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Wednesday, January 18, 2006 - ore 22:37
Le cronache di Vale: il coglione, la scema e l’armadio. [sottotitolo FTM]
(categoria: " Lavoro ")
Bene, trascore più di 24 ore dalla giornataccia di ieri, e sfogata la mia conseguente depressione in famiglia, col moroso e con le amiche, posso scrivervi la mia giornata di ieri.
Antefatto: Domenica, su "Il mattino", mio padre legge un’offerta di lavoro che sembra buona (A padova sud cerchiamo 4 persone 18-32 da inserire nella nuova sede, settori magazzino, amministrazione, contabilità, marketing.)
Lunedì mattina chiamo il numero pubblicato e prendo un appuntamento già per il pomeriggio. Alle 15 in punto sono lì, e mi accoglie un distinto signore incravattato che mi parla (in pochi minuti) dell’azienda. Trattasi di agenzia di pubblicità che al momento collabora con H3G ed Energia S.p.a., monitorando come vanno le vendite dei prodotti e promuovendoli. Ottimo, dico io. Il tizio mi dice che l’indomani (ieri) ci sarebbe stata la selezione. Si deve passare una intera giornata in ufficio, fianco a fianco degli attuali collaboratori per vedere esattamente il modus operandi dell’azienda. Mi raccomanda puntualità e abbigliamento formale. Domanda: Cosa intendete voi per abbigliamento formale per un colloquio di lavoro?
Noi donne interpretiamo tailleur e tacchi, per lo meno.
Ed ecco che ieri mattina mi sveglio alle 6.30, mi preparo, mi taillerizzo, mi decollterizzo, mi trucco di tutto punto, mi preparo psicologiamente e spiritualmente ripetendomi che sono la più brava, la più meglio e che, dopo tutti i miei sforzi, finalmente arriverà qualcosa di buono anche per me.
Alle 7.20 parto da casa, accendo la sigaretta, e alle 7.23 ho già bruciacchiato il sedile della mia macchina bella bella e nuova nuova.
Beh, penso io Pollyannosamente, poteva andarmi peggio...sai se mi si bruciavano i pantaloni? [n.d.r. quanto sono cretina?]
Considerando che Richburg è nell’alta padovana e che per Padova sud intendevano strada battaglia, posso tranquillamente dire di aver attraversato tutta la città, anzi, meglio, trattandosi di una serie infinita di rotonde da superare, posso affermare di aver girotondeggiato Padova alle 8 del mattino.
Impavida e fiera come...come Mascia delle sue tette? Vabbè, tutta
fiera arrivo in perfetto orario al mio colloquio.
Entro e vedo che siamo una decina di persone...sarà dura, penso tra me e me (credo di averlo detto anche ad una ragazza che mi sedeva vicino, ma non ci giurerei).
Appena arrivata mi consegnano un foglio da firmare: la giornata di oggi non costituisce in nessun modo un vincolo contrattuale tra me e l’azienda. Ghe mancaria altro, aggiungo io. Ma firmo e taccio.
Il silenzio, poco dopo, viene spezzato da un grido animalesco che un gruppo di persone lancia da una sala riunioni. Tra i presenti si crea un certo imbarazzo, ma nei colloqui moderni non ci si può nemmeno spaventare, sai mai...le telecamere...
Poco dopo escono, letteralmente "lanciati fuori" dalla stanza a mo’ di "Dai che ce la fai!!" di Morandi, una dozzina di giovani agenti ai quali veniamo abbinati noi
aspiranti .
De sto cazzo. Ma alle postille ci pensiamo dopo.
La ragazza mi dice "oggi si va a Chioggia!", tutta euforica. Io guardo il cielo, guardo lei, riguardo il cielo, guardo nella mia cartina virtuale mentale dov’è Chioggia, e tra me e me penso: Che culo.
Cerco di collegare le informazioni che ho sull’azienda. Elaboro, e alla fine penso "Andremo nei negozi di telefonia di Chioggia".
Credaghe.
Dopo una sosta in una mega pasticceria (da qualche parte di padova ma non so dove, non ne ho idea), e dopo aver visto i primi fiocchi di neve scendere, si parte per Chioggia.
Arriviamo e...la tipa dice "Ok, adesso dobbiamo andare negli
esercizi commerciali e vendere questo telefono della 3.
Pausa mentale.
Vendere?
Venditore?
Agente?
Procacciatore d’affari?
Area manager?
No, non se n’era parlato. Sono tutti termini dai quali mi tengo ben lontana. Niente in contrario a chi questo lavoro lo fa, ma io non lo voglio fare. Non fa per me. Punto.
La neve scende, fuoriosa e angosciante come solo la neve a Chioggia può fare. Una bufera.
Guardo le mie decolletè (nuove), guardo le scarpe degli altri "agenti" (basse, comode e invernalissime). Ricordo (tipo eco, come nei films) "Le raccomando...abbigliamento formale [aaale-aale-ale]".
Non mi soffermerò a narrare ogni successivo accadimento. Potete immaginare da soli cosa voglia dire seguire una venditrice porta a porta, per le strade di Chioggia, sotto la bufera di neve, coi piedi blu.
Che poi, dico io, se ero a Vicenza, Mestre, Castelfranco Veneto, Campodarsego, Brusaporco, prendevo un treno e tornavo a casa. Ma a Chioggia? Che cazzo fai a Chioggia?
Non vorrei continuare ad infierire su questa
città d’arte , come dicono i cartelli stradali a sfondo marrone...ma io non saprei citare una "città" che , il17 Gennaio, con la nevicata a tanfonella, sia più triste di Chioggia.
Sottolineo soltanto la nota gentilezza e l’animo pacifico che contraddistingue l’ameno paesino (anche in letteratura), il dolce parlare, e lascio immaginare a voi come possono essere andati, per la povera venditrice, gli affari .
Alle 13, sfinita, sfiancata, coi piedi surgelati (che è un gradino più sù di congelati) e il morale nei pozzi petroliferi, riesco a convincere i "compagni d’avventura" che , con questo tempo, è meglio tornare a Padova.
Tra l’altro, a scanso di equivoci, appena capito quale era il lavoro in questione ho subito detto alla ragazza che non mi interessava
minimamente .
Dopo mille peripezie, mi accompagnano
vicino all’ufficio, a riprendermi la macchina. Sottolonieo vicino, perchè i poveracci non potevano nemmeno farsi vedere dai "manager" [n.d.r. del b.d.c.] mentre passavano per di lì. Dovevano essere a lavorare, sotto la neve, congelati, a vendere telefoni col porta a porta.
Ora dico io ai pochi e pazienti lettori che hanno resistito e mi hanno letto fino a qua, è possibile che una persona prenda cosìsonoramente per il culo dei giovani che cercano lavoro?
Il distintosignoreincravattatodeimieistivali mica poteva dirlo che era un lavoro di
vendita ?
Ma cosa credono, che le parole
pubblicità e
vendita siano sinonimi?
E poi, la vogliamo finire di chiamare
marketing ogni pisciata di cane? Una cosa è il marketing [rendere commerciabile un prodotto, nd.r.], un’altra è il telemarketing, un’altra ancora la pubblicità, diversa ancora è la promozione e , duclis in fundo, la VENDITA.
Mi sono rotta veramente le balle di questo mondo di persone disoneste, invasate e approfittatrici.
E sapete che ho fatto?
Ho deciso di cambiare rotta. Zac!
Mi sono iscritta alle selezioni di un master. Parliamo di no profit, di terzo settore, di cooperative.
Vedremo....non so se passerò, non so se alla fine lo farò....ma intanto ho dato una gran botta al timone.
Un consiglio.
Se vi chiama una ditta che ha sede in strada battaglia, sopra una concessionaria di auto....quantomeno mettete le scarpe da tennis e prendetevi un ombrello.
E portate i miei saluti al coglione.
[UPDATE:Credo di aver battuto ogni record di blog prolisso. Neanche la shaula scrive così tanto.
Si vede che ero incazzata?]
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