Mare dentro: l’ho visto e lo considero un magnifico viaggio all’interno della libertà dell’uomo.
Non mi è sembrato adatto il ruolo caricaturale dato alla chiesa, impersonata dall’antipatico religioso (monsignore o qualcosa del genere) con i suoi giovanissimi e indottrinati seminaristi a far da paggetti. Più cliché di così si muore, riconosco che questa macchietta è la visione che molti ricevono da cotali gerarchie ecclesiastiche, ma un film così profondo e complesso si poteva risparmiare tale semplificazione, che peraltro così evita una vera e propria dialettica fra le argomentazioni e presta il fianco all’“attacco” di chi sostiene posizioni appena un po’ più articolate e ragionate contro l’eutanasia rispetto a quella espressa debolmente nel film.
Poi non mi è piaciuto, ma questo non lo considero un “errore narrativo” bensì una questione di gusto personale, l’iniziale approccio dell’avvocata. Personaggio, bello e difficile, ma fin da subito poco professionale. Che poi sia malata a sua volta e quindi particolarmente vicina al cliente, che poi l’evoluzione del film sia che si innamora e tutto il resto, va bene, ma fin da subito presentarsi al cliente con gli occhi dolci, pieno coinvolgimento ed empatia personale e lacrimuccia pronta, come altrettanto pronta a tradire il marito... Discutibile. Forse questo impatto è servito ad evitare l’ulteriore cliché - avvocato/macchina da guerra in tailleur - rischiando nel breve spazio di un film di dover giustificare un repentino risvolto sentimentale, che così invece è spiegato meglio.
Mi sono dilungata sugli aspetti negativi perché erano i più semplici da spiegare, in realtà gli aspetti positivi sia narrativi che fotografici e musicali sono molto più vasti -come il mare che fa da
leit motiv- e le riflessioni che si potrebbero fare sul tema che così si solleva altrettanto infinite.