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Saturday, January 14, 2006 - ore 02:16


Bix Beiderbecke
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Bianco, morì a soli 28 anni per un raffreddore trascurato, deciso all’alcool, fu trombettista raro, con Armstrong è stato il maestro di tutti. L’alone che lo circonda, ha reso inevitabile che intorno alla sua figura nascesse la leggenda. Il regista italiano Pupi Avati, amante del jazz e musicista dilettante, diresse nel 1991 il suo omaggio al mito: "Bix un’ipotesi leggendaria". Leon Bix Beiderbecke nato a Davenport nello Iowa, fu il massimo rappresentante dello stile di Chicago che fu il primo sincero tentativo dei bianchi di suonare il jazz in modo personale. La sua famiglia era originaria della Pomerania (Germania), fece parte del coro della locale chiesa protestante e mostrò subito predisposizione per la musica. Suona il pianoforte che trova in casa e a 16 anni, dopo aver ascoltato un disco dell’Original Dixieland Jass Band di Nick La Rocca, s’innamora della cornetta, tromba a canna corta resa popolare dalla facile emissione. Altri dischi lo influenzano e lo affascinano (Armstrong) a questi si aggiungono musicisti europei contemporanei come Stravinsky, Schoenberg, Debussy: In a mist (Nella nebbia) pezzo per solo pianoforte, noto anche come "Bixology", è un suo omaggio all’impressionismo, allo stile di Debussy. A diciotto anni lavora già come professionista, seguono ingaggi che lo portano a lavorare sui battelli del lago Michigan o nei locali di Chicago.



Nel 1923 entra a far parte dei Wolverines, formazione con cui poté esprimere il suo jazz e registrare più di un disco, anche se il gruppo, costituito da musicisti semiprofessionisti, sicuramente non era alla sua altezza. Mosso dalla fanatica idea di inseguire una perfezione stilistica che, secondo lui, non riuscirà mai a trovare, lascia il gruppo e cambia formazione. Suona con Goldkette e Whiteman, orchestre inadatte e lontane dal suo jazz. Stringe amicizia con Trumbauer, saxofonista, e grazie all’aiuto dell’amico, che ne riconosce il gran talento, si organizzano sedute di registrazione: "Bix Beiderbecke and his gang" suonano At The Jazz Ball, Royal Garden Blues, per citare alcuni esempi. Queste sedute dell’ottobre del 1927, come altre che Trumbauer saprà organizzare, sono le uniche occasioni in cui Bix riesce a suonare il jazz senza essere incatenato dagli scontati arrangiamenti delle grandi orchestre. Va New York e poi ritorna a Chicago ancora con Goldkette. Scioltasi l’orchestra nel 1927, accetta un nuovo ingaggio con Whiteman che lo apprezza e lo aiuta quando l’alcool ne minerà definitivamente il fisico. È ora a Davenport per curarsi ma invano. Perso il posto eccolo di nuovo a Chicago e a New York dove suona con Dorsey e Goodmann. Nel 1931 un banale raffreddore trascurato degenererà in polmonite portandolo, in agosto, alla morte. Si spegne così prematuramente un genio, un artista unico, una delle massime espressioni del jazz bianco.


[jazz56 autori...]


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