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Thursday, January 26, 2006 - ore 23:46
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il mio palcoscenico profuma di nuovo.
Troppi attori troppi volti e troppi nomi si susseguono uno dietro l’altro. Perdo il filo della storia.
Applaudo il protagonista.
Clap. Clap. I miei complimenti.
L’osservo in silenzio bramandolo con cura, come piccola musa disfatta e confusa……paura che m’incanti e poi mi uccida.
Domani scriverò il mio copione….fatto di speranze, di romanticismo, di canzoni di ricordi, io che non ho paura di scontrarmi con la vita, io che domani avrò una vita da raccontargli e m’immagino i suoi occhi che m’indagano, forse un po’ perplessi, mentre gli racconterò del mio io che un po’ spaventa anche me.
E chissà, chissà se non avrà paura di amare un mio io così complesso e infantile.
E chissà, chissà se sarà capace di amare un mio io così complesso e infantile.
[Certe volte, mi accade di pensare che non sia io a manovrare i fili della mia vita ma sia lei a manovrare me]
Parti di me dissolte. Arti mancanti. Voci distorte. Tutto si consuma nel lento bruciare dellultima candela rimasta accesa sul palcoscenico. E parte di un sogno rimasto incompleto.
Idealmente mi stringo le gambe al petto in una posa innaturale, forzata. Ho voglia di stare con me, e la sera mi riesce meglio. La sera sento tutto più mio, a partire da me stessa ed a concludere con il calore delle piccole cose. Piango morti effettive e morti emozionali e sento gli occhi stancarsi.
Vorrei urlare che amo determinate persone e solo quelle, vorrei urlare che ci sono cose più importanti del protagonista, vorrei urlare che la morte mi fa schifo e non mi fa paura, la stronza. Vorrei che non ci fosse motivo di urlarlo, vorrei bastasse solo uno sguardo tra me e….. Vorrei fidarmi.
Dubitare è orrendo. Il primo dubbio implica una reazione a catena, così mentre cè chi gioca a fare lavvocato del diavolo io mi diverto ad osservare e, pur di non metter bocca questa volta, mi mordo la lingua. Voglio sapere fin dove si può arrivare. Voglio vedere dovè il fondo di quelle bugie dette "solo per non fare male", di quelle costruzioni mentali utili per non sentirsi soli. Ma non cè tregua, nè pace, nè sollievo. Sottolineando quanto generoso sia il proprio animo e caritatevole, oserei. Dichiarando dodiare la falsa modestia ed elogiando pregi che non appartengono. Sfidando la mia cattiveria nel definirsi cuore troppo buono per questo mondo e nascondendo un asso nella manica. Una coda di paglia sta già prendendo fuoco, ora….
[Ho venere tra i capelli, Saffo sulle labbra ma chi cerco è narciso. ]
Su questo palcoscenico fisserò il protagonista….diventerò la gioia e il dolore…..le risate e le lacrime……il caldo sole di luglio e la neve di gennaio…..i fiori appena sbocciati a primavera e le foglie morte in autunno…..
Cala il sipario fino al prossimo spettacolo.
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