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DI DONNA

SARO’ LA TUA GEISHA

...Le infuocate carezze
l’invidiabile savoir faire
dolce intenso e brutale ah!
Quanta nobile poesia
padre, amante, padrone
nel tuo conto corrente ah!
In salute ed in malattia
finché morti non ci separi
Vorticosa passione
o mia belva insaziabile
nel tuo caldo e accogliente harem
In salute ed in malattia
finché morte non ci separi
Fai di me la tua geisha
fai di me la tua umile serva...

CARMEN CONSOLI





CONFUSA E FELICE

Sai benissimo che una goccia inonda il cielo
È così piccolo il mondo che ci osserva
Sai benissimo che non chiedo tanto adesso
È così limpido il mare che ci ascolta che ci addormenta
Rit.
Vorrei tentare
Vorrei offrirti le mie mani
Vorrei tentare
Vorrei difendere questo momento
E penso di sentirmi confusa e felice
E penso di sentirmi…
Sai benissimo che sto tremando e non c’è freddo
e sono vittima di questa gioia immensa
Sai benissimo che nulla può scalfirci adesso
È così fragile il mondo che ci aspetta, che ci spaventa....

CARMEN CONSOLI


ABBIGLIAMENTO del GIORNO






ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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venerdì 20 gennaio 2006 - ore 14:11



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ECCEZZZIONALE!!

(vellutoblu blog)


Inutili dialoghi pen(s)osi
(Tarda notte. Locale pieno di persone. Musica in sottofondo ad alto volume.)

- ...e poi lo vedi, tutti i venerdí sera ci ritroviamo in questo postaccio a fare avanti e indietro tra dentro e fuori, giriamo come bestie annoiate, non sappiamo dove sbattere la testa.
- A chi lo dici! Io ogni volta che esco me ne accendo una, visto che fuori tutti fumano; almeno la sigaretta mi dà un senso, cioè, almeno non me ne sto appoggiato da una parte a guardare chi entra e chi esce.
- Tutto questo mi fa una gran tristezza.
- Mah... "Tristezza" mi pare una parola grossa...
- E come la chiameresti tu?
- Bah, non so. Mica bisogna sempre dare un nome a tutte le cose.
- Io invece ne ho un gran bisogno.
- Perché tu analizzi, analizzi tutto, dovresti essere un po’ piú spigliato, un po’ meno rimuginone. Prendila con piú serenità.
- Ma come si fa? Ma ti rendi conto? Perché veniamo tutti i venerdí sera qui?
- Credo perché ci vengono un po’ tutti, no?
- Va bene, e perché la gente sente il bisogno di venire in un posto dove c’è altra gente?
- Perché nessuno vuole andare in un locale dove ti tocca bere il tuo whisky guardando il barista nelle palle degli occhi!
- Quindi la gente viene qui perché è un luogo di ritrovo.
- Naturalmente.
- Ma non hai risposto alla mia domanda: perché le persone vogliono stare in mezzo alle altre persone?
- Uffa, ma che ne so? Perché magari scambi quattro chiacchere con qualcuno che non vedi da tempo...
- E poi?
- E poi magari conosci altre persone, conosci gente nuova.
- E secondo te questo succede spesso?
- Non lo so, credo di sí.
- Allora perché sono mesi che io e te veniamo qui e siamo sempre noi due a rimasticare gli stessi concetti e non abbiamo conosciuto nessuno di nuovo?
- Ti sei stancato di me, dolcezza?
- No, certo, che dici? Però un po’ sí, voglio dire, se tu avessi le tette e un bel faccino non sarei della stessa opinione.
- Tu credi che gli altri che vedi qui intorno facciano amicizie, si divertano, si scambino i numeri di telefono?
- Boh, quello che vedo è che ci sono i gruppetti; sei in un gruppetto e parli con quelli del tuo gruppetto, ma al di fuori di esso non mi pare che ci siano grossi movimenti.
- Il problema è che di vista ci conosciamo tutti, ma poi nessuno conosce nessuno.
- Questa sembra una frase del papa.
- No davvero, pensaci un attimo. Una faccia che vedi cento volte senza scambiarci mai una parola è come se la conoscessi, ma in realtà non la conosci, voglio dire, non sai cosa ci stia dietro quella faccia.
- Non è facile, no...
- No, non è facile...
- ...
- Vedi quella tipa là?
- Quale?
- Quella, quella coi capelli rossi corti e quel nasino a punta.
- Ebbene?
- Ogni sera la vedo allontanarsi con un ragazzo diverso.
- Beata lei.
- No, beato LUI, anzi beati LORO, perdinci.
- Ti piace?
- Accidenti! A te no?
- Sí, sí, ma ha tutta l’aria di essere una scema.
- E come fai a dirlo?
- Beh, me lo immagino.
- Ma come fai a dirlo? Ci hai mai parlato? La conosci?
- No, ma certe cose si vedono!
- "Certe cose si vedono". Il problema è che quando parli cosí sei anche serio.
- Sono serio sí, che ti credi?
- Forse sei TROPPO serio.
- Ma scusa, io dovrei portarmi a letto una scema che poi non saprei che dirle? E di cosa ci parlo? Di Bergson?
- Certo che con le donne proprio non ci sai fare!
- Sentilo, il Casanova! E tu, che portasti la Checca a vedere le sculture di terracotta di Spender?
- Guarda che la Checca apprezzò molto quelle statue!
- Certo, però sappiamo tutti com’è andata a finire.
- Di certo non per colpa delle statue!
- Fai un po’ come vuoi, secondo me anche per colpa loro.
- ...
- Guarda guarda...
- Cosa?
- Guarda un po’ chi si rivede...
- Cosa? Chi? Dove?
- Te la ricordi quella là?
- Chi? Quella? Ma non sarà mica...
- Esatto, è proprio la Giusy.
- Noooo, incredibile. Me la ricordavo torva e racchietta.
- E invece... chi l’avrebbe mai detto?
- E che ci fa qui? Dov’è stata tutto questo tempo?
- E vaglielo a chiedere, no?
- No, no...
- Vai, su, che male c’è?
- Ma no, ma magari non si ricorda di me, ma poi che le dico?
- Che ne so, ti inventi qualcosa sul momento. Vai, è lí tutta sola!
- Senti, se sei cosí bravo perché non ci vai tu? Sei tu che l’hai vista per primo!
- Ma no, che c’entro io?
- E io che c’entro?
- ...
- Tanto a noi due non ce la dà.
- È vero, a noi certo non ce la dà.
- Nessuna mai ce la dà.
- ...
- Un altro caipa?
- Dai, facciamoci l’ultimo caipa e poi si va a casa.
- ...
- Serata di merda.
- Merda di serata.



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