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Sunday, January 22, 2006 - ore 20:18
Pensieri sconclusionati di un bimbo che cresce...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E tanto per cambiare vorrei volare via, non importa dove: l’importante è che sia via da quà, lontano da tutto e da tutti. Andare, senza mèta, soltanto per pensare ad altro, o per non pensare. Lasciare tutto così com’è, intatto nella sua crisalide fatta di tante cose e persone, fatta di sentimenti ed emozioni, fatta e strafatta. Momenti di gioia e momenti di dolore, periodi bui e periodi raggianti, problemi, tante cose che portano poi inevitabilmente a creare un fottutissimo intreccio di dinamiche intrinseche atte a formare una fottutissima crisalide di incertezze, di dubbi, di rammarichi, ma anche di spensieratezza, di soddisfazioni, di crescita. Un fardello tipico di ognuno di noi che ci è stato dato in mano, per portarselo dietro, ovunque. Un fagotto che a volte può risultare troppo pesante, troppo pieno di tante cose, troppo... troppo. E allora lo si vorrebbe lasciar lì così, intatto, e andarsene via, per un tempo indefinito. Un viaggio libero da qualsiasi costrizione, scevro di rotture di cazzo, per tornarci poi su soltanto al proprio ritorno, ben più leggeri e consci di ciò che si è e che si è stati, in modo da poter affrontare tutto con più cognizione di causa, con più semplicità. Andar via, volando il più in alto possibile, dove gli unici sforzi sono soltanto quelli dello sbatter d’ali per raggiungere altitudini sempre maggiori e poter così planare cullati solo dal silenzio della solitudine e dell’aria rarefatta, avendo in testa soltanto le note di David Morales con la sua How Do You Feel ritmata, malinconica ma sempre piena di vitalità e di speranza. Le lacrime sono le uniche che ti porti dietro in questo mirabile e idilliaco scenario, lacrime di sconforto e di pensieri che a fatica ti lasci dietro per poterli poi affrontare a freddo. Lacrime che sgorgano e ti chiedi perchè. Lo si sa bene il perchè, o forse no... succede e basta. E chissà quante altre volte succederà, sempre SE succederà. Ascolti queste e altre mille note, ascolti il vuoto che c’è ora dentro di te per essertene volato via, TI ascolti, e prosegui, inesorabile, a sbattere le tue ali più e più volte per allontanarti il più possibile. Alla ricerca di un tepore ormai lontano, un tepore che hai sentito tuo poche volte, ma è bastato per lasciarti dentro un’impronta indelebile, piacevole, austera, felice. Ti chiedi se e quando mai tornerai a toccare con mano queste cose, perchè andarle a cercare non è proprio il massimo, e allora aspetti, passando dal vivere al lasciarti vivere, spaesato a tratti come un bimbo che ha perso il babbo e la mamma in mezzo alla gente, mentre loro ti cercano instancabili alla stessa stregua, accomunati dalle stesse emozioni pur contestualizzate in dinamiche intrinseche completamente diverse. Ti chiedi quando finirà tutto ciò, quando sarà giunto il momento di tornare indietro, di tornare a casa, di utilizzare le stesse energie per sbattere le ali con un obiettivo diverso da quello dell’andata. E magari non finirà mai nulla, ma più semplicemente muterà, perchè se i fatti non cambiano è pur vero che sei tu a cambiare, dentro di te, guardando tutto quanto con occhi diversi, da prospettive diverse. Quando? Presto... come può essere che non succederà mai, o magari... sta già accadendo. Via, vola via, sbatti le ali con quanto più fiato t’è rimasto e non voltarti mai indietro, fintanto che il tuo voltarti indietro non diventerà l’unico obiettivo per cui le cose andranno a sistemarsi piano piano, per volontà tua, trovando la forza di sostenere certi equilibri delicati e inevitabili. Solo allora potrai riprendere in mano ciò che ti sei lasciato alle spalle, e... crescere... diventare più "grande"... consapevole... forte... ora come ora si ha solo la forza di lanciarsi nel vuoto e utilizzare tutti i propri sforzi per volare... volare... e volare...
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