. Mia madre ogni tanto bussava discretamente alla porta della mia stanza "per accertarsi". Emozioni. Le emozioni erano quelle grandi, che ci sforzavamo di capire perché nuove. La voce un po’ roca di Battisti ce le spiegava, le emozioni, e noi le sapevamo a memoria, le parole, salvo a ragionarci su col tempo. Ed io stringevo corpi giovani che adesso non mi sembrano giovani quanto il tuo. Tu che giochi sulla spiaggia con mia figlia che t’adora e vi allontanate insieme. Chè quando poi vi cerco il bagnino mi riferirà che "le mie figlie" sono già rientrate in hotel. Sei giovane dentro e fuori, mi spieghi paziente, sei un amante instancabile a paragone dei miei coetanei., che sanno solo muoversi convulsi senza farti sentir donna. Sei una donna e sei adulta, è vero. Lo ero anche io alla tua età. Poi è un po’ come tornare indietro--come spiegarlo? Lo vedrai. Lo vivrai. E poi io non escludo altre donne, te l’ho detto da subito per onestà e un po’ per cacciarti via. Giada è la mia preferita. Ogni tanto ancora canta con me. Cominciammo giovani, per un caso. È lei che ora mi spiega te, tutte le volte che ci ritroviamo, dopo esserci riappropriati l’uno dell’altra. Giada con i suoi occhi d’oro, che mi calamita a sè come un magnete invincibile. Sfiorita della sua bellezza di giunco e ancora più bella nei suoi anni. Qualcuno più di me, pensa. Una vecchia, diresti impietosa. Come spesso le mie fans. Abbiamo sempre detto, con lei, che saremmo invecchiati insieme, tra una storia e l’altra delle nostre. Lei di là in cucina a ciabattare ed io con il mio pianoforte. Una promessa rassicurante. Il suo odore e il calore della sua intimità sono come un lumino lontano del dopo-te. Tu cosa ne sai cos’è stato avere 14 anni quando Battisti cantava Emozioni. Ho bisogno di parlarne, non di spiegarlo, né di raccontarlo. Ho bisogno di chiudere gli occhi e riascoltare quelle prime note, anche solo nella mia immaginazione, e pensare, nel silenzio di una persona che mi è vicina senza parlare perché non ce n’è bisogno. Solo ascoltare, leggersi, provare, emozionarsi di quel tempo e-- forse-- anche un po’ rimpiangerlo. -- COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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