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sabato 14 gennaio 2006 - ore 20:58
ALLARME ROSSO... IN TUTTI I SENSI
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Come si dice pummarò in cinese?
Rischiamo di doverlo imparare in fretta, perché presto si potrebbe mangiare solo pomodoro made in China. Già oggi praticamente tutti i prodotti in commercio derivati da concentrato sono lavorati con basi cinesi, ma in breve anche passate e pelati rischiano di arrivare direttamente dal gigante asiatico. A lanciare lallarme sono la Coldiretti e lAssociazione italiana tecnologia alimentare (Aita), fornendo dati che spiegano la paura che si sta diffondendo in un settore storico per lagroalimentare e per la tavola italiana. Nella stagione 2005-2006 la Cina, che ha iniziato a coltivarlo solo 15 anni fa, incrementerà ancora la sua produzione di pomodoro fresco a 35 milioni di tonnellate, contro i 5,3 milioni di tonnellate previsti in Italia, l1,8 della Grecia e le 832mila tonnellate della Francia. Il gigante asiatico già rappresenta il terzo bacino di produzione dopo Stati Uniti e Unione europea, ma considerando i trend di crescita lallarme cresce ancora. In Cina la produzione è infatti in continuo aumento: +2% questanno, mentre in Italia crollerà del 17% (anche se bisogna considerare che lannata 2004 era stata da record), in Spagna del 14% e in Grecia del 12%. Linvasione di prodotto cinese – afferma Sebastiano Porretta, presidente dellAita, lassociazione degli operatori dellindustria alimentare a carattere soprattutto scientifico – più che un rischio è una realtà: al momento praticamente tutti i prodotti che mangiamo derivanti da concentrato di pomodoro, come zuppe, salse ketchup, tutti gli alimenti che non hanno il pomodoro come ingrediente principale, usano prodotto cinese. Semplicemente perché costa poco, mentre dal punto di vista qualitativo ci sarebbe molto da dire, a partire dal fatto che
in Cina si usano ancora liberamente a dosi massicce pesticidi e antiparassitari. Al momento lunica barriera contro linvasione cinese è legale: le norme italiane impongono che per passate, sughi e salse si utilizzi il frutto coltivato localmente, ma diversi operatori temono che i divieti vengano facilmente aggirati. Anche perché la Cina, proprio in questo comparto, è fortissima: sempre nella stagione 2005-2006 la produzione di passata made in China raggiungerà le 722mila tonnellate, con un aumento del 6% rispetto alla stagione precedente. Di questo mare di pomodoro, circa 150mila tonnellate di prodotti trasformati arrivano nella sola Italia, per un valore di circa 62 milioni di euro annui, tanto che il concentrato di pomodoro rappresenta la prima voce di import alimentare italiano dalla Cina, superando le ingenti acquisizioni di prodotti trasformati che raggiungono i tanti ristoranti a occhi a mandorla della penisola. E anche la produzione di pomodoro in scatola cinese (i nostri pelati, per intenderci) cresce: questanno arriverà a 13mila tonnellate, con un boom del 60%. Tanto per non sbagliarsi, in Italia nel 2005 lindustria del settore perderà tra il 15 e il 20% di prodotto trasformato.
La questione sta diventando talmente centrale per lindustria alimentare italiana che la Fiera di Cremona, allinterno della rassegna annuale dellagricoltura, in gennaio dedicherà una giornata di lavoro proprio al pomodoro cinese, con una quindicina di operatori coinvolti. Tra loro è annunciato anche Ding Shenling, direttore generale della Tunhe investment ltd., il principale produttore di concentrato di pomodoro cinese grazie a dodici impianti in funzione nel Nord Est del Paese, non lontano dalla frontiera con il Kazakistan. Sarà interessante verificare se verrà guardato con timore o se stringerà tanti nuovi affari. Ma non si può fare nulla? La qualità paga sempre – risponde la Coldiretti – ma la leva del prezzo è sempre più pericolosa. E poi alcuni operatori del settore non possono proprio piangersi addosso: sono infatti arrivate dallItalia quasi tutte le macchine e gli impianti industriali per lo sviluppo del pomodoro in Cina, soprattutto dallEmilia Romagna, in particolare dal parmense. Ora i cinesi – conclude Porretta – hanno tutto il nostro know how, perché non dovrebbero sfruttarlo? (ANSA).
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