Il 2005 è stato un anno di autocelebrazioni per
Alanis Morissette: prima dell’estate, infatti, è stata pubblicata un’edizione completamente acustica di Jagged Little Pill in occasione del decennale del fortunato disco della cantautrice di Ottawa (che però ha avuto vendite scarse e recensioni ben poco generose) e a novembre è stata la volta di una raccolta, una buona occasione per fermarsi, come suggerisce il palmo della mano aperta in copertina di
The Collection. L’adesivo sulla scatola avverte che il CD contiene “18 of Alanis Morissette’s most recognizable hits, as well as some of Alanis’ personal favourites”: non si tratta dunque di un banale greatest hits, in poche parole, con tutti i singoli disposti in ordine cronologico, dal momento che trovano spazio anche album-tracks, lati B, cover e brani da colonne sonore o progetti collaterali, per la prima volta in un disco ufficiale di Alanis. “C’è voluto un po’ per decidere quali canzoni inserire in questa collezione”, assicura la cantante nelle note di copertina, “molti artisti considerano le proprie canzoni come dei figli, e io le vedo come stanze della mia casa, ognuna delle quali ha odori, ricordi ed energie distinte”. Oltre a diciassette brani già editi nel corso degli ultimi dieci anni di carriera, c’è anche un brano inedito, una cover di “Crazy” (un grande hit radiofonico datato 1991, interpretato da
Seal e prodotto da Trevor Horn).
L’album di debutto, Alanis, e il successivo Now Is The Time (entrambi all’insegna di una musica pop-dance debitrice di Madonna) non sono rappresentati nella raccolta, e sarebbe stato interessante avere almeno il singolo più venduto degli esordi, “Too Hot”. Il lavoro successivo si sposta infatti su un territorio rock-cantautorale che ha più a che fare con Pat Benatar ed Alannah Myles che con Madonna, che nel frattempo le fa firmare un contratto con la Maverick Records.
Jagged Little Pill, un best seller tra il 1995 e il 1996, è stato scritto e prodotto insieme a Glen Ballard, ma tra i musicisti figurano anche Flea e Dave Navarro, Gota Yashiki e Michael Landau. Con l’eccezione di All I Really Want, gli altri singoli sono qui presenti, mescolati al resto delle canzoni in scaletta: Head Over Feet, Ironic e You Learn sono nella prima parte della Collection, You Oughta Know è al centro e Hand In My Pocket chiude la tracklist. Jagged Little Pill ha venduto finora
30 milioni di copie e ha fruttato alla Morissette ben quattro Grammy Awards: purtroppo negli anni successivi un risultato simile non è stato più raggiunto. Forse ci aspettava troppo, e le vendite di Supposed Former Infatuation Junkie sono state molto meno lusinghiere; il disco è piaciuto ai fan, ma il grande pubblico lo ritiene logorroico e autoindulgente. Molti sarebbero stati i momenti da antologia (Joining You, Unsent, Front Row e So Pure) e invece qui c’è posto solo per
Thank You e That I Would Be Good – una scelta bizzarra, visto che la versione che è stata trasmessa per radio e su MTV è quella del successivo album Unplugged. Il ritorno nel 2002 non vede grandi innovazioni a parte l’assenza di Glen Ballard:
Under Rug Swept piace poco sia al pubblico che alla critica, ma il singolo Hands Clean riesce ad avere buone vendite e un adeguato airplay. Imprevedibile l’inclusione di ben due canzoni dalla raccolta di b-sides e brani esclusi da Under Rug Swept che è stata pubblicata poco dopo con un DVD allegato, Feast on Scraps: la melodica Simple Together e l’arrabbiata
Sister Blister (già il retro di Hands Clean).
Everything è l’unico singolo che si ricordi dal suo quarto album internazionale, il deludente So Called Chaos. Eppure, qui c’è anche quella Eight Easy Steps che, una volta remixata, è arrivata nelle prime posizioni della classifica dance statunitense. Arriviamo ora alle chicche:
Princes Familiar, dall’MTV Unplugged, è tra i momenti migliori dell’intera compilation insieme a
Mercy, cantata da Alanis in ungherese insieme allo scomparso cantante pakistano Nusrat Fateh Ali Khan, il miglior interprete del canto
qawali (stile musicale nato con lo scopo di diffondere in tutto l’Oriente la religione islamica) e già collaboratore di Peter Gabriel. Mercy proviene dal progetto The Prayer Circle di Jonathan Elias, che ha coinvolto anche James Taylor, Perry Farrell, Ofra Haza, Salif Keita e Linda Ronstadt. Notevoli le due canzoni prestate a colonne sonore, Still (dal film Dogma, in cui Alanis interpreta il ruolo di Dio) e Uninvited, incisa per City Of Angels. Imbarazzante, purtroppo, il remake di Let’s do it, let’s fall in love, classico di Cole Porter inserito nel film
De-Lovely. La Morissette e lo swing sono due mondi troppo distanti tra di loro e, considerando l’assenza di brani ben più meritevoli, resta una curiosità e nulla più. Ciò non toglie che la Collection in questione sia tutt’altro che inutile, e non va pensata come l’unico suo disco davvero indispensabile. Semmai, è un ottimo modo per ricapitolare ciò che è stato fatto finora, sperando che le ritorni l’ispirazione.